Gentile Direttore,

riguardo al suo articolo, «Il processo Salvini rischia di cambiare il volto della Repubblica», del 26 gennaio scorso, circa il ruolo del Tribunale di Catania, e più in generale della Magistratura, che ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro dell’Interno, per sequestro di persona aggravato e sequestro di minori, circa quel che accadde al pattugliatore Diciotti e alle vicende che ne scaturirono per i migranti a bordo, nell’agosto del 2018, devo ringraziarLa, perché ho trovato per scritto quel che pensavo, sull’esercizio di un potere della Magistratura che interviene sul piano politico, dimostrando gli squilibri di un Paese alla deriva senza timonieri, ma con molti comandanti.

Del resto, è una sorta di squilibrio che si ritrova anche nelle prerogative esercitate dalla democrazia rappresentativa, nell’esercizio di un potere senza contrappesi, ottenuto su mandato popolare e senza vincoli, ma anche senza cessione di sovranità. Un insieme che nella democrazia diretta, inattuabile e inattuata a causa della mancata applicazione della Costituzione della Repubblica Italiana, per alcuni versi, anche da aggiornare ai tempi.

Sull’insieme, sarebbe meglio se ognuno facesse il suo mestiere e se la magistratura provasse a rientrare nel suo alveo di giudizio civile e penale, dimostrando nei comportamenti che i magistrati non avranno mai nulla a che vedere con la politica attiva, semmai per auto regolamentazione interna della professione: sarebbe una conquista civile per il riequilibrio dei poteri.

Sebbene non sia sufficiente, basti considerare l’abitudine dell’esecutivo a ricorrere al decreto legislativo, esautorando di fatto il Parlamento, cui si lega la sottoscrizione di Trattati e Accordi internazionali, sulla prerogativa del governo di esercitare una forza senza contrappesi della democrazia rappresentativa, troppo spesso, senza neanche passare dal Parlamento e dal parere del popolo, anche se si introducono norme che travalicano leggi e Costituzione, contravvenendo al dovere di svolgere funzioni obbligate a tutela della comunità nazionale.

L’aggravante, poi, è che in nome degli obblighi sottoscritti, quel potere senza contrappesi modifica il quadro legislativo e la stessa Costituzione, qualche volta, come nel caso della riforma del bicameralismo, fallendo per volontà popolare, ma anche con il contributo di velleità di contrapposizione politica fine a se stessa, con l’intento della sostituzione di un potere con un altro, e senza soluzione di continuità, procurando danni e perdita di fiducia dei cittadini nella politica sugli evidenti squilibri tra Stato e Comunità.

Ecco quindi che siamo al nocciolo del problema: l’equilibrio perduto resta solo nella prevaricazione, a volte perfino involontaria, per incapacità sia morali ed etiche, che culturali, della democrazia rappresentativa al servizio di poteri, che spostano, nel superamento degli Stati-Nazione, l’accelerazione verso un governo globale, costruito sulla contrapposizione geopolitica per aree continentali e valutarie.

Che poi si chiami fallimento della politica, neoliberismo e finanziarizzazione dell’economia, quel che conta è che resta ai cittadini, famiglie e imprese, pagare le conseguenze della proprietà di emissione della moneta fiat[1] dal nulla, messa a debito degli Stati e delle Comunità, includendo nelle mani del medesimo potere, l’emissione di moneta scritturale virtuale dei contratti derivati, il cui effetto dirompente si ritrova nella crisi endemica del 2008, che ancora oggi costringe a vivere in recessione economica, in attesa della prossima bolla speculativa.

Così, in carenza di equilibrio, anche la magistratura è costretta a giocare un ruolo che non le compete, aumentando il disordine e il rumore di fondo, dando spazio al caos che governa il mondo di oggi, in trasformazione così rapida che l’organizzazione umana, per limiti intrinseci sulla capacità di adattamento delle reti neurali del cervello umano, sulle forme convenzionali attuali, ha perso la capacità di governo della complessità che ha creato, generando una sorta di matrix automatica, che funziona come un motore che contraddice la seconda legge della termodinamica: non si ferma mai.

