Accadde oggi in Europa

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1° aprile 1939: ottant’anni fa terminava la Guerra civile spagnola, dove si perpetrò, per mano comunista, una efferata persecuzione anticattolica.

Il 1º luglio 1937, 43 vescovi cattolici pubblicarono la Carta collettiva dell’episcopato spagnolo, nella quale si indicava nella vittoria dei nazionalisti l’unica speranza di sopravvivenza dei diritti della Chiesa e dei valori cristiani in Spagna. Nel maggio 1938, la Santa Sede riconobbe ufficialmente il governo franchista.

La stragrande maggioranza della Chiesa cattolica salutò la vittoria di Francisco Franco come un provvidenziale intervento divino nella storia di Spagna. Nel suo radiomessaggio del 16 aprile 1939, Con immensa gioia, papa Pio XII parlò di una vera e propria vittoria “contro i nemici di Gesù Cristo”.

Già il 9 ottobre 1934, a Turòn, presso Oviedo, durante la rivolta delle Asturie, si era verificato un cruento episodio d’intolleranza religiosa, da parte degli attivisti di una “casa del popolo”, che fucilarono 19 sacerdoti, sei seminaristi e otto religiosi laici. Nel periodo immediatamente precedente la guerra, comunisti e anarchici occuparono, saccheggiarono e distrussero, spesso incendiandoli, 160 tra chiese, conventi e altri edifici religiosi.

La persecuzione vera e propria esplose all’indomani dell’ “Alzamiento” militare. Tra il 18 e il 31 luglio 1936 furono uccisi 861 sacerdoti. Nel mese di agosto ne furono uccisi altri 2.077, compresi i vescovi di Sigüenza, Lérida (Salvio Huix Miralpeix), Cuenca (Cruz Laplana y Laguna), Barbastro (Florentino Asensio Barroso), Segorbe, Jaén, Tarragona, Ciudad Real, Almería (Diego Ventaja Milán) e Guadix. Alla fine del 1936, il numero dei religiosi soppressi si avvicinò alle 6.500 unità, per poi scemare e concludersi quasi del tutto nel corso del 1937, ma, alla fine delle ostilità, una stima indica in 6.832 il numero totale degli uccisi, tra preti e suore, comprensivo di altri due vescovi (Barcellona e Teruel). Tale dato equivale al 13 per cento dei sacerdoti e al 23 per cento dei religiosi di tutta la Spagna, ma è distribuito soltanto nelle zone controllate dal governo repubblicano. Fu una vera e propria mattanza. La responsabilità della repressione va attribuita quasi per intero alle milizie di volontari reclutate dai sindacati dei lavoratori socialisti, comunisti e anarchici, che operarono con inusitata barbarie e crudeltà.

Durante il suo pontificato, papa Giovanni Paolo II approvò la canonizzazione di undici fra preti e suore, considerati martiri della guerra civile spagnola, uccisi nelle rappresaglie, nei tumulti e dai tribunali popolari, e la beatificazione di altre 460 vittime (di cui 233 nella sola udienza dell’11 marzo 2001). Il 28 ottobre 2007, per decisione di papa Benedetto XVI, sono stati beatificati altri 498 martiri (prevalentemente ecclesiastici) uccisi per la loro fede e, nel 2013, su autorizzazione di papa Francesco, altri 522, a Tarragona.

Preghiera composta e recitata da Francisco Franco in occasione del 1° aprile 1939:

Signore , accetta con grazia lo sforzo di questo popolo che è sempre stato Tuo e che con me e nel Tuo Nome ha eroicamente sconfitto il nemico della verità di questa epoca.

Signore Dio, nelle Cui Mani è tutta la giustizia e il potere, dammi il Tuo aiuto per condurre questo popolo alla piena libertà di dominio per la Tua gloria e quella della Tua Chiesa. Signore, affinché tutti gli uomini della terra possano accettare che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente.

 

 

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