Egregio Direttore,

in Francia non pare placarsi la protesta dei cosiddetti «gilet gialli». Ho notato, con un certo dispiacere, che «Europa Cristiana» non ha finora trattato l’argomento: Le chiederei, quindi, un Suo parere in merito e più in generale sulla situazione francese.

La ringrazio e Le auguro buon lavoro.

Giorgio Galleani – autotrasportatore

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Egregio Signor Galleani,

la situazione francese è in grande evoluzione e grande fermento. Sicuramente «Europa Cristiana» se ne occuperà in maniera più approfondita una volta che il tutto si sia stabilizzato; per intanto mi fa piacere rispondere al Suo quesito, anche se in maniera necessariamente sommaria.

I nostri cugini d’Oltralpe stanno subendo, con la Presidenza di Emmanuel Macron, qualche cosa di paragonabile a ciò che ha patito l’Italia sotto i Governi di Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Nel suo disegno di riduzione dei popoli europei a tre classi sociali, la Sinarchia ha necessità di colpire prima quelle economie che sono maggiormente vicine ad un sistema naturale, vale a dire che hanno un numero di classi sociali più elevato ed imprese di tutte le dimensioni, dalla micro-azienda alla multinazionale. Ricorda, anche in Italia, le forsennate campagne di stampa contro il «nanismo» delle nostre piccole imprese?

In quest’ottica, evidentemente, ad essere colpiti per primi debbono essere i Paesi periferici, l’Italia e la Francia, mentre la Germania, che ha un’economia basata su grandi “Kombinat”, per di più con grandi commistioni azionarie tra industria e banche, potrà essere lasciata per ultima.

Per attuare questo disegno, di fronte alla crisi continentale delle tradizionali famiglie politiche europeiste, vale a dire dei partiti che fanno capo al PPE (popolari europei) ed al PSE (socialisti europei), e di fronte ad una crescita politica di Marine Le Pen più incerta (anche per suoi rilevanti errori politici) del previsto, i signori di Bruxelles e di Francoforte hanno estratto dal cilindro Emmanuel Macron, che si è presentato, al tempo stesso, come grande innovatore e come uomo dei poteri forti europei. Gli errori tattici e strategici della leader della destra francese gli hanno spianato la strada all’Eliseo. Una volta giuntovi, però, ha dovuto attuare la politica di austerità che gli eurocrati si aspettavano da lui, con conseguenti gravi sacrifici imposti alla stragrande maggioranza dei francesi.

Il malcontento popolare, soprattutto in relazione all’aumento dei carburanti, misura sempre efficacissima per colpire il ceto medio e le classi popolari, è sfociato in manifestazioni di piazza, blocchi stradali e qualche atto vandalico. I disordini ed i blocchi stradali hanno già provocato due morti e centinaia di feriti e la situazione non accenna a placarsi, in quanto il Presidente non intende ritirare le misure più impopolari ed i dimostranti non accettano di dare il loro consenso, neppure passivo, a tali misure.

Sul piano politico, queste manifestazioni sono nate spontanee ed apartitiche, ma non apolitiche; la stessa divisa scelta, gli ormai famosi «gilet gialli», i quali non sono altro che i giubbotti fosforescenti, obbligatori per gli automobilisti quando scendono dall’auto su strade di intenso traffico, denota una precisa scelta: il rifiuto delle politiche ecologiche fiscali dell’Eliseo, che colpiscono la quasi totalità della popolazione e, in modo particolare, coloro che vivono distanti dalle grandi città, la cosiddetta «Francia profonda».

Dopo gli errori che hanno condotto Macron all’Eliseo, Marine Le Pen, forse anche sull’esempio italiano di Matteo Salvini, ha intrapreso una politica di più forte contrapposizione all’Unione europea ed alle sue direttive, dietro le quali sempre più si trincera l’attuale inquilino dell’Eliseo. Questo potrebbe farle lucrare qualche simpatia tra i manifestanti, alcuni dei quali, sfilando per Parigi, scandivano lo slogan, caro al Rassemblement National (Raggruppamento Nazionale), nuovo nome da lei voluto per il vecchio Front National (Fronte Nazionale), «On est chez nous» («Siamo a casa nostra»).

La situazione è ancora fluida, ma pare plausibile che, anche per l’assenza di alternative, fatta eccezione per il movimento della sinistra radicale La France Insoumise (La Francia non sottomessa) di Jean-Luc Mélenchon, il Rassemblement National possa trarre vantaggi, anche in vista delle elezioni europee del prossimo maggio, dal clima di sempre più netto scollamento tra Macron ed il comune sentire del popolo francese, a tutto vantaggio di un rafforzamento del fronte “sovranista” all’Assemblea di Strasburgo.

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