Due incontri culturali, a Torino e a Lanzo, dedicati a San Pier Giorgio Frassati

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In una civiltà in cui i giovani non hanno più, nella maggior parte dei casi, maestri e modelli di vita sana, san Pier Giorgio Frassati costituisce un perfetto esempio di ciò che significa vivere cristianamente, sapendo cogliere la volontà di Dio nelle prove. Venerdì 10 e sabato 11 aprile si sono tenuti due importanti incontri dedicati a san Pier Giorgio, il primo a Torino, nel Teatro della parrocchia dove ha ricevuto tutti i sacramenti e dove si celebrarono le sue trionfali esequie, alla presenza di una folla immensa di persone, giunte per ringraziare, onorare e pregare colui che li aveva aiutati e assistiti per amore di Cristo, con una formidabile e umile carità; il secondo a Lanzo Torinese, territorio da lui spesso praticato per le sue ardite scalate alpine.

Don Francesco Santamaria (nella foto), parroco della Beata Vergine delle Grazie, ha accolto cordialmente i partecipanti alla conferenza, sottolineando che, in occasione della ricorrenza del compleanno del giovane torinese, caduto il 6 di aprile, nella chiesa che regge è stato esposto, proprio in questi giorni, il bellissimo reliquiario[1] progettato e realizzato da suor Maria Agar Loche, membro della congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro, per la canonizzazione di Pier Giorgio, celebrata il 7 settembre  scorso da papa Leone XIV in piazza San Pietro, durante l’anno del Giubileo e del centenario del dies natalis del santo.

 

Reliquiario di San Pier Giorgio, collocato in questi giorni e temporaneamente nella parrocchia della Beata Vergine delle Grazie di Torino. Foto di Daniele Bolognini

 

Spiegazione dettagliata del reliquiario. Fonte: Acistampa, 15 gennaio 2026

 

Cristina Siccardi, autrice della biografia Pier Giorgio Frassati – Parsifal e alpinista di Cristo (Edizioni San Paolo), insieme alla professoressa Franca Giusti (nella foto, a destra), organizzatrice e coordinatrice della serata, hanno presentato il libro, opera che ritrae a tutto tondo la complessa figura di Pier Giorgio, evidenziando le sfaccettature poliedriche della sua personalità e, allo stesso tempo, contestualizzando storicamente la sua vita in una Torino a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento, industrializzata, fiera di un antico patrimonio sabaudo e protesa a nuovi e brillanti sviluppi, sotto le luci smaglianti della belle époque. Torino aveva da pochi decenni perso la bandiera di capitale, tuttavia si era abilmente ripresa da questo choc divenendo capitale della moda, del cinema, dello sport, dell’automobile. Nella città brulicava un duro mondo politico dove la fede cattolica perdeva sempre più il suo fulgore a scapito di una violenta lotta anticlericale fomentata dalle idee sia liberal-massoniche, sia marxiste che socialiste.

Gli anni di Pier Giorgio Frassati coincidono con la prima guerra mondiale e con l’avvento del fascismo e la famiglia Frassati, liberale e assai lontana dallo spirito cattolico e dalla Chiesa ha visto crescere un’autodidatta della fede: Pier Giorgio, che con coraggio, determinazione e fierezza è diventato cattolico di sua autonoma scelta, sostenuto, giorno dopo giorno, dalla Grazia divina. Osteggiato e umiliato in famiglia per la sua vita cattolica, ben lontano dalle sirene del mondo, dall’ambizione, dal potere, dalle ricchezze, come invece inseguivano il padre Alfredo e la madre Adelaide Ametis, egli ha scelto la scalata verso la Luce eterna.

Dall’incontro di Cristina Siccardi con Franca Giusti è emerso molto bene come Pier Giorgio, al quale non ha mai assunto alcuna etichetta, abbia identificato liberamente la sua esistenza con l’essere cattolico di fronte al mondo: testimone pubblico e indefesso del suo credo; «cattolico senza vergogna, anzi con orgoglio, sebbene subendo mille contrasti, soprattutto là dove uno meno se lo aspetterebbe… in casa propria» (p. 7).

