«Europa Cristiana» è lieta di pubblicare l’intervista al dottor Carlo Gastone, erede di preziose memorie russe inerenti la sua famiglia, dalla caratura internazionale, memorie che offrono uno spaccato storico di grande rilevanza per la storiografia, per la geopolitica e le relazioni internazionali.
Carlo Gastone è un ex dirigente industriale, nato nel 1950 a Johannesburg in Sud Africa. Poliglotta, ha trascorso parte della sua infanzia all’Avana e a New York. All’inizio degli anni Sessanta è rientrato in Italia e, dopo aver conseguito la licenza liceale al Collegio Carlo Alberto di Moncalieri (TO), si è laureato a Torino in Giurisprudenza. Per ragioni di lavoro ha dimorato a Lagos in Nigeria, Brescia e Slupsk, in Polonia, dove ha svolto svariati incarichi manageriali. Da alcuni anni coltiva l’interesse di ricostruire pazientemente e con dovizia di rigore la storia e la genealogia della propria famiglia, andata in parte dispersa a causa di eventi rivoluzionari e bellici. Interessato alle sue radici russe, alla morte di sua madre, avvenuta nel gennaio del 2012, ha trovato una valigia di sua nonna, che conteneva certificati, documenti, una raccolta importante di fotografie e alcuni quaderni scritti in francese, contenenti le memorie della nonna Olga (che lo stesso Carlo Gastone le aveva ispirato, quando, da bambino ascoltava a San Remo i suoi avvincenti racconti, mentre il nonno riposava), nelle quali si parla di suo padre, Ivan Jacovlevich Korostovetz.
Ecco, allora, che ha deciso, a sua cura, di pubblicare prima le Memoires. Olga I. Korostovetz (1895-1993). Diario di un’epoca (Pathos Edizioni, 2020) e poi Persian arabesques. Memorie politiche di Ivan Jakovlevich Korostovetz (Pathos Edizioni 2021), suo bisnonno: pagine inedite, finalmente rese pubbliche, della storia della diplomazia russa raccontata da un brillante protagonista di quel tempo, così come viene definito Korostovetz dal noto ricercatore russo Pavel N. Dudin, «one of its brightest representatives». In questi ricordi, a seguito dei successi ottenuti sia in Cina che con il Trattato di Pace di Portsmouth e anche con il Trattato di Amicizia con la Mongolia, l’autore narra dettagliatamente gli ultimi eventi della sua carriera diplomatica (1913-1918), prima di dover andare in esilio per non essere imprigionato, riferendosi principalmente al periodo della sua permanenza in Persia quale Ministro Plenipotenziario Russo (1913-1915), ma non solo. Il testo, di piacevole lettura, descrive non solo degli eventi temporali politici, ma anche usi e costumi locali di varia natura, spaziando così dalla storia alla geografia, dalle religioni regionali alla letteratura bizantino-persiana.
Nel 2024 il saggio di Carlo Gastone, con la collaborazione di Nugzar K. Ter-oganov, Persian Arabesques Memorie inedite del Ministro Plenipotenziario della Russia Imperiale Ivan J. Korostovetz a Tehran (1913-1915) è stato pubblicato in lingua inglese dalla Casa editrice Walter de Gruyter Gmbh (fondata nel 1749), all’interno della collana Studi sull’Oriente moderno, con il titolo Persian Arabesques: Political Memoirs of Ivan Jakovlevich Korostovetz.
Siamo di fronte a testimonianze storiche che riproducono drammatiche vicende, fra cui la tragica guerra dei Boxer, sollevamento avvenuto nella Cina del 1899, rivolto contro l’influenza colonialista straniera. La rivolta ebbe come base sociale molte scuole di Kung fu, identificate come «scuole di pugilato», che inizialmente adottarono il nome di «pugili della giustizia e della concordia», denominazione che, nei racconti dei missionari, fu resa semplicemente come «boxer». Nelle province del Nord-Est della Cina vennero sterminati dai Boxer, in modo atroce, più di 200 missionari cattolici e protestanti e 32.000 cristiani cinesi. Erano gli anni del grande assalto all’Impero di mezzo, in piena decadenza con la dinastia dei Manciù, per strappare concessioni territoriali, zone di influenza, miniere e appalti per la costruzione delle ferrovie. Per la spartizione erano in corsa inglesi, russi, giapponesi, francesi e tedeschi. I disordini antioccidentali iniziarono nel 1899, mentre la guerra vera e propria contro le truppe occidentali ebbe inizio nel giugno 1900 e durò fino al 7 settembre 1901, durante gli anni finali dell’impero Manciù in Cina sotto la guida della dinastia Qing.
