Una nuova immagine dell’Italia in campo internazionale.

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Il nuovo Governo italiano, nato da un “contratto” tra forze appartenenti a diverse alleanze[1] e dal compromesso con la Presidenza della Repubblica, ha giurato il 1° giugno, ha ottenuto la fiducia delle Camere il 5 ed il 6 giugno ed ha completato la propria compagine, con il giuramento dei Sottosegretari, il 13 giugno. Nel frattempo, si sono svolti importanti eventi internazionali ed interni.

Sul piano internazionale, l’8 e 9 giugno ha luogo, a La Malbaie, capitale della  Municipalità Regionale di Contea di Charlevoix Est, nella provincia canadese del Québec, una riunione del G7[2], che si sarebbe dovuta concentrare sul problema dei dazi che gli Usa hanno imposto ad acciaio ed alluminio europei. L’11 giugno il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte riceve a Palazzo Chigi il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, preoccupato dalla contrarietà italiana al mantenimento delle sanzioni alla Russia. Il 15 giugno Conte partecipa ad un incontro bilaterale con il Presidente francese Emmanuel Macron a Parigi.

Sul piano interno, il 10 giugno si svolgono le elezioni amministrative in 783 Comuni italiani ed in due municipi romani, consultazione che vede un netto rafforzamento del Centrodestra, un arretramento del Partito democratico, inferiore alle previsioni, anche per alcune situazioni locali (come Brescia o Trapani) ed una pesante sconfitta del Movimento 5 Stelle, spiegabile, non si sa in che misura, con il suo mancato radicamento sul territorio e, quindi, la sua difficoltà nelle elezioni a livello subnazionale.

Il 10 giugno il Ministro degli Interni e Vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, annuncia la chiusura dei Porti italiani a tutte le navi non battenti bandiera italiana che trasportano naufraghi e clandestini, misura firmata dal competente Ministro per le infrastrutture Danilo Toninelli. La Guardia costiera italiana intima alla nave Aquarius, noleggiata dall’Organizzazione non governativa SOS Méditerranée, per il recupero dei “migranti” all’imbocco delle acque territoriali libiche e battente bandiera di Gibilterra, di permanere presso le coste maltesi, con formale richiesta alle autorità di La Valletta di accoglierla e di permettere lo sbarco dei “migranti”. Al rifiuto di suddette autorità, il nostro Governo ha ribadito l’indisponibilità italiana ad accogliere l’Aquarius, pur assicurando, attraverso i mezzi e gli uomini della nostra Marina e della nostra Guardia costiera ogni supporto logistico per ridurre al minimo i disagi per le persone imbarcate.

A questo punto si sono levate le alte grida delle anime belle a livello planetario, ma, soprattutto, nazionale:  dal Cardinale Gianfranco Ravasi, che cita blasfemamente il Vangelo, distorcendone il significato e dimostrando di non comprendere la differenza che c’è fra la carità, che deve essere assolutamente personale, ed i doveri dei governanti che debbono, come la Chiesa ha sempre insegnato, avere di mira il bene comune, alle opposizioni di sinistra (Pd, Leu…), che hanno gridato alla disumanità ed alla violazione del diritto internazionale, oltre che all’irresponsabilità, con conseguente isolamento del nostro Paese, per giungere al portavoce del Partito governativo francese En Marche e dello stesso Capo di Stato transalpino.

Ma queste accuse hanno un fondamento etico, giuridico e/o fattuale? Gli eventi immediatamente successivi hanno dimostrato l’assoluta inconsistenza delle posizioni di chi si è stracciato le vesti. Sul piano della realtà politica, questa operazione ha indotto i maggiori interlocutori dell’Italia ad una posizione di totali rispetto e comprensione, a parte le dichiarazioni (e nulla più) francesi e spagnole. La Commissione europea e tutte le autorità dell’Unione non hanno potuto prendere posizione a favore di Malta e contro l’Italia e neppure hanno potuto condannare entrambi gli Stati membri per la chiusura dei loro porti. Sul piano giuridico hanno dovuto riconoscere l’assoluta legittimità dell’azione, sia pure dettata da condizioni emergenziali, valutate, ovviamente, dallo Stato che tale decisione prende: se la scarsità di territorio e di popolazione dell’arcipelago maltese è motivo sufficiente per non accogliere 629 persone, in quanto, esse costituirebbero un precedente capace di far sommergere lo Stato da flussi di ben altra portata, l’argomento vale anche per l’Italia, che, avendo già accolto oltre 600 mila persone nei soli ultimi cinque anni, può legittimamente paventare la prosecuzione dell’arrivo di flussi indiscriminati. Il diritto internazionale, quindi, obbliga al soccorso dei naufraghi in mare, ma non a concedere loro la possibilità di sbarcare.

