La nostra civiltà occidentale ha le proprie radici nella rivelazione cristiana, e il cristianesimo è l’atto dell’amore di Dio che si incarna, ci perdona da ogni male, ci dona il suo Spirito e ci fa partecipi della sua stessa vita. Quello che ci distingue come cristiani è il riconoscimento di Dio che non è Uno-Tutto, come insegnano le religioni asiatiche, ma è Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. Il fatto di riconoscere Dio sussistente nelle tre Persone divine implica una cosa enorme: il primato della persona sulla natura.

La creazione di per sè non sussisterà in eterno, mentre sussisterà il mio io e nel mio io la creazione. Questo ci distingue, anche sul piano culturale e filosofico, da ogni altra concezione religiosa.

Solo in virtù del Cristianesimo io mi riconosco come superiore alla creazione e a ogni organizzazione umana, come per esempio lo Stato. È il Cristianesimo che ha dato all’Occidente il senso e il valore della persona e anche il riconoscimento che tutto deve essere a servizio dell’uomo e che l’uomo non può essere che a servizio di Dio: «Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro!  Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.» (1 Cor 3, 22-23).

A dire il vero l’uomo non è nemmeno “a servizio” di Dio, perché Dio ama l’uomo. Nei confronti di Dio, egli è la sposa più che il servo. Come creature certo siamo servi di Dio, ma elevati all’ordine sovrannaturale Egli ci fa suoi figli, fa dell’anima nostra la sua sposa. Ecco perché, al vertice di tutto, l’Occidente ha posto la persona: perché ha conosciuto che Dio è Persona: Padre, Figlio e Spirito Santo. Se si parla di Dio che è Uno-Tutto, non soltanto Dio non è più persona (sarà una luce senza forma o quello che volete voi), ma allora anche l’uomo deve rinunciare ad essere persona, perché per trovare la propria perfezione egli deve annientarsi nell’unità di un tutto. La morte, per queste religioni, è lo scomparire di ogni distinzione personale nell’unità indifferenziata dell’essere.

Ecco la grandezza della civiltà occidentale. E se la civiltà occidentale ha compromesso in qualche modo la sua originalità è perché negli ultimi secoli è andata troppo a scuola dell’oriente, come per esempio Hegel o Shopenauer, attratti da questo ateismo.

No, all’origine non vi è l’essenza: vi è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Togliete il Padre, togliete il Figlio e lo Spirito Santo e non esiste più nemmeno Dio, perché Dio non sussiste se non nelle persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Nemmeno la “deità” esiste e questo contro Eckart che è troppo sbilanciato verso una spiritualità impersonale. Soltanto nelle Persone sussiste, se proprio vogliamo, la deità.

Di qui ne viene che io sono infinitamente più vasto della creazione, perché posso conoscere Dio, e Dio è infinito. Io non sono parte di un tutto, né parte della creazione, né parte della storia. A contrario è la creazione che è parte di me, è la storia che è parte di me. Dio è entrato nel grembo della Vergine Maria, per amore mi ha dato il suo Corpo e il suo Sangue. «Mi ha amato e ha dato sé stesso per me» (Gal 2,20). Tutto Hegel non vale queste parole di san Paolo.

Il concetto di Dio come Trinità ha fondato la nostra civiltà occidentale: io, che pure sono polvere e cenere, sono amato da Dio. La mia grandezza non è in quello che sono, ma nell’amore onde sono amato e Dio mi ama con tutto il suo amore. Una sposa, anche se non bella, se è amata dal suo sposo, vale tanto quanto vale questo amore dello sposo. Provatevi a toccarla! Subirete la reazione spaventosa del marito, anche se lei non è miss Italia. Ha il prezzo di colui che la ama, e noi costiamo il prezzo di Dio stesso, che per noi è morto ed è risorto.

La nostra cultura dunque è stata fecondata dalla rivelazione cristiana, questo è un fatto innegabile, piaccia o non piaccia. Dio infatti non ama lo spirito, non ama il mondo fisico: ama me. L’amore ha carattere personale, non solo perché chi ama è una persona, ma anche perché colui che è amato è una persona. Egli ama me, e in me allora Egli può sollevare anche la natura creata alla partecipazione della vita divina.

Secondo san Massimo il Confessore l’Incarnazione del Verbo è anche il fondamento della conoscenza di questo mondo. Si conosce questo mondo soltanto quando lo si vede nel suo compimento ultimo, e il tale compimento è ciò che mediante l’Incarnazione divina si compie: la divinizzazione dell’uomo.

Siccome la Persona di Gesù sussiste in due nature, la persona dell’uomo che viene assunta dal Verbo partecipa alla vita divina del Verbo stesso. Se noi vivremo il mistero della vita divina sarà solo grazie a Gesù, il quale ci fa vivere, per Grazia, la sua vita di Figlio di Dio.

Tutto gioca sul concetto di Persona. La persona di Dio entra nel mondo umano, la persona dell’uomo entra, per fede e per grazia, nel mondo divino trascendendo la propria natura. La creazione allora è soltanto la condizione di quello che i greci dicono la theosis, la divinizzazione: per l’uomo redento dal Sangue di Cristo tutto il mondo entra in Dio. Per l’uomo, persona, amata dal Verbo, sposa del Verbo, tutta la creazione entra negli abissi di Dio, sfugge dallo statuto della caducità, dell’imperfezione, del limite, della debolezza ed entra nel fulgore immenso della vita divina. Ovviamente questo passaggio non è automatico: occorre accoglierlo nella fede, credere in Gesù, conoscerlo, adorarlo, amarlo.

L’amore è dono di sé, è vivere nell’altro e per l’altro, per cui se amiamo solo istintivamente o, dopo il peccato, disordinatamente, noi perdiamo noi stessi. L’unione è trasformante, e noi ci trasformiamo in Colui che amiamo. Se amo Dio, ecco, io divengo Dio per partecipazione di amore, dice san Giovanni della Croce.

O noi saremo questo, o non saremo salvi. Dio ci ha costretti ad essere l’immensità dell’amore o ad essere dannati. Non c’è alternativa. O vivremo la vita divina, e in Paradiso saremo Dio, o se no saremo dannati. Ma questo è vero fin da ora: la nostra perfezione non sarà che in questo morire a noi stessi perché viva in noi Dio. Se Egli ci ha assunto, Egli vuole vivere in noi, “urge” in noi. Egli, che è l’Amore Infinito.

Pensare che Egli ci offre tutti giorni sé stesso infinito nel Sacrificio della Messa. I nostri avi medioevali ben sapevano questo: girate un qualunque paese italiano e vedrete una chiesa ogni venti case. Lì Dio si donava, lì l’uomo lo accoglieva.

L’uomo che vive questo anticipa la vita futura, la vita divina, e rende bella la creazione perché la salva, dà un senso alla storia perché la direziona alla vita eterna.

Questo è il manifesto dell’Occidente.

L’uomo occidentale, cristiano, ha fatto bella la creazione, sotto tutti i punti di vista: spirituale, morale, fisico.

Se ora l’Occidente ripudia tutto questo, fa semplicemente precipitare il mondo nel caos, perché «non vi è altro nome [se non quello di Cristo] dato sotto il Cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (At 4,12), e rimane sempre vero che «Extra Ecclesia nulla salus».

 

 

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3 commenti su “La grandezza dell’Occidente”

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