Nel 2023, Carlo Gastone ha compiuto un viaggio nel Paese di Gengis Khan, in Mongolia, al fine di verificare personalmente i fatti raccontati nelle memorie dei suoi avi, constando che ancora oggi esiste un profondo senso di amicizia e di rispetto intorno alla figura del diplomatico russo e plenipotenziario dello Zar Nicola II, figura che è stata volutamente silenziata dal regime bolscevico, i cui documenti sono stati secretati con tutti quelli inerenti la Russia Imperiale Zarista e che solo oggi stanno poco per volta riaffiorando insieme alla volontà di valorizzare il diplomatico Ivan Jacovlevich Korostovetz, protagonista del Trattato russo-mongolo di Amicizia per il protettorato sulla Mongolia contro le ambizioni cinesi, tanto che nel 2014 alla presenza di Putin, è stato inaugurato un monumento in suo onore.

Il dottor Carlo Gastone, ricevuto in Mongolia nel 2023

Cerimonia delle rose rosse al monumento di Ivan Jackovlevich Korostovetz, innalzato in suo onore nel 2014 alla presenza di Vladimir Putin ad Ulan Bator, capitale della Mongolia. Nella foto, secondo a destra, il dottor Carlo Gastone, 14 settembre 2023
Potrebbe parlarci delle Sue ascendenze russe, in particolare del Suo bisnonno Ivan Jackovlevich Korostovetz e di sua nonna Olga in Strazzeri?
La ringrazio per questa domanda, molto ampia, che mi permette d’inserire le mie ascendenze nel giusto contesto storico dell’epoca delineando l’origine della stirpe dei Korostovetz.
In quest’ultima ottica si ha notizia di un primo personaggio della famiglia nato a metà del‘600 di nome Mikhail Korostovetz, di nobili origini, appartenente alla famiglia polacca Chrostowski di stemma Ostoja risalnte al 1069 quando il re polacco Broneslav II, detto “Il Coraggioso” (regnò dal 1058 al 1080), premiò il colonnello Ostoja con il titolo di “Nobile” per il coraggio e la fedeltà, esonerando la sua famiglia dal pagamento delle tasse.
Ritroviamo invece Ivan (1862-1933) ed Olga sua figlia, mia nonna (1895-1993) immersi, prima della rivoluzione, in una Russia imperiale, teocratica e patriarcale.

Olga Ivanovna Korostovetz in Strazzeri
Ivan J. Korostovetz è mio bisnonno. Nato a Kiev nel 1862, studiò all’ Imperial Alexander Lyceum, assunto dal Ministero degli Esteri russo (all’epoca non vi era distinzione) nel 1884, diplomatico di successo di Nicola II in Brasile, Portogallo, Cina, Mongolia e Persia, esperto orientalista, scrittore, destinato a divenire ambasciatore russo a Washington poco prima della disgregazione dell’Impero Russo, poi fuggito in esilio in vari Paesi mancando a Parigi nel 1933.
Nel 1905 partecipò alla negoziazione e firmò l’accordo di pace per la Guerra Russo-Giapponese (sotto il patronato Usa di T. Roosevelt premio Nobel e Segretario del Primo Ministro Russo Sergej Jul’evič Vitte), conosciuto quale Trattato di Portsmouth del 1905. Nello stesso anno partecipò nuovamente alla negoziazione e firmò il Trattato di Amicizia Russo-Mongolo, sottoscritto ad Urgà, oggi Ulaanbaatar nel 1912, considerato il documento legale di base per la Sovranità mongola.