Su questo punto, poi, la posizione italiana è particolarmente duttile ed accogliente: il nostro Governo fa sbarcare ed accoglie tutti i naufraghi salvati da imbarcazioni battenti bandiera nazionale e respinge tutti quelli salvati da navi di altre nazionalità. Il principio è semplice: tutti hanno l’obbligo di soccorrere i naufraghi, ma chi carica i naufraghi su una propria nave deve assumersi anche l’onore di ospitarli, esercitando l’ovvia selezione tra coloro che intende accogliere definitivamente e coloro che intende rimandare al Paese natio.

Di fronte ad una posizione tanto aperta e generosa, come nella tradizione italiana, ma non più disponibile a fare del nostro Paese quello che si fa carico delle mancanze di chi non fa fronte alle proprie responsabilità, una parte dell’Europa è entrata nel panico.

La Spagna del nuovo Primo Ministro socialista Pedro Sanchez ha pensato di giocare la carta della solidarietà operativa, al fine di disinnescare l’episodio, con tutta la sua carica di efficacia, accompagnata, però, dalla minaccia di denunce penali di diritto internazionale nei confronti dei membri del Governo italiano. La risposta di Roma è stata quella di ignorare minacce fondate sul nulla e di ringraziare Madrid per la sua assunzione di responsabilità, pur ricordando che il Paese iberico, anche dopo questo gesto, è ancora molto distante dall’aver assolto a tutte le sue responsabilità. Mi permetto di sottolineare come, sul piano politico interno, le forze cosiddette «sovraniste» non siano pressoché presenti in Spagna e, quindi, non costituiscano un problema politico per il giovane Esecutivo.

La risposta francese è molto più interessante sia sul piano umano che politico. Gli insulti ed il moralismo nascondono coscienza sporca ed assoluta incapacità politica. La Francia non salva naufraghi e non ne accoglie; addirittura sospende la libera circolazione tra i Paesi di Schengen, affinché le persone accolte in Italia non passino il confine e non entrino nel suo territorio. La logica vorrebbe che l’Eliseo fosse fra coloro che maggiormente plaudono al nuovo corso italiano, ma Parigi non vuole una soluzione che veda tutti i Paesi europei in una medesima condizione e non si preoccupa (rectius non si preoccupava) neppure di una soluzione definitiva, tesa a far cessare i flussi, visto che era molto più economico lasciare la questione sulle spalle dell’Italia e, al massimo, rafforzare la vigilanza transfrontaliera. Il gesto del Governo italiano ha fatto crollare questo castello di carte: di qui la reazione così scomposta.

Sul piano umano questo episodio dimostra la debolezza e la prevalenza dell’istinto sulla ragione nell’agire del giovane Presidente francese, incapace di sopportare le pressioni mentali ed emotive che il ruolo di Capo di Stato richiede. Dopo aver insultato il Governo italiano, ha telefonato al nostro Presidente del Consiglio assicurandogli che non fossero a lui riconducibili le parole da lui stesso pronunciate (sic!). Il nostro Governo ha accettato la piccola bugia del bambino preso con le mani nella marmellata come atto di scuse ed ha magnanimamente chiuso l’incidente diplomatico, portando a casa un indiscutibile successo politico in seguito al vertice di Parigi seguito a tale atto di magnanimità. In tale incontro la Francia ha dovuto riconoscere tutte le ottime ragioni italiane, pur non impegnandosi a condividere il peso dell’accoglienza, ma, finalmente, appoggiando l’idea banale, se mi si consente, che chi non parte dalle coste africane non muore in mare e non crea problemi di accoglimento; ma, evidentemente, per far comprendere questo al principe dei servi della Sinarchia eurocratica, era necessario un gesto plateale, come un sonoro ceffone per favorire il ritorno alla piena padronanza di sé.

