La mia medicina spirituale si chiama Domenico Giuliotti.

Quando ho bisogno di tirarmi su, devo leggere qualcosa di assolutamente autentico. E non ho trovato nulla, nelle mie letture, che abbia la forza e la portata quasi taumaturgica degli scritti di Giuliotti. Ogni riga si legge ed entra dentro, risana, come le acque che escono dal tempio di Gerusalemme nella visione di Ezechiele: dove passano tutto viene guarito.

Lo conobbi tardi, ma quando lessi L’Ora di Barabba ebbi l’impressione di essermi imbattuto nel vero Cristianesimo, nel modo unico di amare il Vangelo e di farne il centro della vita. Volli così conoscere tutto di lui: andai alla ricerca di tutti i testi (li ho trovati tutti, alcuni dopo anni di ricerca e di fatica), andai sulla sua tomba, volli vedere la casa dove visse a Greve in Chianti, mi interessai di tutto quello che egli aveva visto, toccato, vissuto. Non mi saziavo di voler conoscere questo gigante le cui parole mi risanavano, mi facevano conoscere il vero volto del Cristo, e mi meravigliavo che fosse al contempo così poco conosciuto nell’ambiente della Chiesa.

Il suo dire così apodittico, stringato, essenzialissimo, mi piaceva enormemente e mi pareva distante anni luce dai verbosi ragionamenti dei teologi, i quali in pagine e pagine girano attorno all’argomento, facendo alla fine perdere il sentiero sul quale ci si era messi iniziando a leggere. Sentiero che ritrovavo immediatamente prendendo in mano anche una sola pagina di Giuliotti. O anche una sola riga.

Un’ecclesiologia e una cristologia, nei suoi testi, che non si trova nei Seminari. Una verità folgorante che caccia via tutte le altre mezze verità incrostate da tanti pensieri bacati e seminascoste dalla gelatina del relativismo e del buonismo. «Nessuno di noi – scrive Giuliotti in L’ora di Barabba, da cui traggo tutte le citazioni che seguono – crede più, da tempo, nelle “sacre parole” progresso, libertà, umanità, fratellanza, uguaglianza, eccetera. Crediamo nel sì e nel no. In Dio e, per conseguenza, nel diavolo. Il sì è la Chiesa cattolica, apostolica, romana».

Lapalissiano, ovvio, logico. Non vi è bisogno di spiegazioni. Così è. Ecco perché Giuliotti guarisce l’anima: perché scrive la verità e te la mette dentro in modo immediato.

«Moderare la lingua contro il male è lo stesso che farsene complici. Della qual cosa ho orrore». Giusto.

E quando lessi: «Cristo non può essere compreso che dai credenti in Cristo» capii immediatamente quanto immaginavo e intuivo. Come può parlare di Gesù e di Dio chi non crede nella divinità del Cristo e non crede in Dio? Tornano alla mente certi colloqui disgraziati tra saccenti direttori di quotidiani, che, dai loro salotti e fare supponente, discettano sulle verità di fede con il sorrisino sulle labbra.

Altra verità in proposito: «Non essendo cattolico, non sei cristiano; non essendo cattolico, non capisci né senti il cristianesimo; non essendo cattolico, non sei umile. I tuoi occhi non vedono, i tuoi orecchi, otturati dal cerume dell’ignoranza religiosa, non odono».

Lessi questo e meravigliai. Chi osa dire oggi queste cose?

Ma questo è Domenico Giuliotti: «I due colori sono il bianco e il nero, e corrispondono al sì e al no. Mescolati, danno il grigio, cioè il sudicio».

A proposito dei credenti, agli inizi del secolo scorso egli scriveva: «gli attuali sedicenti cristiani provano più ripugnanza per il soprannaturale che per la rogna […] I pochi preti ancora preti vengono sbattuti qua e là da un vento di dannazione; i molti preti non più preti vestono Cristo in marsina e lo presentano, perché sia tollerato e li faccia tollerare, come un umanitario e un filantropo».

Ma questo sembra stato scritto per oggi! Oppure nel secolo scorso vi erano i prodromi di una situazione esplosa in modo incontrollato ai nostri giorni…

Vediamo una verità a riguardo del popolo. Oggi siamo in clima di democrazia, che è una sorta di divinità. Giuliotti non era democratico, ma a parte questo egli afferma: «Il popolo non ha bisogno di libertà politica, ma di giustizia. Niente libertà, dei quali i popoli non sanno né hanno mai saputo di che farsene, che non hanno mai chiesto né desiderato; ma giustizia, chiara, aperta, inflessibile, e Amore».

A legger queste cose par di sognare. I giornali, il mondo, le scuole pubbliche, la società, dicono tutt’altro. E infatti ce n’è pure per loro: «Il giornale. È la peste, il recipiente della peste. Il giornale è la misteriosa divinità degli analfabeti che oltraggiano Gesù Cristo. Dicono: “l’ha detto il giornale”, e adorano».

È vero, e lo sentiamo: il popolo non ha bisogno di libertà, ma di giustizia.

Ma come deve essere allora il cristiano? Per Domenico Giuliotti non vi sono dubbi: deve essere un uomo di Chiesa (della vera Chiesa, l’unica che ci sia), uno che fa di Gesù il suo centro e lo segue senza vergogna o timore. «Qualità indispensabile per i nuovi apostoli, per essere seguiti dalla moltitudine: povertà, fermezza, semplicità, sacrificio». Infatti, «se Cristo è Dio, la sua parola ricevuta, conservata e propagata dalla Chiesa, è verità. Ma la vita, la morte, la resurrezione e l’ascensione di Cristo, mi dicono che è Dio. Dunque, non discussioni, ma obbedienza».

La conclusione non può essere che una: «Tutta la nobiltà dell’uomo consiste, da venti secoli, nell’acquistare la libertà col farsi schiavi di Cristo».

Ecco, in fondo, quello di cui l’uomo ha terrore: farsi schiavo di Cristo, non avere più una propria volontà, dover dipendere. Ciò viene dalla mancanza di fede, perché chi si è dato totalmente al Signore non solo non ha perso la propria libertà, ma l’ha vissuta veramente. Chiedete ai santi.

L’uomo ha timore di donarsi ad un Altro e allora finisce necessariamente col combatterlo, perché non si possono servire due padroni: o adoro Dio o adoro me stesso, e se vivo per me stesso, potrò anche parlare di Dio e della Chiesa, ma dall’esterno, sbagliando continuamente, avendo la mente annebbiata dall’ignoranza o addirittura dall’odio.

Ci sono infatti due città, dice sant’Agostino: la città di Dio e la città dell’uomo. E sono l’una contro l’altra armata.

Alla fin fine, ho trovato il Cattolicesimo, la Chiesa e Gesù nelle pagine di Giuliotti enormemente di più che in tanti altri testi, encicliche, documenti, discorsi, libri. Ecco perché lo prendo fuori spesso. E la sua lettura mi guarisce.

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1 commento su “Domenico Giuliotti: un grande scrittore da riscoprire”

  1. “Come può parlare di Gesù e di Dio chi non crede nella divinità del Cristo e non crede in Dio?”

    E se avesse saputo, immaginato, che sul ‘trono di Pietro’, a ‘capo’ della chiesa cattolica, sarebbero saliti papa che che le verità cattoliche relegavano al ruolo di miti e leggende?

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