Olga Ivanovna Korostovetz Strazzeri (1895-1993) è mia nonna. Era nata a Petropolis in Brasile il 17 ottobre 1895, figlia di Ivan ed Alexandra Gordanovna, sposata a Roma nel 1916 con Renato Strazzeri, ufficiale della Regia Marina Militare Italiana. Olga aveva conosciuto il futuro marito quando egli era a Pechino presso la Legazione d’Italia al tempo del Conte Carlo Sforza, nel 1910-1911. Ella ha vissuto una parte della propria esistenza al seguito del padre durante quasi tutto il periodo della sua carriera diplomatica per poi seguire il marito italiano sino alla sua morte. Mia nonna è mancata a Sanremo nel 1993. È stata autore in francese delle sue memorie da me pubblicate in lingua italiana con Pathos Edizioni di Torino, nel 2020, Memoires Olga I. Korostovets (1895-1993). Diario di un’epoca.
Le caratteristiche fondamentali del suo carattere, di approccio gioioso alla vita, di senso della onestà, di percezione delle situazioni complicate o del perché di certe sue reazioni dovrebbero essere meglio spiegate avendo a disposizione più spazio. Così come lo spirito ed il coraggio con cui alcuni russi sono espatriati, a causa della rivoluzione, ed hanno saputo sopravvivere alla loro tragedia pur mantenendo la loro dignità non corrotta dagli eventi.
Per finire era una persona dolcissima e sempre sorridente, malgrado le vicissitudini e le traversie trascorse durante la sua vita. Una Rivoluzione e ben due Guerre Mondiali!
Come è avvenuta la scoperta dei documenti appartenuti a sua nonna?
Un giornalista l’ha definita: «Dal baule della nonna esce la storia»[1].
La scoperta e genesi di queste memorie è dovuta ad una mia dimenticata, ma precisa, richiesta, risalente ai lontani anni Sessanta di lasciare traccia ai posteri della sua vita.
A quell’epoca le avevo domandato di riportare su dei semplici quaderni di scuola i racconti che ella mi narrava perché, durante l’estate, dopo pranzo, il nonno faceva la pennichella abbandonandola sino al risveglio ed ella si annoiava terribilmente. In una di queste sessioni, che solitamente si svolgevano nella sua camera da letto, dove ella m’invitava, chiamandola Izba, le suggerii quanto sopra. Erano per di più racconti di vita che narravano i viaggi effettuati al seguito del padre in Paesi esotici dell’Oriente ed episodi importanti, come l’incontro con lo Scià Ahmad di Persia, avvenuti a cavallo del ventesimo secolo.

Il Suo bisnonno ha avuto un ruolo determinante nel trattato Russo-Mongolo di Amicizia, quale di preciso?
Questa è una domanda che, per sua natura, potrebbe insospettire il lettore per la sincerità e l’oggettività della risposta e quindi, onde evitare che le mie affermazioni vengano prese come “di parte”, preferisco demandare la breve replica a specialisti universitari del settore.
Per iniziare e quindi inquadrare bene la questione di cui si parla e del ruolo svolto da Ivan J. Korostovetz nel Trattato di Amicizia riporto brevemente uno stralcio di quanto assunto dall’ Emerito Ookhnoi Batsaikhan della Accademia delle Scienze della Mongolia con uno scritto nel 20 maggio 2021.
«Lo scopo del contributo è quello di rivelare la verità storica della firma del Trattato di amicizia tra Russia e Mongolia del 3 novembre 1912, nonché la funzione e l’importanza di questo documento nella storia delle relazioni tra i due paesi. Poiché molte letterature hanno affermato e continuano a sostenere che il trattato del 1921 è la base delle relazioni tra Mongolia e Russia, ciò non corrisponde alla vera storia».
Dopo svariati passaggi, che in questa sede è troppo lungo riportare per esteso, lo studioso arriva alla conclusione che Korostovetz è stato l’artefice di questo accordo che non solo ha attribuito alla Sovranità alla Mongolia, dopo la loro dichiarazione unilaterale d’indipendenza del 1911, ma ha dato una nuova collocazione geopolitica dell’Impero Russo nello scenario dell’epoca.
