Da qualche mese giungono ripetute notizie sulla espulsione di cani guida dall’interno di chiese cattoliche ( Vedi  QUI ) ed alcuni non vedenti dell’associazione APRI-onlus mi hanno interpellato affinché esprimessi un pensiero in proposito. Non nego che la cosa mi abbia procurato qualche imbarazzo in quanto, per ciò che mi riguarda personalmente, il problema non esiste: ci sono infatti mille possibilità alternative per poter assistere alla S. Messa senza il patema di dover sorvegliare continuamente il proprio accompagnatore a quattro zampe.

Ma i laicisti, come i Farisei del Vangelo, non perdono occasione per formulare domande capziose e finalizzate soprattutto a mettere in difficoltà l’interlocutore che si sa essere cattolico, e addirittura anti-modernista. So bene infatti che esiste una lunga tradizione che esclude gli animali dall’ingresso nelle chiese. Vi è addirittura ( Vedi QUI ) un modo di dire gergale «Fortunato come un cane in chiesa». Credo però che la motivazione di tale precetto intenda scoraggiare interpretazioni che tendono ad avvalorare l’esistenza di un’anima immortale negli animali. Il caso del cane guida, strumento puramente tecnico e funzionale, sarebbe ovviamente diverso. Ma non mi sentivo preparato a sufficienza per rispondere con cognizione di causa.

Più che formulare dunque una mia valutazione, assolutamente non autorevole,  ho preferito invece interpellare direttamente un teologo preparato e rigoroso come don Mauro Tranquillo Fsspx. Riporto pertanto, qui di seguito, la sua breve ma significativa risposta al quesito:

 

Carissimo Sig. Bongi,

qualsiasi prescrizione morale, che non sia di Diritto Divino o naturale, è sempre soggetta alle limitazioni della necessità. Si devono certo osservare i Comandamenti di Dio o le leggi di natura, anche a costo della vita, ma un grave incomodo scusa sempre dall’osservanza di prescrizioni umane. Non far entrare gli animali in chiesa non è nemmeno un precetto, ma semplicemente una questione di buon costume e convenienza. Perciò è logico che qualsiasi necessità, come quella del non vedente con il suo cane guida, giustifica ampiamente l’ingresso dell’animale.

 don Mauro Tranquillo 

Ovviamente la risposta del teologo ha spiazzato nettamente alcuni interlocutori in mala fede ed ha spento parecchi risolini sotto i baffi. La dedico pertanto, con tutto il cuore, specialmente a chi mi aveva consigliato: «Se proprio vuoi chiedere a un prete…, sciegline almeno uno super-bergogliano! I tuoi amici tradizionalisti ti rimprovereranno anche solo di aver osato porre la domanda!»

 

 

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