Approfondì la fede attraverso i rapporti che ebbe con i Gesuiti, i Salesiani, i Domenicani (divenendo lui stesso terziario domenicano), la Fuci, l’Azione Cattolica, legandosi inscindibilmente alla Chiesa cattolica, quella universale.

Suo padre, il senatore Frassati, fondatore e direttore de «La Stampa», nonché ambasciatore a Berlino, avrebbe voluto inserirlo, se non come redattore, almeno nell’amministrazione del celebre quotidiano allineato con il governo di Giovanni Giolitti, di cui era fidente amico, rendendolo erede della sua creatura imprenditoriale e benché Pier Giorgio avesse altre aspirazioni, riposte nella sua prossima laurea in ingegneria mineraria per poter un giorno lavorare con la categoria lavorativa più umile, quella dei minatori, poco prima di morire disse di sì, segno, nonostante in casa fosse incompreso, del suo grande amore per il padre, amore che era equamente condiviso con la  madre, pittrice dal temperamento tutt’altro che materno.

Il rapporto lacerante che padre e figlio vissero, si risolse subito dopo la falce che spezzò la giovane vita di Pier Giorgio, goliardico ed energico Parsifal – così definito dall’autrice perché figura cristiana, che rimanda al mitico personaggio del ciclo arturiano[2] – per assurgere ad una straordinaria quanto commovente conversione del senatore Alfredo Frassati, primo miracolo del santo e i cui effetti sacramentali sono riscontrabili sia nel carteggio inedito con monsignor Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI) che nello struggente testamento che verrà aperto nel 1961, anno della sua morte.

Molti spunti e riflessioni sono stati offerti durante l’incontro, terminato con una carrellata di fotografie proiettate sullo schermo del teatro, fotografie inedite realizzate da Elena Manetti per l’inserto iconografico del volume.

«Pier Giorgio Frassati nel cuore delle Valli di Lanzo» è stato invece il tema del convegno, organizzato dalla Società Storica delle Valli di Lanzo, che si è tenuto nel comune che si trova all’imbocco delle Valli di Viù, di Ala, Grande e che prendono collettivamente il nome di Valli di Lanzo, parte dell’Unione dei comuni montani delle Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone, con sede a Ceres, luoghi profondamente amati dall’alpinista Pier Giorgio Frassati, grande atleta nello spirito come nello sport. Oltre al canottaggio e all’equitazione, praticava l’alpinismo questo impavido, aitante e bel giovane, che all’approssimarsi della sua tragica, ma gloriosa fine, disse essere il dì della morte «il giorno più bello della mia vita».

l’alpinismo era lo sport a lui prediletto perché lassù, durante inerpicate e ascensioni complicate e faticose egli respirava l’Infinito, l’Assoluto.

Il convegno, organizzato dalla Società Storica delle Valli di Lanzo e dal Centro Culturale Pier Giorgio Frassati di Torino in collaborazione con la Città di Lanzo Torinese, ChaTo ETS e l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte,  si è svolto nel padiglione LanzoIncontra di piazza generale Ottavio Rolle e ha seguito il presente ordine dei lavori: saluti di Fabrizio Vottero Bernardina, sindaco della Città di Lanzo Torinese (nella foto, a sinistra sul palco, mentre, a destra, il dottor Adriano Olivetti); Michele Vietti, presidente della Società Storica delle Valli di Lanzo, il quale ha tenuto un discorso di alto livello a riguardo del valore che ebbero le montagne per san Pier Giorgio: palestra per il fisico e palestra per lo spirito. Nella sua ultima scalata – ne realizzò in tutto quarantaquattro, di cui trentanove negli ultimi quattro anni di vita – alle Lunelle di Lanzo, datata 7 giugno 1925, Pier Giorgio scrisse sulla straordinaria fotografia, divenuta iconica, che lo ritrae arrampicato a una roccia nell’intento di conquistare la cima e con lo sguardo rivolto in su: «Verso l’alto».