Cito ancora: «… A tre giorni dalla firma dell’accordo di amicizia tra la Russia e la Mongolia, il ministro degli Esteri russo Sazonov ha incaricato l’ambasciatore [russo a Pechino] Krupensky di informarne la parte cinese [dell’avvenuto trattato]. Lo stesso lo ha riferito al Ministro degli Esteri della Cina a Pechino il 26 ottobre 1912, e lo stesso Ministro ha replicato: “La Russia ha riconosciuto il governo della Mongolia” , aggiungendo: “tuttavia, non ha ancora riconosciuto il governo Cinese”. Ciò rivela che la Cina aveva già preso atto della firma dell’Accordo di Amicizia e del Protocollo Commerciale, dando per scontato il riconoscimento da parte della Russia dell’indipendenza della Mongolia prima che la Russia avesse riconosciuto quello della Repubblica Cinese».
Concludendo, aggiunge:
«… successivamente arrivò un telegramma indirizzato a Korostovets dal Ministero degli Affari Esteri russo, in cui si riferiva che l’Accordo, firmato da Korostovets, era stato presentato all’Imperatore e lo Tsar [Nicola II] aveva scritto di suo pugno: “Esprimo la mia gratitudine a Korostovets. Per grazia del re”».
Inoltre, segnalo Pavel Nikolaevich Dudin, appartenente alla East-Siberian State University of Technology di Ulan-Ude, Russia. Sono entrato in contatto epistolare con lui quando attuavo ricerche su Ivan in Mongolia ed ho scoperto su internet che aveva scritto, nel 2017, un interessante articolo, dal titolo I.Ya. Korostovetz, the Creator of Mongolia and Russian Diplomatic Mission in Urgà in 1912[2].
Fra l’altro vi si legge:
«L’autore [P.N.Dudin] definisce il ruolo della diplomazia russa e di uno dei suoi rappresentanti più brillanti, Ivan Korostovetz, nella creazione dello stato mongolo nel 1911-1912 attraverso l’analisi della corrispondenza diplomatica, nonché basandosi su altre fonti e memorie dei contemporanei. L’autore ha studiato le sfide affrontate dalla missione diplomatica e le modalità per superarle, mostrando la posizione e le argomentazioni di ciascuna parte sulla questione dello status della Mongolia».

Ivan Jackovlevich Korostovetz in alta uniforme
Inoltre:
«Come risultato di negoziati lunghi e difficili, Korostovets convinse i mongoli a fare delle concessioni, i cinesi a non avviare operazioni militari, a non fare provocazioni ed il Ministero degli Esteri russo a riconoscere l’importanza e il significato delle azioni intraprese. L’esperienza, la determinazione, la forza d’animo e l’autorità hanno assicurato il successo alla missione russa ad Urgà e la protezione dei confini orientali russi nei prossimi decenni».
Proseguo questa spigolatura con un professore di nazionalità italiana, Fabrizio Rudi dell’università Luiss – Guido Carli di Roma, riportando uno stralcio del Saggio presentato alla International Conference dedicated to the 110 years Friendship Agreement signed between Mongolia and Russia in 1912 and to 160th birth anniversary of the Russian diplomat Ivan J. Korostovetz, tenutasi ad Ulaanbaatar nel novembre del 2022 su richiesta dell’Academia delle Scienze della Mongolia.
«Il Trattato di Amicizia firmato il 21 ottobre /3 novembre 1912 ed i colloqui avvenuti in seguito furono di grande importanza per la Mongolia. Non solo l’Impero russo con questo accordo riconobbe formalmente la Mongolia ed il suo governo, ma il trattato fu poi adottato quale base legale per la sovranità dello Stato della Mongolia. La firma dell’intesa della Mongolia con l’Impero russo fu un duro colpo alle politiche espansionistiche della Cina e portò il governo cinese a dover negoziare con la Russia per la questione mongola».