Allora, bisogna riflettere, semmai aiutati dall’analisi sullo stato del mondo nel 2018 di Oxfam, che ha fatto da cornice al Forum economico mondiale di Davos di pochi giorni fa, per confermare come gli strumenti di governo globale sono nelle mani di un “potere” consolidato, che li traduce in forme appropriate alle Comunità di cui si serve per auto alimentarsi, sostenuti dal diritto internazionale che ha piegato gli Stati-Nazione al loro volere, attraverso l’indebitamento e la spoliazione dei beni comuni, pubblici e privati.

Il risultato è che, mancando lo Stato di diritto, la partecipazione sociale nel mondo civile di oggi è il metro che misura il possesso di moneta che nasce a debito, e se dovesse venir meno, per mancanza di lavoro o di salute, sulla fine del welfare collegato alla sofferenza umana reale, non alle statistiche pubbliche, che soggiacciono agli scopi politici di turno, significherebbe piombare nella solitudine e nella sofferenza dell’invisibilità alla comunità cui si appartiene e al mondo, probabilmente aumentando le fila delle migrazioni disperate per speranza di sopravvivenza.

Una matrix amorale che è sfuggita di mano allo stesso potere dei pochissimi privilegiati oligarchi, che continuano a sostenerla con le armi, le guerre occasionali, il terrorismo, le migrazioni bibliche, le aree valutarie della geopolitica continentale, assieme al commercio giocato sui dazi, al dominio sulla ricerca scientifica e farmacologica in particolare, sulla I.A e la robotica deep learning, con algoritmi prodotti dal calcolo quantistico e dalla potenza di codifica data dalla nuova frontiera del qubit[2], mandando in soffitta il bit a 0 e 1 che ha governato il ‘900 fin qui, che cambierà il volto del lavoro per come lo conosciamo e tanto altro ancora.

Agli Stati-Nazione e alle loro comunità, resta la distruzione dell’ambiente, il clima impazzito, la desertificazione e il freddo glaciale, l’avvelenamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, la compromissione della salute umana, il debito, la rarefazione della moneta, la mancanza di lavoro e d’impresa, lo sbilanciamento tra poteri, la divaricazione sempre più profonda tra ricchezza e povertà tra Nord e Sud, in cui la Comunità subisce, senza speranza, l’elargizione delle mancanze, di equità e di diritti, come se nell’orizzonte dell’intera umanità, per disposizione convenzionale di uno sparuto gruppo di consociati oligarchi che posseggono le chiavi del recinto, in cui vive la lotta per la sopravvivenza all’interno della specie umana che conta più o meno 7,5 miliardi di persone, uniformata sulle mancanze da evitare, soffrendo e soccombendo troppo spesso.

Tutto questo, nonostante il trading online, le cripto monete e le blockchain, l’anonimato e la disintemediazione e il pensiero che io diventerò ricco giocando, finché un giorno, tutti gli io del mondo si sveglieranno e comprenderanno che 1 Euro, guadagnato così, è sottratto ad un altro essere umano che vive di speranza, operando nel medesimo recinto delle costrizioni umane.

Così, quando pensiamo al nostro campo d’azione, qui da noi, quando anche la magistratura invade il campo, resta vivo un solo argomento: la mancanza di equilibrio tra Stato e Comunità.

E quando lo Stato aggiunge disordine al disordine, a chi tocca, alla magistratura o alla Comunità, trovare le ragioni della convergenza per un cammino comune con l’obiettivo di tendere a rimettere in equilibrio quel che non lo è più?

Del resto, finché Costituzione resterà e l’esercizio della sovranità popolare sarà libera di esprimersi, esisterà ancora l’unico metodo democratico capace di governare l’Italia e la speranza che sia fondata sul diritto, che resta nella prospettiva dei cittadini italiani per il ritorno a un equilibrio possibile, e non solo qui da noi, ma in Europa e con una proiezione verso il bacino del Mediterraneo, da oriente a occidente.