Gli interventi del convegno sono proseguiti con Marco Cesare Giorgio, presidente del Centro Culturale Pier Giorgio Frassati; don Primo Soldi (nella foto, affiancato da due giovani), canonico onorario della Colleggiata Santa Maria della Scala e Testona, già parroco della chiesa di Santa Giulia a Torino dal 1997 al 2014 e successivamente della parrocchia del Beato Pier Giorgio Frassati dal 2014 al 2018; attualmente collaboratore della parrocchia San Pellegrino Laziosi di Torino. Don Soldi si è soffermato sul quadro storico del tempo del santo, proiettando l’attenzione sul ruolo sociale e politico di Pier Giorgio, sottolineando che egli non fu mai contaminato dalle ideologie.

È stata poi la volta di Ezio Sesia e di Giannetto Massazza, entrambi esperti di alpinismo e membri della Società Storica delle Valli di Lanzo, i quali hanno esposto, con dovizia di particolari specialistici, testimonianze inedite sulle ascese in montagna, con indumenti ed equipaggiamenti ben diversi da oggi, e realizzate dal nonno di Massazza in compagnia di Pier Giorgio Frassati ed altri. A corredare le relazioni anche la proiezione di piantine e di fotografie inedite, scattate a quel tempo con una macchina portatile e richiudibile per poter stare dentro lo zaino e che ritraggono gli attori di quelle storiche scalate.

 

Da sinistra: Giannetto Massazza, Ezio Sesia, Franca Giusti. Al centro della diapositiva inedita di proprietà della famiglia Massazza, si può riconoscere Pier Giorgio Frassati con gli occhiali da sole 

 

Infine, sono intervenute Cristina Siccardi e Franca Giusti (nella foto a sinistra), la quale ha sollecitato l’autrice della ricca biografia su Frassati a tratteggiare alcuni punti precisi sulla vita familiare e spirituale del protagonista del convegno.

Fra le giornate di venerdì e di sabato si è potuto entrare, ognuno con le proprie competenze, nella breve, ma intensissima esistenza di un ragazzo che ha cercato e trovato la Verità nelle vie della Chiesa, nel Vangelo, nella teologia di san Paolo, di san Tommaso d’Aquino e sant’Agostino, giungendo alla consapevolezza che solo Cristo Salvatore è la Via, la Verità, la Vita, tanto da giungere ad affermare:

«… ogni giorno di più comprendo qual Grazia sia esser cattolici… vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità non è vivere ma è vivacchiare. Noi non dobbiamo mai vivacchiare ma vivere perché anche attraverso ogni disillusione dobbiamo ricordarci che siamo gli unici che possediamo la Verità…»[3].

Chiudiamo con l’illuminante e oggettiva testimonianza, ricordata da Siccardi al teatro parrocchiale della Crocetta, del lombardo Filippo Turati, fra i primi e più importanti uomini di punta del socialismo italiano, ben distante dalla Chiesa e dal credo cattolico:

«Era veramente un uomo, quel Pier Giorgio Frassati che la morte a 24 anni ghermì. Ciò che si legge di lui è così nuovo e insolito che riempie di riverente stupore anche chi non divide la sua fede. Giovane ricco, aveva scelto per sé il lavoro e la bontà. Credente in Dio, confessava la sua fede con aperta manifestazione di culto, concependola come una milizia, come una divisa che si indossa in faccia al mondo, senza mutarla con l’abito consueto per comodità, per opportunismo, per rispetto umano. Convintamente cattolico e socio della gioventù cattolica universitaria della sua città, disfidava i facili scherni degli scettici, dei volgari, dei mediocri, partecipando alle cerimonie religiose, facendo corteo al baldacchino dell’Arcivescovo in circostanze solenni. Quando tutto ciò è manifestazione tranquilla e fiera del proprio convincimento e non esibizione ostentata per altri scopi, è bello e onorevole. (…) Tra l’odio, la superbia e lo spirito di dominio e di preda, questo “cristiano” che crede, e opera come crede, e parla come sente, e fa come parla, questo “intransigente” della sua religione, è pure un modello che può insegnare qualcosa a tutti».

 

[1] Il reliquiario custodisce un frammento di indumento appartenuto a san Pier Giorgio Frassati.

[2] Membro dei Cavalieri della Tavola Rotonda, fu colui che venne ritenuto degno di essere ammesso alla vista del Santo Graal perché il suo cuore era puro.

[3] Lettera di Pier Giorgio Frassati all’amico Isidoro Bonini, 27 febbraio 1925.

 

 

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