I Balbo: uno dei più illustri Casati d’Europa

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Secondo una tradizione familiare, se anche leggendaria forse non priva di qualche concreto fondamento, il 24 maggio 1176 caddero nella battaglia di Legnano cinquanta uomini di casa Balbo. Essi avrebbero combattuto contro il Barbarossa per vendicare la città di Chieri, loro patria, che ventuno anni prima era stata arsa per ordine dell’imperatore[1].

I Balbo, numerosi e ramificati sin dal Medioevo, appartenevano alla nobilità d’Albergo (de Hospitio) della repubblica di Chieri, un tempo annoverata tra le più floride e potenti del Nord Italia, nell’ambito della quale sin dal XII secolo detenevano un ruolo preminente. Essi formavano una delle importanti casate passate alla storia come “le cinque B. di Chieri”, vale a dire, oltre ai Balbo, i Balbiano, i Benso, i Bertone e i Broglia, cui talora si aggiungono i Buschetti.

Tralasciando la poco credibile leggenda che vorrebbe i chieresi discendenti da un’omonima famiglia patrizia romana giunta in Piemonte nel VI secolo, si può affermare che le più antiche memorie del cognome rimontano all’XI secolo. Appare molto probabile che i Balbo discendano dai visconti di Torino, che possedevano parte di Chieri. La famiglia si divise in numerose linee che, per distinguersi tra loro, assunsero – come di consueto accadeva – cognomi diversi come Del Bo, Lanfranchi, Rotondi, Palastro ( = Palatro), Del Teit, Balais, Baudoni, Bauzani, Bonelli, Bovetti, Cacciani, Cochitta, Domicelli, Maucio ( = Mauzio), Mangiapane, Palatini, Poluti, Paschino (=Pasquino), Pavarolo, Piscato, Porro, Rabellatore, Roscio, Scoto, Segnorino, Serottino, Tisma e altri ancora. Mentre di tutte queste diramazioni minori si persero rapidamente le tracce, i rami principali incisero profondamente non solo nella storia piemontese, ma anche d’Europa, al punto che non sarebbe azzardato affermare che anche i Balbo possono essere annoverati tra i più illustri casati del continente. Al di fuori degli stati dei Savoia essi furono particolarmente influenti nei regni di Francia e di Spagna. In Francia esistettero due linee: quella dei Balbo di Vernone (presero il nome di Balby de Vernon) che tuttora conta parecchi rappresentanti e quella, di gran lunga più nota importante (oggi estinta in Francia ma non in patria), dei Balbo Bertone,  i quali, abbandonata nel XV secolo la repubblica chierese, passata definitivamente sotto la dominazione sabauda, come anche Cesare ricorda nelle proprie memorie richiamate in nota, si stabilirono dapprima in Avignone. Nel regno di Francia furono duchi di Crillon e di Bouffiers. I Crillon espressero soprattutto grandi uomini di guerra. Louis (1543-1615) – per antonomasia le brave Crillon – fu forse il più celebre condottiero del Cinquecento francese. Louis-Antoine-François (1775-1832) fu viceré di Navarra, Gerard Louis (1782- 1870) maresciallo di Francia.

Dai Crillon ebbero origine i duchi di Mahon con una breve discendenza e un significativo ruolo in Spagna.

In Piemonte la famiglia possedette molti feudi. I Balbo de Isto (o Istorio, detti poi di Vinadio, dal feudo ereditato dal ministro Giambattista Bogino) furono signori, oltre che di Chieri, di Revigliasco, Celle, Bonavalle, Mondonio e conti di Vinadio e Migliandolo.

Le diverse diramazioni dei Balbo Bertone e Balbo Simeone ebbero giurisdizione su Santena, Pessione, Pavarolo, Revigliasco, Montaldo, Sambuy, Rivera, Cavoretto, Mombello e, inoltre, diritti sul marchesato di Mombasiglio e sulla baronia di Gignod (per eredità dai Pallavicino delle Frabose e dai Sandri Trotti), sui marchesati di Breme (per eredità dagli Arborio Gattinara) e di Lesegno (per eredità del ramo dei Del Carretto che ne era feudatario). Una diramazione stabilitasi in Avigliana nella seconda metà del XV secolo (cui appartennero, tra molti altri degni di memoria, Giovanni Francesco, professore nell’Università di Torino nella prima metà del Cinquecento e Niccolò, anch’egli professore a Torino e uno dei più influenti uomini di Stato del Piemonte nei primi decenni del XVI secolo) possedette i feudi di Altessano, Ayas, Bonavalle, Bardassano, Ceva, Cervere, Castelnuovo, Cavallerleone, Carpenea, Casalborgone, Castelgentile [Solbrito], Castelletto Cervo, Cocconato, Des Ferres, Montosolo, Montezemolo, Moncucco, Montabone, Quart, Scalenghe, San Salvatore, Trana, Valfenera e Vernone.

In Torino i Balbo ebbero probabilmente abitazioni “da sempre” o, quanto meno, sin da quando la città assunse un ruolo egemone a livello degli Stati sabaudi. Nella vita cittadina essi sono però inizialmente presenti in modo superficiale e solo in quanto ufficiali dell’amministrazione sabauda o gentiluomini di corte.

