Il Centro Studi Piemontesi di Torino amplia i suoi spazi d’azione

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Quando realtà come il Centro Studi Piemontesi – Ca dë Studi Piemontèis di Torino, associazione senza fini di lucro, amplia il proprio spazio d’azione significa che, oltre ad aver raggiunto traguardi considerevoli, esistono molti soci interessati a dare ancora più vitalità ed energia al valore culturale identitario, offrendo a studiosi, ricercatori e appassionati, a livello internazionale, il patrimonio scientifico del proprio territorio. Così, a distanza di 57 anni, quando nel 1969 il Centro[1] venne fondato da Renzo Gandolfo (1900 -1987), in Via Ottavio Revel 15, lo spazio della sede è duplicato, infatti, ai locali dello storico terzo piano, dove rimarranno Segreteria ed uffici, si sono aggiunti quelli del primo piano, dedicati a Biblioteca, Archivio e Sala incontri.

Il 14 aprile u.s. sono stati inaugurati a livello ufficiale, con il taglio del nastro nazionale, i nuovi spazi di proprietà, messi a norma e con le più innovative tecnologie che permettono di salvaguardare il patrimonio archivistico e bibliotecario del Centro Studi. La raccolta archivistica comprende 19 fondi documentati, costituititi da 8.742 unità archivistiche, per un’estensione di 90 metri lineari con documenti che coprono un arco di tempo dal XIV secolo ad oggi, fra i quali spiccano per importanza oltre 4000 stampe fotografiche datate dal 1860 ai primi anni del Duemila, nonché alcuni autografi del principe Eugenio di Savoia, del marchese Massimo d’Azeglio, del conte Camillo Benso di Cavour, Giuseppe Mazzini e re Umberto II di Savoia.

 

 

Ha dichiarato il Presidente del Centro Lodovico Passerin d’Entrèves, durante l’inaugurazione, dove erano presenti numerosi invitati e giornalisti:

«Alla tutela si affianca un ricco programma di eventi, convegni e un’attività editoriale. La pubblicazione della rivista semestrale interdisciplinare “studi Piemontesi” è presente nei centri studi e nelle Università sia italiane che europee e statunitensi.

Tutto questo è possibile grazie al volontariato culturale di un gruppo di intellettuali e di imprenditori subalpini attivi in campo storico, letterario, architettonico e sociale e dall’impegno di Albina Malerba e di Giulia Pennaroli e Lara Ferrando Battistà, staff del centro». I ringraziamenti sono poi proseguiti nei confronti di tutti coloro, enti e persone, che hanno sostenuto economicamente il progetto di acquisto del nuovo immobile, inoltre al Consiglio direttivo; al Comitato Scientifico presieduto da Rosanna Roccia; a Chiara Devoti, architetto nei nuovi locali; Andrea Ludovici e Vera Favro, rispettivamente archivista e bibliotecaria; a Tomaso Cravarezza, a Gustavo Mola di Nomaglio e a Federico Della Chiesa.

Un motore sempre oliato e carburato muove la Ca dë Studi Piemontèis. Solo nello scorso anno sono stati pubblicati 10 volumi, di cui due numeri del periodico «Studi Piemontesi» per oltre 600 pagine; 68 conferenze, presentazioni, lezioni realizzate con almeno 50 associazioni ed enti coinvolti e 10 mila persone.

L’Archivio di cui si è detto è affiancato da quello Istituzionale del Centro, che conserva corrispondenza e documenti relativi alle sue attività culturali ed editoriali promosse, atte a recuperare, valorizzare, custodire, trasmettere e promuovere la cultura subalpina, garantendo anche la conservazione di fonti inedite inerenti lingua, letteratura, arte e storia piemontesi. Il terzo fondo archivistico riguarda 18 archivi personali-familiari, che vanno dal 1549 al 2024, ricevuto grazie a lasciti o donazioni.

 

 

La ricca Biblioteca, in continua espansione, raccoglie libri di storia, cultura e letteratura, con una sezione dedicata alla lingua piemontese, con testi di prosa, poesia, teatro, filologia e linguistica. In tutto, circa 30 mila volumi dell’età moderna e oltre 500 edizioni antiche di grande pregio: libri che occupano 431 metri lineari di scaffalature. Oltre a ciò, si aggiungono 18 fondi di donatori, fra cui quello formato da preziose legature, appartenuto a Giuseppe Pichetto (1937-2023)[2], noto industriale e figura di spicco della cultura e dell’economia piemontese: uomo di cultura, appassionato di arte e collezionista, fu Presidente onorario del Centro Studi Piemontesi, a lui si deve il recupero dello splendido edificio juvarriano Palazzo Birago, inaugurato nel 2001, divenuto sede istituzionale dell’ente camerale.

 

 

Attualmente è in corso il progetto di catalogazione digitale dell’intera Biblioteca del Centro Studi, iniziata nel 2014, giunta oggi a più di 13 mila volumi caricati on-line.

Ora gli obiettivi sono due e di grande importanza per proseguire questo ambizioso e prestigioso disegno, decollato alla fine degli anni Sessanta, collaudato, sedimentato e sviluppatosi in maniera fiorente: aumentare il numero dei soci e sensibilizzare i giovani, «in base al vecchio proverbio di profonda saggezza popolare», ha spiegato Passerin d’Entrèves, «non sai dove vai se non conosci da dove vieni”. Ora abbiamo degli spazi da poter dedicare loro, abbiamo una terrazza magnifica non ancora agibile ma tutta da inventare! L’attenzione ai giovani è una nostra responsabilità. Renderli consapevoli dell’importanza delle radici storiche subalpine (quante realtà fondamentali per il nostro Paese sono state create in questo territorio!). Le radici profonde permettono ai grandi alberi di far fronte a qualunque evento naturale sfavorevole e consentono nuove crescite: “la fiama ch’as destissa nen[3].

 

 

 

Murale, all’interno dei nuovi ambienti del Centro Studi Piemontesi di Torino, che riproduce le linee geografiche della regione, dove sono riportati i nomi di coloro che hanno contribuito con passione a implementare gli spazi di una realtà dalla portata internazionale

 

 

[1] L’Associazione fu eretta in Ente morale con decreto prefettizio n. 674 del 3 settembre 1975 ed iscritta in data 8 febbraio 2005 al n. 558 del Registro regionale centralizzato provvisorio delle persone giuridiche.

[2] Presidente e Amministratore delegato della Maraschi & Quirici S.p.A. Sempre al servizio del mondo associativo e istituzionale, ha rivestito numerose cariche in ambito industriale e nel mondo camerale torinese, regionale e nazionale.

[3] La fiamma che non si spegne.

 

 

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