Gli altri maggiori attori sulla scena europea, a partire dalla Germania, hanno preso posizione, chi in maniera più esplicita, come ad esempio il Belgio e l’Austria, chi in maniera più sfumata, come, appunto, Berlino, a favore delle tesi italiane, contro le quali, eccezion fatta per quelle citate, non si sono levate voci critiche.

Il Presidente americano Donald Trump ha espressamente plaudito al comportamento italiano definendolo «favoloso» e lodandone l’efficacia. Dopo la consonanza sulle aperture alla Russia registrata durante il G7, l’intesa italo-statunitense si rafforza anche sui temi dell’immigrazione, sempre con buona pace di chi grida all’isolamento italiano.

Sul piano etico, l’azione del Governo italiano è stata accusata di illiceità per disprezzo delle sofferenze inflitte ai clandestini dell’Aquarius e per aver utilizzato delle persone come strumento tecnico di pressione a fini politici. Quando è lecito ad uno Stato imporre sofferenze a delle persone?

È lecito quando queste sofferenze non violano dei diritti assoluti e sono proporzionalmente accettabili rispetto al bene che si vuole ottenere, anche tenuto conto delle responsabilità degli esseri umani oggetto di tale azione. Nel caso di specie l’azione italiana infligge agli ospiti dell’Aquarius un prolungamento del loro viaggio in mare di 4 o 5 giorni, nella peggiore delle ipotesi di una settimana; tutte le conseguenze fisiche lamentate, fino ad ora, dai responsabili dell’imbarcazione, che, sia detto per inciso, hanno fatto di tutto per ingigantirle, sono state la necessità di utilizzare medicinali contro il mal di mare ed un accresciuto stress psicologico, non meglio definito e quantificato.

È legittimo imporre tali sofferenze a persone che, imbarcandosi in condizioni di sicurezza inesistenti, obbligano altri a prendersi cura di loro? Evidentemente dipende dalle sofferenze che questa azione tende ad evitare a loro e ad altri. È, quindi, lecito, imporre a queste persone dei dolori in vista di un vantaggio per altri, poiché lo stesso principio di solidarietà che obbliga a prendersi cura di loro quando si trovano, anche in conseguenza delle loro azioni, in stato di bisogno, rende legittimo, per un elementare principio di giustizia richiedere a loro, sempre nel rispetto di una ragionevole proporzionalità, di sopportare disagi ed anche sofferenze per far sì che altri non debbano avere conseguenze decisamente più pesanti, quando non atroci. Ecco che il sentimentalismo ipocrita e bigotto di chi piange queste sofferenze così contenute non riesce a nascondere il totale disprezzo nei confronti delle tragedie che tale lacrimale buonismo favorisce, quando non provoca.

La carità cristiana non può mai essere disgiunta dall’impegno razionale al conseguimento del bene comune e non può mai essere, neppure, indirettamente, complice del male e dell’ingiustizia.

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[1] La Lega continua ad essere parte integrante dell’alleanza di Centrodestra con Forza Italia e Fratelli d’Italia; fatto questo che viene continuamente ribadito tanto dalle dichiarazioni dei vertici dei partiti, quanto dal permanere ed al diffondersi, su tutto il territorio nazionale, di tale alleanza a livello sia locale che regionale. Il Movimento 5 Stelle, dal canto suo, continua a negare ogni possibilità di accordo permanente con altre forze politiche, presentandosi a tutti gli appuntamenti elettorali in orgogliosa solitudine, anche a costo di pagarne carissimi prezzi sul piano del risultato, come non solo ammesso, ma ribadito da Beppe Grillo all’indomani delle ultime amministrative.

