I Cappuccini martirizzati dalla Rivoluzione Francese

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A tutti è stata elargita un’identica nobiltà, quando Dio si è degnato di farsi chiamare da tutti, ugualmente, “Padre”. Così si esprimeva il grande Dottore della Chiesa san Giovanni Crisostomo. La Rivoluzione Francese ha invece manifestato avversione verso il concetto di “nobiltà”. Furono dunque trucidati in odio alla fede cattolica, in primis, il Re Luigi XVI, con quattro suoi famigliari, ma anche vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, laici e laiche di ogni età. Non sono questi avvenimenti relegati tra le nebbie del tempo, ma ancora sotto il pontificato di Benedetto XVI hanno raggiunto la beatificazione Marguerite Rutan, Figlia della Carità, e Pierre-Adrien Toulorge, premostratense, mentre con Papa Francesco il lasalliano Salomone Leclerque è stato il primo martire di tale persecuzione ad essere canonizzato e per Madame Elisabeth, sorella di Luigi XVI, si è appena avviata la procedura per poterla innalzare alla gloria degli altari. Anche dei religiosi cappuccini hanno testimoniato col sangue la loro fede.

Jean-Jacques Morel nacque il 12 giugno 1739 nel villaggio di Préz-vers-Noréaz, nei pressi di Friburgo in Svizzera. Dal 1747 al 1750 fu affidato alle cure del curato del paese, suo zio Francesco Giuseppe Morel, e nel 1755 entrò nel collegio San Michele dei gesuiti a Friburgo per perfezionare la sua formazione. Il 28 luglio 1762 sostenne brillantemente una disputa filosofica pubblica ed il 26 settembre, dello stesso anno, vestì l’abito cappuccino nel convento di Zug, assumendo il nome di Apollinare da Posat, nome d’origine del padre. Il 26 settembre 1763 emise la professione religiosa e il 22 settembre 1764 ricevette l’ordinazione presbiterale a Bulle. Dal 1769 al 1774 Padre Apollinare fu impegnato ad aiutare il clero di varie parrocchie presso Sion, Porrentruy, Bulle e Romont. Alla fine dell’agosto 1774 divenne insegnante e direttore degli studenti di teologia a Friburgo e nel 1780 vicario nel convento di Sion. Il 20 agosto 1781 fu trasferito sempre quale vicario nel convento di Bulle e nel 1785 a Stans, direttore della scuola annessa al convento. Il 16 aprile 1788 lasciò Stans ed andò a Lucerna, e nell’autunno del 1788 fu confessore dei tedeschi nel convento di Marais in Francia. In questo paese fu sorpreso dalla Rivoluzione Francese, nemica del Cristianesimo, ed alla soppressione degli ordini religiosi, ai primi di marzo del 1790, fu inviato come vicario nella parrocchia di San Sulpizio. Dal 1° aprile 1791 poi si diede al ministero clandestino. Il 14 agosto 1792, celebrata la messa, si costituì ai commissari di Lussemburgo. Il 2 settembre seguente anche Padre Apollinare rimase vittima del massacro perpetrato dai rivoluzionari in odio alla fede nel convento carmelitano di Parigi.

Lasciò scritto a coloro che piangevano la sua tragica fine: «Perché affliggervi tanto per me? Non sapete che io debbo essere nelle cose che riguardano il mio ministero? A chi appartiene il regno di Dio? A coloro che soffrono persecuzioni per la giustizia. Non è forse soffrendo tormenti ben più atroci, che il Cristo è entrato nella sua gloria? Il servo sarà più grande del suo padrone? Invocherò il Signore nella lode e sarò liberato dai miei nemici». Papa Pio XI il 17 ottobre 1926 beatificò Apollinare da Posat insieme ad altre 190 vittime della medesima persecuzione, 94 delle quali morte proprio con lui nel convento carmelitano.

In tale contesto si colloca anche la vicenda di altri cinque religiosi dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, Padre Benoit de Beaucaire e compagni, la cui causa di beatificazione pare purtroppo essersi momentaneamente arenata dopo che il 10 luglio 1919, in diocesi di Nîmes, aveva avuto inizio il processo informativo super fama martyrii circa questi Servi di Dio.

Padre Benoit (al secolo Michel Christofle de Pascol) era nato a Beaucaire, cittadina nel dipartimento del Gard, l’anno 1730. Era il 14 giugno 1790 quando nel convento di Nîmes insorsero gli ugonotti calvinisti, che lo trovarono intento a celebrare la Messa in una cappella della chiesa. «Amico mio – esclamò a sangue freddo il frate dinnanzi al boia – datemi il tempo di concludere la mia preghiera e dopo mi ucciderete, se questo è il vostro progetto». Gli furono allora accordati cinque minuti, quanto bastò al religioso per consumare le sacre specie onde scongiurarne la profanazione da parte dei protestanti. Allo scadere del tempo un colpo di fucile gli conficcò una baionetta nel corpo e subito rese l’anima a Dio. Nei locali del convento gli scellerati visitatori trovarono anche i suoi confratelli: Padre Simeon, sacerdote, nato a Sanilhac in diocesi d’Uzès verso il 1750; Fra Célestin (al secolo Louis Clat), nato a Nîmes nel 1766 e novizio, dunque appena ventiquattrenne, che aveva ricevuto solamente l’Ordine del suddiaconato; Fra Fidele, il più anziano della comunità, nato ad Annecy in Savoia nel 1705, ormai sordo, cieco e paralitico, perciò impossibilitato a fuggire. Senza scrupoli e con crudeltà li uccisero tutti, insieme anche a Padre Seraphim Reboul, un altro sacerdote cappuccino originario di Nîmes, religioso nel convento di Pont Saint Esprit, che era rientrato nella città natale in visita alla sua famiglia.

Resta ancora oggi per noi l’insegnamento lasciatoci dal Servo di Dio Benedetto da Beaucaire in particolare, con i suoi confratelli, che aveva ben chiaro quel senso del sacro oggi spesso smarrito sotto il negativo influsso di una mentalità secolarista. Dio Padre, come Papa Benedetto XVI ha ricordato nell’omelia per la solennità del Corpus Domini il 7 giugno 2007, «ha mandato il suo Figlio nel mondo non per abolire, ma per dare il compimento anche al sacro». In tale ottica questo prete cappuccino risolutamente non ha voluto sottrarre tempo alla preghiera, neppure guardando in faccia i suoi uccisori, e si è ostinato nel difendere l’Eucaristia coma già fece a Roma il giovanissimo San Tarcisio e tanti altri martiri in Inghilterra sotto la persecuzione anglicana. Ancora oggi a Nîmes, nella chiesa delle Sante Perpetua e Felicita, sorta sulle rovine del monastero cappuccino, e precisamente nella cappella dedicata alle anime del Purgatorio, riposano i resti dei cinque frati cappuccini. Qui ci si può raccogliere con devozione e recitare la preghiera a suo tempo composta «affinché piaccia a Dio accelerare l’ora della glorificazione dei Suoi servi»:

O Dieu tout puissant qui, dans le gouvernement du monde, atteignez vos fins avec force et suavité, nous Vous demandons, pour la glorification de Votre Nom, que Vos serviteurs Benoît et ses compagnons, de l’Ordre des Frères Mineurs Capucins, massacrés par les ennemis de la religion catholique, soient, après mûr examen, jugés dignes des honneurs réservés aux véritables martyrs morts pour la défense de la Foi. Nous Vous le demandons par Notre-Seigneur Jésus-Christ, qui vit et règne avec Vous en l’unité du Saint-Esprit, dans les siècles des siècles. Ainsi soit-il.

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