In Europa nascono la filosofia ed il diritto come scienza. Si può, quindi, affermare che il nostro Continente abbia generato il concetto stesso di dottrina politica; l’azione politica, che nel resto del mondo (con la parziale eccezione della Cina, della quale ci occuperemo abbastanza diffusamente proprio come contraltare della nostra civiltà) è unicamente prassi, in Europa diviene dottrina, teoria e, per quanto possono esserlo le scienze umane, scienza.

È in Europa che nasce e si afferma la concezione teoretica della vita e dell’azione come puro atto realizzativo del pensiero, ma è anche qui che si afferma la teoria del prassismo, se mi si perdona l’ossimoro.

È in Europa e, più precisamente, a Roma che nasce il diritto come scienza, come conoscenza superiore di cui le leggi sono, al tempo stesso, disvelamento ed applicazione alla concreta fattispecie storico-politica del momento; è, però, sempre ed ancora in Europa che si affermano il positivismo giuridico e la teorizzazione del diritto come puro atto di volontà.

È in questo Continente, geograficamente così indistinto da poter essere definito come «propaggine occidentale dell’Asia», ma culturalmente ed idealmente determinante per le sorti del pensiero mondiale, che nasce e si sviluppa l’idea e la realizzazione dello Stato cristiano, fino alla perfetta identificazione della vita politica con la Res Publica Christiana; ma è sempre in Europa che nasce e si afferma il concetto di laicità dello Stato e di riduzione di ogni espressione religiosa dell’uomo alla sfera privata, senza la benché minima rilevanza sugli aspetti collettivi della vita associata, con la sistematica ed assoluta prevalenza del volere politico sulla ragione religiosa.

È sempre in Europa che è nato e si è sviluppato il concetto moderno di nazione e la conseguente dottrina del nazionalismo, ma anche in Europa che sono nati e sono cresciuti i modelli internazionalisti.

Per tutte queste ragioni e per molte altre, che nella disamina che faremo, a partire dai prossimi articoli, potremmo compiutamente analizzare, riteniamo indispensabile affrontare, da un punto di vista teorico, le varie dottrine politiche o, almeno, le principali, che si sono affrontate nel nostro Continente, per poter comprendere quello che oggi si svolge sotto i nostri occhi ed intuire quello che, sempre sul piano politico, ci riserva l’avvenire. Questo obiettivo è imprescindibile per una rivista, come la nostra, che si prefigge di illustrare la grandiosità dell’Europa cristiana e, allo stesso tempo, di mettere in luce i limiti e le criticità che le impediscono di tornare ad essere il faro della civiltà mondiale, come è stata per molti secoli.

Poiché sono le idee a generare i fatti e non questi, nella loro materialità, a generare le idee, per comprendere quanto stiamo vivendo, anche da un punto di vista squisitamente politico, occorre comprendere i principi e le dottrine che stanno alla base dell’agire dei vari attori che si confrontano sullo scacchiere politico e geopolitico, ai vari livelli e nelle varie realtà particolari. Anche i politici apparentemente più improvvisati e meno strutturati dal punto di vista della dottrina e delle finalità a medio-lungo termine si muovono favorendo l’affermazione di alcuni principi e l’emarginazione di altri, con la conseguente progressiva affermazione di determinate visioni della vita associata a scapito di altre.

Per assolvere a questo compito partirà una rubrica dedicata a questo scopo.

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