Beato Rolando Rivi

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L’Occidente, l’Europa sono stati oggetto di evangelizzazione da parte di una schiera innumerevole di santi e di martiri. I martiri che nel corso dei secoli hanno irrorato la terra d’Europa sono dei semi piantati affinché le nuove generazioni possano rinsaldare la loro fede cristiana. “Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani” diceva Tertulliano. L’esempio di quanti nei secoli non si sono arresi dinnanzi alla persecuzione in ogni angolo del continente può spronare i giovani oggi a divenire loro stessi quei santi e quei martiri che anche oggi le nazioni attendono per una nuova evangelizzazione. Ricordiamo in particolare i martiri di Otranto, le persecuzioni dei cattolici perpetrate in Gran Bretagna ed Irlanda da parte degli anglicani, e nel resto d’Europa da parte di protestanti di varie denominazioni, la decapitazione di Luigi XVI con i numerosi martiri vittime della Rivoluzione Francese, per giungere a quanti hanno trovato la morte nel XX secolo a causa delle ideologie nazista e comunista, partendo dalla persecuzione contestuale alla guerra civile spagnola. Ogni settimana diamo dunque l’appuntamento per incontrare un nuovo seme, forti della Speranza che non mancheranno frutti tangibili.

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Rolando Maria Rivi nacque il 7 gennaio 1931 a San Valentino, borgo rurale del Comune di Castellarano (Reggio Emilia), in una famiglia profondamente cattolica. Brillante e vivace, di lui si diceva: «O diventerà un mascalzone o un santo! Non può percorrere una via di mezzo». Con la prima Comunione e la Cresima divenne maturo e responsabile. Rolando, ogni mattina, si alzava presto per servire la Santa Messa e ricevere la Comunione. All’inizio di ottobre del 1942, terminate le scuole elementari, entrò nel Seminario di Marola (Carpineti, Reggio Emilia). Si distinse subito per la sua profonda fede. Amante della musica, entrò a far parte della corale e suonava l’armonium e l’organo. Quando stava per terminare la seconda media, i tedeschi occuparono il Seminario e i frequentanti furono mandati alle loro dimore. Rolando continuò a sentirsi seminarista: la chiesa e la casa parrocchiale furono i suoi luoghi prediletti. Sue occupazioni quotidiane, oltre allo studio, la Santa Messa, il Tabernacolo, il Santo Rosario. I genitori, spaventati dall’odio partigiano, invitarono il figlio a togliersi la talare; tuttavia egli rispose: «Ma perché? Che male faccio a portarla? Non ho voglia di togliermela. Io studio da prete e la veste è il segno che io sono di Gesù». Questa pubblica appartenenza a Cristo gli fu fatale. Un giorno, mentre i genitori si recavano a lavorare nei campi, il martire Rolando prese i libri e si allontanò, come al solito, per studiare in un boschetto. Arrivarono i partigiani, lo sequestrarono, gli tolsero la talare e lo torturarono. Rimase tre giorni loro prigioniero, subendo offese e violenze; poi lo condannarono a morte. Lo condussero in un bosco, presso Piane di Monchio (Modena); gli fecero scavare la sua fossa, fu fatto inginocchiare sul bordo e gli spararono due colpi di rivoltella, una al cuore e una alla fronte. Poi, della sua nera e immacolata talare, ne fecero un pallone da prendere a calci. Era venerdì 13 aprile 1945. Il piccolo Rolando, per volontà di Papa Francesco, è stato beatificato il 5 ottobre 2013, con una solenne celebrazione presso il palazzetto dello sport di Modena presieduta dal Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. La sua memoria liturgica verrà celebrata fra tre giorni, il 29 maggio, questa coincidenza ci ha dato l’opportunità di iniziare proprio con lui tale riscoperta dei numerosi martiri europei. È preziosa l’occasione di cominciare questa rubrica trattando la figura la cui memoria per decenni è stata immeritatamente dimenticata e trascurata, anche e soprattutto in seno alla Chiesa. È triste constatare come il culto dei Martiri non rispetti più la gloria che ebbe nei primi secoli del Cristianesimo, bensì nel nostro tempo diventi talvolta motivo di scandalo e si attardi nel riconoscere ufficialmente con la Canonizzazione e la beatificazione questi testimoni della Fede usque ad sanguinem.