Infine, il Professor Nugzar K. Ter–Oganov dell’Università di Tel Aviv ha scritto l’articolo Ivan Jakovlevich Korostovetz – Russian, Imperial Diplomat and Researcher – from China to Persia, pubblicato su «Bylye Gody» nel 2021, nel quale si dice:
«… A seguito della conclusione positiva dei negoziati di Portsmouth [guerra Russo-Giapponese per il controllo della Corea], dai quali la Russia ne uscì con delle minime perdite territoriali, Korostovetz nel 1908 venne impiegato per qualche tempo come vicedirettore del Primo Dipartimento (ex Dipartimento Asiatico) del Ministero degli Esteri ed era considerato un esperto dell’Estremo Oriente. Questo è il modo con cui il ministro degli Esteri russo A. P. Izvolsky, nel rapporto indirizzato all’Imperatore Nicola II riconosce l’importanza di Korostovetz nella soluzione delle questioni politiche dell’Impero Russo in Estremo Oriente: “Negli ultimi anni, il signor Korostovetz è stato a capo del Dipartimento dell’Estremo Oriente, dove si concentra la gestione di tutti gli affari politici riguardanti la Cina ed il Giappone. Egli conosce a fondo [queste questioni] ed ha preso parte a tutte le decisioni principali sui temi della nostra politica in Estremo Oriente. Questi a seguito dei risultati ottenuti nella guerra [russo-giapponese] ha puntato a rafforzare le relazioni con la prossima Cina. Tenendo conto delle brillanti capacità diplomatiche di Korostovetz, il 9 di maggio del 1908, su raccomandazione di Izvolsky, venne inviato a Pechino come Ministro Straordinario Plenipotenziario, incarico che ricoprì dal 1909 al 1911».

Portsmouth 1905, Ivan Jackovlevich Korostovetz al tavolo dei negoziati

Ivan Jackovlevich Korostovetz e le autorità mongole, firmatari del Trattato di amicizia, Urga 20 ottobre 1912
Qual è stato lo scopo del suo viaggio in Mongolia e come è stato accolto?
Purtroppo nel dover declinare l’invito per ben due volte, a causa di problemi di salute ed altri, ho potuto mantener fede alla promessa fatta solo nel 2023 e così mi sono recato nel Paese di Gengis Khan. Nonostante il sentito desiderio di tenere fede alla parola data, ciò che più mi ha spinto è stata l’ambizione di poter verificare di persona la realtà dei fatti riportati ed accertare l’atmosfera di amicizia e rispetto che circonda ancora oggi il noto personaggio. Ho voluto inoltre, con la mia presenza in loco, promuovere nuovamente questo protagonista della Russia Imperiale Zarista che è stata sottostimato dai rievocatori della Grande Storia agli albori della WWI[3], causa la mancanza di molti documenti non menzionati per opportunità dal regime bolscevico e secretati per esigenze di riservatezza dalla Russia Imperiale e che, solo oggi, man mano, stanno riaffiorando.
Sebbene sia stata breve la mia permanenza in loco, l’accoglienza è stata veramente calorosa, oserei dire quasi affettuosa. Avendo sempre anteposto, all’inizio degli incontri avuti, che la mia era una visita a carattere privato e che quindi non avrei risposto ad alcuna domanda di natura politica ancorché di ascendenza russa da cui la simpatia provata, ho potuto fare incontri, essere intervistato e ripreso ufficialmente in differenti ambienti. Tutti hanno dimostrato bonomia, cordialità e non mi hanno mai fatto sentire in imbarazzo. In fondo ero un Torinese in Mongolia.
Ho potuto incontrare personalità del mondo diplomatico, universitario locale e del clero che svolgono attività affascinanti, ognuno nel proprio campo senza mai travalicarlo né interferire impropriamente in settori differenti. È interessante notare che questa tipicità, a differenza di altri Paesi in via di sviluppo visitati, si svolge in un ambiente frenetico e convulso, la cui popolazione totale è concentrata per metà nella capitale.