[2] Il Gruppo dei 7 (G7), nato nel 1975, rappresenta il luogo di incontro, sufficientemente informale, dei capi di Stato e di governo delle sette maggiori economie occidentali: Stati Uniti, Giappone, Repubblica Federale di Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Canada. L’approccio non è mai stato unicamente economico e la sua finalità è sempre stata quella di coordinare le politiche di questi Paesi a livello globale, al fine di difendere e sviluppare l’egemonia planetaria dell’Occidente. Nel 1997 alle sette nazioni occidentali è stata aggiunta la Russia, considerata, almeno in prospettiva parte integrante del nuovo Occidente nato dalla fine della Guerra Fredda. Nel 2014, in seguito alla secessione della Crimea dall’Ucraina ed all’annessione di quella alla Russia, Mosca ne è stata espulsa, in base ad un ritorno a valutare la terza Roma come avamposto di un Oriente euroasiatico e non più come antemuralis Occidentis.

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5 commenti su “La vicenda della Aquarius. E altro”

  1. Colaus de Arce

    Articolo impeccabile, condivisibile.
    Finalmente un governo che…governa, inoltre il Card. Gianfranco Ravasi, uomo di grande cultura ma dipendente dal politicamente corretto, dovrebbe ben sapere cosa voglia dire la parola “Prossimo”, e chi sia il prossimo a noi più prossimo, solo comprendendo questo si può agire nella correttezza morale e sociale.

  2. Carla D'Agostino Ungaretti

    Sono totalmente d’accordo. Per l’ennesima volta la Chiesa Cattolica dimostra di essere diventata serva del “mondo” al quale fa di tutto per piacere. Ma in questo modo essa non attira nuove, autentiche e sincere conversioni, ma solo (forse) simpatia umana e pacche sulle spalle e tutto finisce lì. Come mai non se ne accorgono?

  3. ma a una domanda potrebbero rispondere questi campioni dell’ accoglienza: ma l’africa dove è finita? sommersa dagli oceani, devastata dagli incendi, messa upside down da un terremoto che l’ha colpita da nord a sud da est a ovest, per cui c’è l’urgenza di salvarne i superstiti i naufraghi gli scampati i sopravvissuti??? C’é ancora l’Africa??? Solo in questo caso emergenziale, si giustificherebbe il dovere umano dell’ accoglienza … Ma stando così le cose l’ Africa è ancora lì, salda sui suoi piedi e le gente che ne viene via, così in carne e florida e pimpante, ne dà la prova…. E allora che cianciano questi Bergogli questi Onu questi Eu questi Macron e Micron DI DOVERI DI ACCOGLIENZA? Ma non si sono accorti ancora questi bergogli micron macron merkèll, e piddioti vari nostrani servetti di questi,, che il loro disegno è fin troppo evidente e stampato sulle loro facce criminali e idiote: quello di sommergere l’Europa con l’Africa ( e l’ Asia), per l’odio che hanno per l’ordine naturale delle cose voluto da Dio- ad ognuno la sua terra e la sua patria e la sua casa – e instaurare il loro ordine infame, quello, come affermano, di “rimodulare il mondo in maniera più vicina al desiderio dei loro cuori (maledetti)/ “Remould it nearer to the heart’s desire.”??

  4. ma alla radice di tutto rimane la constatazione che l’Africa nera, nel corso dei millenni che hanno conosciuto le grandi civiltà umane, non ha mai espresso niente che possa andare sotto il nome di queste civiltà: ancora oggi in tutto un continente, con una popolazione ormai ben oltre il miliardo, non riesce ancora a dar prova, in nessuna parte di esso, di una capacità di governo e di organizzazione sociale appena decentI: l’unica fantasia, l’unico impegno e l’unica tenacia che vi vengono dimostrati, stanno tutti nella capacità di fuga dalle condizioni infelici da lor stessi create, verso una meta che dia loro, come un diritto, una condizione migliore di vita. Razzismo? E allora gli Africani dimostrino loro stessi di essere capaci di gestire la loro vita, senza bisogno di spitoccare altrove una vita migliore. Se la costruiscano a casa loro, onorando la loro rivendicazione di essere padroni in casa loro, perché l’Africa l’hanno voluta per gli Africani: e allora perché ora fuggirne?

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