Parliamo di progetto, e come altro chiamare la risoluta, ispirata chiarezza con cui Marina porta avanti la sua opera e la sua carriera? Indipendente e appartata, gestisce rapporti con autori e con svariate case editrici, e i suoi libri sono tipograficamente curatissimi: anche in questo, le sue opere ci dicono molto di lei. Si va dall’illustrazione su riviste (v. le copertine del Giornalino della Domenica), a quella dei classici, alle collaborazioni con scrittori (Cesare Fanciulli, Vitaliano Marchetti, Camilla del Soldato e molti altri) per copertine, tavole f.t e nel testo: è infallibile nell’animare la narrazione e stimolare l’immaginazione dei ragazzi non banalizzando, ma anzi aggiungendo agli altrui testi –non di rado manierati e retorici- un che di romantico e misterioso. Ove si tratta di novelline fiabesche, evoca scene domestiche, da fiaba della balia, o a veglia davanti al camino, come in Girotondo (ed. Franceschini 1944)

 

Illustrazione da Girotondo

 

Nell’affrontare il nucleo dell’opera di Marina, sarebbe necessario fare un quadro dell’editoria cattolica dell’epoca, del ruolo da essa svolto nell’affiancare la famiglia nell’educazione dei fanciulli, non solo religiosa, ma morale, sociale, e, non ultimo aspetto, di incentivo alla lettura e ad apprezzare l’arte e la bellezza. Sarebbe un ragionamento qui troppo ampio e molto amaro, perché si tratta di un patrimonio e di una tradizione dissolti e dimenticati, quando non bollati di oscurantismo e devozionalismo. Se la televisione ha tutto spazzato via, anche il modernismo liquidatorio ha fatto la sua parte, e il discorso ci porterebbe ben lontano dai limpidi orizzonti dell’arte di Marina. Torniamo quindi al suo “progetto” per cui già nel 1921, per la società editrice Vita e Pensiero, esce la prima edizione de Il Vangelo narrato a un fanciullo dalla sua mamma, col testo di Agnese Lulli, suo pseudonimo.

In quel «narrato ad un fanciullo dalla sua mamma» c’è tutta la poetica della Battigelli: un atteggiamento pedagogico filtrato dall’amore, dalla sollecitudine affettuosa e spontanea, che poi nelle illustrazioni significa realismo, e condivisione. Le immagini che illustrano il Vangelo sono belle, sontuosamente colorate o in mono o bicromie raffinate, non – con buona pace di Faeti – per un inconscio edonismo estetico, ma perché il testo stesso le genera e le illumina. La severità ieratica delle figure, la sospesa tensione dell’evento, si fanno vicini al mondo infantile nei particolari quotidiani, nella decorazione, nella riconoscibilità di luoghi e oggetti. È l’antica sapienza dell’arte sacra, che dà raffigurazione umana al mistero incarnato, dove la rappresentazione è speranza e la radiosa bellezza, certezza. La pedagogia del bello è animata dalla fede di Marina e dalla sua convinzione sui valori e i fini dell’opera educativa. Valori e fini che le ideologie moderniste e poi sessantottesche spazzeranno via, in un processo di deresponsabilizzazione e secolarizzazione che consegnerà l’infanzia alla lobotomia televisiva e alla dipendenza tecnologica.

Il Vangelo avrà grande successo e diffusione, e molte edizioni (in seguito con illustrazioni diverse). Accanto ad esso troviamo nel 1936, per la stessa editrice, un commovente Padre nostro, illustrato versetto per versetto in riferimento alla vita del bambino.

Il formato quadrato, che dà respiro al testo e alle immagini, verrà esaltato nelle magnifiche strenne Hoepli Leggende orientali di Gesù Bambino (1934) e Gesù Bambino nella leggenda del popolo italiano (1943).

Difficile dar conto della bellezza di questi libri, anche dal punto di vista editoriale, pensati tuttavia per l’uso da parte del  bambino, per guardarli e riguardarli… L’idea stessa di leggenda proietta la storia sacra in una narrazione corale, in cui il piccolo lettore si ritrova con la sua fantasia, i suoi affetti, il suo mondo: tutto il contrario della banalizzazione modernista, che mortifica il bambino in una minorità instupidita, preconfezionata, imposta con i linguaggi della pubblicità e gli obblighi del consumo.

 

 

 

 

Illustrazione da Gesù Bambino nella leggenda del popolo italiano

 

Faranno parte dello stesso “progetto”, nel corso degli anni, le illustrazioni su testi di altri autori, quali la Vita di san Francesco d’Assisi (Sansoni 1947), La Leggenda aurea dei ragazzi (SAIE 1956), i suoi Il volo della Santa Casa di Nazareth e La via dell’angelo (L.E.F. 1948), Il Vecchio Testamento narrato agli adolescenti (La Scuola 1964), e –sempre di sua creazione- altri libri a sussidio educativo: in particolare con l’editrice La Scuola, Marina pubblica Quadri artistici per la decorazione dell’aula scolastica, “opere di lusso” da guardare insieme in famiglia, nonché vari piccoli “albi di novelle”, come Primavera.