Dopo essere stato accolto con molta gentilezza informale dal cardinale Giorgio Marengo e ricevuto alcuni doni, visitato la Prefettura e non la Diocesi (vi sono ragioni procedurali per cui non la si può ancora denominare tale), siamo stati accompagnati molto gentilmente alla porta da Sua Eminenza stessa entrando di nuovo in un ambiente moderno in rapidissima evoluzione, contagiato da un repentino clima di benessere e di malessere congiunti.

Il dottor Gastone accolto dal cardinale Giorgio Marengo
Perché secondo Lei la storia della rivolta dei Boxer è omessa dai libri di scuola?
È una domanda molto interessante che però necessita ulteriori precisazioni specifiche relative. Se parliamo di Europa e d’Italia penso che i vari ministeri dell’educazione abbiano differenti priorità rispetto ai tempi d’insegnamento a disposizione, così come relativamente all’importanza della storia rispetto alle altre materie studiate. Nel caso in cui ci si riferisse ad altre regioni come l’Oriente non sono in grado di rispondere seriamente.
Per me è un argomento stimolante ed ho letto svariati libri sulla rivolta dei Boxer i cui testi variano molto a seconda dello scopo per il quale sono scritti e proposti al pubblico. Si passa da un’analisi e ricerca scientifica universitaria per determinare le origini ad una semplice descrizione quasi visiva dei fatti.
La mia curiosità deriva dal fatto che tra vari documenti di Ivan J. Kororstovetz ritrovati è comparso un diario del diplomatico dal titolo «1900 Boxer Rebellion». Questo testo dattiloscritto in Cirillico antico (pre-riforma) consta di 437 pagine ed è attualmente in verifica scientifica (peer review) per comprendere meglio la natura dello stesso. Questa è un’altra storia anch’essa affascinante, ma non pertinente.
Ha potuto seguire, anche a distanza, la canonizzazione del 1° ottobre 2000, proclamata da Giovanni Paolo II, di 120 martiri cinesi, uccisi dai Boxer?
Molto francamente ricordo bene di aver letto la vicenda sui giornali, perché stimavo molto Giovanni Paolo II che è stato inoltre il primo pontefice polacco della storia ed il primo proveniente da un Paese di lingua slava.
Karol Woytila pontefice del «non abbiate paura aprite le porte a Cristo…» disapprovò la teologia della liberazione, in occasione di avvicinamenti di alcuni esponenti del clero verso soggetti politici dell’area marxista. Devo essere franco, ai tempi non avevo iniziato la mia ricerca e quindi l’evento era sì di mio interesse, ma non tanto da approfondirlo maggiormente.
Quale ruolo, secondo il Suo giudizio, può avere la Cina oggi nei rapporti russo-statunitensi?
La sua è una domanda molto complicata soprattutto adesso che sono in corso eventi bellici importanti. Lei giustamente ha specificato “oggi” e quindi non penso possa riferirsi a tempi passati quando la Cina era un Paese totalmente chiuso, anche se è molto arduo definire l’evoluzione e l’apertura che è avvenuta in periodi relativamente brevi in rapporto all’epoca d’Ivan e nostra.
Tuttavia, posso affermare che certamente avrà un ruolo importante sia esso pubblicamente dichiarato o meno. Onestamente non sono in grado di fare alcuna valutazione di previsione seria, come d’altro canto penso nessuno di noi. Oggi a causa della velocità dell’informazione mediatica le trasformazioni geopolitiche sono quasi subitanee e contengono troppe variabili incontrollabili per avere un margine minimo di certezza. In sostanza, wait and see.
Che cosa pensa dell’attuale guerra fra Russia e Ucraina?
Questo è un argomento particolarmente penoso per me che discendo in parte da origini slave. Non posso infatti definire precisamente se russe, ucraine o polacche.
Posso affermare che, avendo nelle vene una parte di sangue slavo, sono molto dispiaciuto per questo conflitto che reputo essere fratricida e dettato unicamente da interessi economici e di prevaricazione politica mirata da entrambe le parti. Uno spunto di riflessione viene dato dal Prof. Nugzar K. Ter-Oganov che nella sua introduzione di Persian Arabesques scrive:
«In Persian Arabesques l’autore rivela pienamente i meccanismi della politica estera della Russia imperiale in Persia, così come il quadro delle contraddizioni anglo-russe in quel paese. Confrontando la politica dello Zarismo con quella della Russia sovietica in Persia, lo scrittore giunge alla conclusione che la politica sovietica, in sostanza, era una continuazione della politica della Russia monarchica solo sotto un nuovo schermo ideologico»[4].