Soltanto a partire dal Settecento 1e vicende di alcuni rami si legano più intimamente con Torino.

Il vincolo si rinsalda ancor più dall’Ottocento, attraverso l’impegno diretto nell’amministrazione locale

dei rappresentanti di tre generazioni consecutive (alcuni dei quali furono, tra l’altro, personaggi di prima grandezza nella storia d’Italia).

Dei Balbo di Vinadio, Prospero (1762-1837) fu decurione (consigliere comunale) di Torino dal 1782 al 1837 e sindaco nel 1789. Il suo nome ricorre tuttavia nella storia cittadina anche – e soprattutto – per essere stato rettore dell’Università, presidente della Reale Accademia delle Scienze e della Deputazione di Storia patria e inoltre per essere stato uno dei fondatori di molte istituzioni culturali quali la “Patria Società Letteraria” e l’Accademia dei Crescenti, nonché insigne studioso e promotore di studi. Pur ricoprendo cariche di notevole responsabilità e impegno nell’amministrazione statale (fu ad esempio ministro dell’Interno, ministro dell’Istruzione, consigliere di Stato e viceré di Sardegna), ebbe costantemente a cuore l’amministrazione di Torino che riuscì, compatibilmente con la propria presenza in città, a non trascurare durante tutto il suo lunghissimo mandato di consigliere. Il figlio di Prospero, Cesare (1789-1853), uomo politico, storico e letterato tra i maggiori dell’Ottocento italiano, fu consigliere dal 1848 fino alla morte. Pochi anni dopo, nel 1860, prendeva il suo posto, per così dire, in consiglio comunale un suo figlio, Prospero, che vi restò sino al 1864. Paolo Balbo di Vinadio divenne consigliere nel 1878. Un altro Cesare (nato nel 1850), che portava il nome del suo illustre avo, ricoprì l’incarico di consigliere comunale  dal 1893 al 1908 e fu anche consigliere provinciale.

Dei Balbo Bertone di Sambuy, Ernesto (senatore, presidente del1’Accademia Albertina), considerato l’artefice del risanamento del centro storico, della sistemazione delle vie IV Marzo, Pietro Micca e XX Settembre e di molte iniziative preziose per il futuro di Torino, fu consigliere dal 1867 al 1908 e sindaco dal 1883 al 1886. Luigi, ammiraglio, fu podestà dal 1926 al 1928. Antonio Manno, ne Il Patriziato subalpino, lo definisce «cultore di studi filosofici, propugnatore di opere cattoliche […] cameriere segreto» del Pontefice.

Torino ricorda la famiglia anche attraverso alcuni suoi luoghi. L’aiuola Balbo (il piccolo giardino sopraelevato compreso tra le vie Accademia Albertina, dei Mille, San Massimo e Cavour) è così chiamata perché tra i monumenti che ospita ve n’è uno dedicato a Cesare Balbo (al quale è intitolata pure una via della città). Il giardino Sambuy (piazza Carlo Felice) trae invece il suo nome da Ernesto Balbo Bertone, cui si è accennato. Palazzo Balbo sorge, imponente, in via Bogino 8. In parecchie chiese torinesi si sono conservate lapidi dedicate a membri della famiglia.

Nei Balbo, non furono rari gli uomini di Chiesa appartenenti al clero secolare e regolare e numerose furono le monache; tuttavia, fu sempre speciale connotato della casata la vocazione militare. Ognuno dei ministri, o amministratori o letterati sin qui citati fu, si può dire, protagonista delle guerre del proprio tempo. Un esempio: alle battaglie risorgimentali parteciparono undici rappresentanti del casato. Qualcuno di loro perse la vita sul campo, altri furono feriti. Tutti ebbero una o più decorazioni al valor militare.

 

 

 

[1] Cesare Balbo ne scrive in questi termini «La mia famiglia fu patrizia della piccola repubblica di Chieri presso a Torino. E lasciando i sogni genealogici, noterò due belle glorie nostre, perché confesso che mi servirono parecchie volte d’incitamento, e desidero così servano a’ miei figliuoli. La prima, per vero dire, è solamente tradizionale: dicono che i Balbi, cacciati di lor città data al fuoco da Federigo Barbarossa, combattessero poi da fuorusciti coi collegati di Lombardia per l’indipendenza d’Italia; e che , nuovi Fabii, cinquanta di essi rimanessero sul campo di battaglia e di vittoria a Legnano. La seconda gloria nostra è più provata. Quando nel secolo XIV la città di Chieri s’assoggettò a’ principi di Savoia, un ramo di Balbi Bertoni (ramo esso de’ Balbi ) non si volle assoggettare, ed esulò ad Avignone in Francia, dove prese il nome di Crillon; e da questo ramo uscì quello che fu detto il Brave Crillon, l’amico di Arrigo IV di Francia , il successore di Bajardo, uno degli ultimi esempi di quella semplicità con prodezza che fu virtù talor reale, più sovente attribuita alla cavalleria del medio evo» (Si veda Ercole Ricotti, Della vita e degli scritti del Conte Cesare Balbo. Rimembranze […], con documenti Inediti, Appendice prima, Autobiografia di Cesare Balbo, scritta nell’aprile 1844, pp. 331-279 e in partic. 332, Firenze, Felice Le Monnier, 1856).

 

 

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