 

 

Illustrazione da Primavera

 

Con la casa editrice SAIE di Torino, realizza una piccola collana di «Novelle d’oro», che appare una sintesi dei diversi aspetti dell’arte di Marina: dai racconti morali e d’ispirazione religiosa, alla fiaba (Cose del bosco), alla novella d’ambientazione montanara e folklorica (Due ragazzi e 14 caprette).

 

 

Illustrazione da Cose del bosco

 

 

Illustrazione da Due ragazzi e 14 caprette

 

Un anno simbolico

I libri di Marina continuano ad uscire, come si è visto, nel dopoguerra e per tutti gli anni 50, fino agli anni 60, quando ancora l’editoria per ragazzi mantiene una pluralità di proposte e spunti di buon livello. L’ultimo libro che abbiamo visto è del 1968, Il filo rosso (ed. La Scuola), dove comunque si avverte il referente del cartone animato disneyano: sintomo anch’esso di una perdita di autonomia e di prestigio della lettura e dell’illustrazione per ragazzi, a fronte del fumetto e della televisione, esiziali per la libertà fantastica e per la formazione dei linguaggi, anche estetici.

L’anno appare del resto simbolico dell’imporsi propagandistico di altre “libertà”, della monopolizzazione ideologica della cultura e della pedagogia, con relativa remissiva subordinazione delle istituzioni religiose e delle tradizioni identitarie ad un linguaggio per i ragazzi banalizzato ed omologato, timidamente edificante o già lassista. Ciò va a confluire in una più ampia emergenza educativa e antropologica, che riguarda la comunicazione nel suo insieme, la destrutturazione dell’umano, la schiavitù agli impulsi e alla tecnologia, teorizzate e applicate precocemente. La bruttezza e l’insulsaggine dei residui di editoria per ragazzi usa e getta, preparano il terreno alla penetrazione capillare attraverso i media e le scuole delle ideologie antiumane e dissolutorie. I libri di Marina Battigelli, che i bambini di oggi, trovandoli nelle biblioteche di famiglia, guardano e riguardano con meraviglia, né mai se ne stancano, testimoniano di un patrimonio prezioso, d’arte e di affetti, e di una dolorosa perdita.

 

 

Parabola delle vergini savie e delle vergini stolte, da Il Vangelo narrato a un bambino dalla sua mamma (prima edizione)

 

Concludiamo questo omaggio all’arte di Marina Battigelli ricordando la sua collaborazione come illustratrice ad un testo non per l’infanzia, che costituì un’esperienza centrale della sua vita: si tratta di Il Francescanesimo di P.Agostino Gemelli, pubblicato nel 1932 dalla editrice Vita e Pensiero.

Citiamo da Agostino Gemelli e il suo tempo[1]:

 

«Il volume si presentava color del saio francescano: sulla prima di copertina spiccava il titolo stampato in rosso e pure rosso il filetto che inquadrava un’illustrazione applicata, stampata in rosso e nero su fondo bianco, che mostrava san Francesco tra gli alberi di un bosco montano in atto di proclamare le parole stampate nella banda che incornicia la rappresentazione: Praeco | ego sum | Regis | magni (Sono l’araldo del gran Re!), secondo l’episodio narrato nella Leggenda maggiore di Bonaventura da Bagnoregio. Nell’angolo inferiore destro la firma dell’autrice, Marina Battigelli, giovane e apprezzata acquafortista, illustratrice di libri per l’infanzia, autrice di novelle, che già da anni collaborava con Vita e Pensiero. […] Per Il Francescanesimo, oltre all’illustrazione in prima pagina di copertina, la Battigelli ne aveva disegnate altre trentacinque: di queste, cinque accompagnano la partizione del testo e sono collocate in testa alla pagina di titolo: Introduzione; Capitolo primo, S. Francesco e l’età sua; Capitolo secondo, La spiritualità di s. Francesco nei secoli; Capitolo terzo, S. Francesco e l’età nostra; Congedo; trenta scandiscono invece la struttura interna a quelle parti animando, in apertura di paragrafo, lo spazio occupato da grandi iniziali, che possiamo così definire istoriate, poiché appunto contengono scene autonome dalla struttura della lettera stessa, ma quasi sempre in relazione col testo. Troviamo dunque illustrazioni anche all’inizio di ciascuno dei paragrafi I-XV del primo capitolo, I-VIII del secondo e I-VI del terzo.».

 

Così comprendiamo quando ci vien riferito del grande appassionato studio di Marina intorno a questo ciclo d’illustrazioni, e dei suoi ricorrenti soggiorni ad Assisi, e di come là fosse per tutta la vita il suo ritiro e conforto dell’anima: dopo le rocce e le nevi alpine, un altro paesaggio severo, un altro cielo cristallino illuminava l’arte di Marina Battigelli.

 

 

 

[1]     Paola  Sverzellati «Il Francescanesimo di Fr. Agostino Gemelli   O.F.M. Per la storia della sua diffusione attraverso le traduzioni.» in Atti del convegno storico «“Nel cuore della realtà”. Agostino Gemelli e il suo tempo» Milano, 28-30 aprile 2009 pubblicati in Storia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore vol.VI ed. Vita e Pensiero 2009.

 

 

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1 commento su “Il “progetto” di Marina Battigelli – II”

  1. Non conosco >>MARINA<< ma le illustrazioni sopra riportate la descrivono in maniera straordinaria, eccellente: grande artista nelle sue opere e sicuramente anche nella sua bellissima anima.

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