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Il Cardinale nella sua omelia ebbe a definire Rolando «forte come una quercia per onorare e difendere la sua identità di seminarista». Proseguendo poi: «Al lampo di odio dei suoi carnefici egli rispose con la mitezza dei martiri, che inermi offrono la vita perdonando e pregando per i loro persecutori. Il martirio di Rolando Rivi è una lezione di esistenza evangelica. Era troppo piccolo per avere nemici. Erano gli altri, che lo consideravano un nemico. Per lui tutti erano fratelli e sorelle. Egli non seguiva una ideologia di sangue e di morte, ma professava il Vangelo della vita e della carità. Ecco cosa aveva Rolando nel suo cuore di bambino, un amore per tutti: amare non solo i genitori e i fratelli, ma anche i nemici, fare del bene a chi lo odiava e benedire chi lo malediceva. Le ideologie umane crollano, ma il Vangelo dell’amore non tramonta mai perché è una buona notizia. E oggi il nostro piccolo Beato è una buona notizia per tutti. Di fronte alla sua bontà e alla sua gioia di vivere, siamo qui riuniti per piangere sì il suo sacrificio, ma soprattutto per celebrare la vittoria della vita sulla morte, del bene sul male, della carità sull’odio. La sua memoria è di benedizione, mentre la memoria dei suoi carnefici si è persa nelle nebbie del nulla o forse – lo speriamo – nelle lacrime del pentimento. Come tutti i bambini della sua età, Rolando era sereno, vivace, buono. Giocava a pallone con passione, imparò a servire messa, a suonare l’organo, a cantare. Davanti al tabernacolo ripeteva continuamente: “Gesù, voglio farmi prete”. Era entusiasta della sua vocazione. Del resto, il sacerdozio è una chiamata a fare del bene a tutti, senza distinzione. Quale pericolo poteva nascondere il suo ideale sacerdotale? Non c’è da meravigliarsi della fermezza della decisione del piccolo Rolando. Gli studiosi di psicologia infantile concordano sul fatto, che anche i bambini possono fare scelte decisive per la loro vita e mantenerle con fedeltà e coraggio. Nei piccoli è più che mai vivo un proprio progetto di vita in campo artistico, scientifico, professionale, sportivo e anche religioso. Alcuni fanciulli sviluppano fino al virtuosismo i loro talenti di natura e di grazia. Sono molti i bambini prodigio, che primeggiano nell’arte, nella scienza, nell’altruismo. Così, non sono pochi i santi bambini e adolescenti, come sant’Agnese, san Tarcisio, santa Maria Goretti, san Domenico Savio. Ma un brutto giorno arrivarono le iene, piene di odio e in cerca di prede da straziare e divorare. E lo spogliarono della sua veste, come fecero i carnefici con Gesù, prima di crocifiggerlo. Non erano stranieri, parlavano la stessa lingua e abitavano nella stessa terra di Rolando. Non erano piccoli delinquenti, ma giovani maturi. Avevano, però, dimenticato i comandamenti del Signore: non nominare il nome di Dio invano, non ammazzare, non dire falsa testimonianza. Anzi, erano stati imbottiti di odio e indottrinati a combattere il cristianesimo, a umiliare i preti, a uccidere i parroci, a distruggere la morale cattolica. Ma niente di tutto questo era eroico e patriottico. E le iene non si fermarono nemmeno di fronte a un adolescente, annientando la sua vita e i suoi sogni, ma soprattutto macchiando la loro umanità e il loro cosiddetto patriottismo. Erano veramente tempi duri allora per l’Europa. In quel periodo il nostro continente era avvolto nella nube nera della morte, della guerra e della persecuzione religiosa. Dopo quella spagnola degli anni ’30, arrivò la persecuzione nazista e quella comunista. Il loro lascito di morte furono i milioni di vittime nei gulag, nei lager e nelle mille prigioni delle nostre belle nazioni. Anche nelle zone comprese nelle diocesi di Modena e Reggio Emilia si era diffuso un profondo spirito di intolleranza verso la religione, la Chiesa, i sacerdoti, i fedeli. Alcuni avevano dimenticato la loro infanzia buona ed erano diventati fanatici, profondamente invasi dall’odio di classe».

È il famigerato triangolo rosso, un triangolo di morte che ha donato alla Chiesa italiana non pochi sacerdoti martiri, anche se purtroppo ancora oggi una coltre di silenzio copre quelle vicende e si tarda in molti casi ad aprire le loro cause di canonizzazione.
Il sangue di Rolando è divenuto un seme prezioso. Ricorda ancora il Cardinale Amato: «In quel momento il sangue del piccolo martire non si sparse per terra, ma fu raccolto da Dio nel calice santo del sacrificio eucaristico. Non c’era nessuna mamma a piangere la morte del suo bambino». Oggi il seme ha dato frutto e Rolando è conosciuto nel mondo, amato ed ammirato da molti seminaristi. «Egli si rivolge ai seminaristi d’Italia e del mondo, esortandoli a rimanere fedeli a Gesù, a essere fieri della loro vocazione sacerdotale e a testimoniarla senza rispetto umano, con gioia, serenità e carità».

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Riportiamo la Colletta propria della Santa Messa del Beato Rolando Rivi. Ve la offriamo in lingua latina, la lingua liturgica nella quale Rolando ha conosciuto la Santa Messa, ovviamente celebrata a quel tempo nel solo Vetus Ordo.

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Omnipotens sempiterne Deus,

qui in animo beati Rolandi

voluntatem Iesu omnino adhaerendi infudisti

usque ad puerilis sanguinis sui effusionem,

praesta nobis, eius intercessione,

Spiritus tui donis muniri,

ut, ubicumque hominum diginitas

fideique libertas conculcantur,

veritatis simus testes et amoris.

Per Dominum nostrum Jesum Christum Filium tuum.

qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus,

per omnia saecula saeculorum.

Amen.

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2 commenti su “Beato Rolando Rivi”

  1. Il qui detto papa francesco, per la cui volontà Rolando è stato beatificato, è il più cinico affossatore dell’ Europa cristiana: possiamo bene immaginare con quale serietà e logica l’ha fatto!
    Se l’ Europa è nata dalla Parola del Vangelo e dal sangue dei Santi che l’hanno testimoniata, ora è morta per la negazione di quella stessa Parola da parte di chi la dovrebbe diffondere , e per il disprezzo che quella testimonianza provoca negli stessi, quale forma di fanatismo o fondamentalismo religioso o di intolleranza cieca… Ma non è morta solo l’Europa cristiana : se ne è andata insieme anche la civiltà che l’accompagnava: e i barbari più insolenti (le “pessimae gentes” di Ezechiele,cap. 7 ) e più violenti la stanno devastando…

    Ecce cívitas Sancti facta est desérta:
    Sion desérta facta est: Jerúsalem desoláta est:
    Domus sanctificatiónis tuae et gloriae tuae,
    Ubi laudavérunt Te patres nostri.

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