Quali sono le sue considerazioni circa la sanguinaria Rivoluzione bolscevica del 1917, le conseguenze della fine dell’Impero zarista e lo sterminio della famiglia di Nicola II di Russia?
Tento di rispondere a tono in modo molto sintetico ma punto per punto tenendo conto dell’oggetto principale di quest’intervista.
Riguardo alle mie considerazioni personali queste coincidono con quanto esposto nel 1913 dall’ambasciatore russo a Londra, il conte Aleksandr Konstantnovič Benkendorff ad Ivan prima della sua partenza per la Persia[5].
«… Ritengo che […], indipendentemente da chi possa risultare vittorioso nel prossimo conflitto, vale a dire la Germania con l’Austria e l’Italia, o la coalizione anti Tedesca, l’effetto originato dallo shock sarà talmente grande e così profondo che provocherà, in Russia, lo scoppio di una rivoluzione.
Questo, a dire il vero, era già iniziato nel 1905. Prevedo che la rivoluzione sarà di modello russo, come quella di Pugatchoff (1) solo in forma più organizzata ed in grande scala.
Il nostro modo di governare continua a funzionare per inerzia e per tradizione ma un qualsiasi scossone forte possa avvenire questo sarà più che sufficiente perché inizi un processo di progressivo disgregamento.
Benché il Conte parlasse con tale enfasi e profondità di conoscenza, inusuale per un uomo dal carattere flemmatico come il suo, mi sembrava che stesse esagerando un poco nel dipingere un quadro così cupo. Non potevo credere che eravamo alla vigilia di una guerra fatale per la Russia.
Questa fu l’ultima conversazione che ebbi con il Conte Benckendorff. Non l’incontrai più. Morì a Londra prima che la Rivoluzione, che aveva predetto, sfociasse. Mi rincresce di dover affermare che non ho seguito il suo consiglio…».
Credo che i sanguinosi eventi politici non siano stati tutti descritti ampiamente e internazionalmente, vi sono infatti molti libri in svariate lingue che l’illustrano. Tuttavia, mi pongo ancora un importante quesito vale a dire, eticamente, intellettualmente e politicamente le conseguenze dell’Impero e della Rivoluzione bolscevica sono veramente finite o ancora permangono, sviluppandosi in maniera differente in vari Paesi del nostro mondo?
Lo stermino della famiglia Romanov. Anche in questo caso si è scritto di tutto e di più. Tra le varie ipotesi assunte, o per meglio dire immaginate, comprese leggende, interessi economici politici e di poteri sottostanti, suppongo che, per mentalità russa, il piano iniziale era quello di cancellare fisicamente i Romanov per non farli divenire oggetto di culto, simbolo di futura fedeltà…

Secondo Lei, la Russia dei nostri giorni cosa ha mantenuto del comunismo e cosa dello zarismo?
Anche in questo caso la domanda è molto interessante e penso potrebbe essere già stata oggetto di studio da parte dei massimi sistemi di sicurezza nazionali.
Ipotizzo che sulla base delle mie conoscenze personali derivanti d’ambiente, famiglia, amicizie e viaggi di lavoro effettuati durante il periodo della Cortina di Ferro, post sovietico e recente, come scrive ed afferma il mio bisnonno, penso che la mentalità ed i valori siano grosso modo gli stessi, mentre solo i metodi formali di organizzazione ed implementazione sono molto cambiati. Nihil sub sole novum.
[1] R. Dutto, Reg. Piemonte 22-12-2023.
[2] Bylye Gody, marzo 2017, 43(1):274-284, DOI:10.13187/bg.2017.1.274
[3] Prima guerra mondiale.
[4] Persian Arabesques, p. 22.
[5] P.A. Stralci alle pp. 97-98-100.