E la chiave di volta, sulle emergenze epocali di oggi: moneta, salute umana, ambiente, insiste sulla sperimentazione di soluzioni di microeconomia di comunità e nella capacità dello Stato di favorirla al meglio, avendo disponibili un risparmio di spesa di 84,5 miliardi medi, sostenuti per pagare interessi e commissioni a 17 soggetti, per lo più stranieri, che acquistano Titoli di Stato da collocare in giro per il mondo, al fine di rifornire lo Stato italiano di moneta a debito per sostenere la spesa corrente, anno dopo anno e senza soluzione di continuità.

Un modo per morire con certezza matematica, semmai aiutati da società di rating straniere e da spread artificialmente costruiti, sul principio illogico della fiducia giornaliera.

Ma qui entriamo nel modello auto poietico del piccolo manuale di «Ecologia Economica» del nostro gruppo di studio, che tocca le relazioni di sussidiarietà e di autonomia della Comunità e dello Stato, dimostrando come sia possibile mediare con la situazione attuale e riuscire nell’intento del ritorno all’equilibrio perduto.

Ringrazio per l’attenzione.

Giovanni Tomei

 

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Egregio Signor Tomei,

innanzitutto, desidero ringraziarLa per la Sua lunga ed articolata lettera, cui, per ovvie questioni di spazio, non mi sarà possibile rispondere esaurientemente in ogni punto, e per le lusinghiere parole avute nei confronti dell’editoriale della settimana scorsa.

Vedendo, ora, alle questioni da Lei sollevate, per quanto concerne lo squilibrio insito nella democrazia rappresentativa, che crea, in capo agli eletti, «un potere senza contrappesi […], ma anche senza cessione di sovranità», mi permetto di osservare che tale situazione è l’inevitabile conseguenza della concezione dello Stato tipica del Liberalismo, da cui le democrazie occidentali derivano, concezione nella quale, avendo eliminato ogni riferimento al diritto naturale, ogni atto giuridico e, più in generale, ogni atto politico assume significato assolutamente volontaristico e, conseguentemente, soggettivo, senza nessun riferimento oggettivo. L’argomento, come si può intuire, è di enorme vastità e non può, quindi, essere trattato esaurientemente in questa risposta. Sarà svolto, in maniera un poco più organica, nella rubrica «Europa maestra di politica», quando, appunto, giungeremo a trattare delle conseguenze politiche dell’Illuminismo.

Per quanto riguarda, poi, la cosiddetta «democrazia diretta», essa è, in assoluto, inattuabile, in quanto sfocerebbe nell’anarchia nella distruzione di ogni tipo di Stato; sono, invece, possibili spazi, più o meno ampi, di consultazione popolare (al di là, ovviamente, delle elezioni), normalmente tramite referendum. Questo, però, non elimina il problema, aggravato dalla nostra Costituzione, che, memore del grande consenso goduto dal Fascismo, ha un vero e proprio terrore delle manifestazioni dirette della volontà popolare, che cerca di ingabbiare in tutti i modi; il più grave di tutti si sta rivelando l’impossibilità di sottoporre a referendum tutto ciò che consegue dai trattati internazionali, in quanto costituisce una discreta “blindatura” delle imposizioni della sinarchica Unione europea.

Sul fatto che «sarebbe meglio se ognuno facesse il suo mestiere e se la Magistratura provasse a rientrare nel suo alveo», concordiamo tutti, ma è molto più facile che un gruppo di persone rinunci ad un potere che esercita, sia pure in maniera abusiva, se vi è non dico costretto, ma, almeno, fortemente “invitato”. Ecco perché sono il Parlamento (nel caso di specie della vicenda Salvini, il Senato) e, più in generale, tutta la politica ad avere le maggiori colpe se non si riappropriano dei poteri e delle prerogative che loro spettano. Mi permetto, però, di osservare che la Magistratura esercita dei poteri che non le competono non è perché vi sia stata costretta, ma perché, profittando di una, sia pur colpevole, debolezza della politica, se n’è appropriata indebitamente e, fino ad ora, almeno in vasti strati, non intende demordere.

Ella, poi, viene a trattare della questione della moneta a debito e, quantunque non lo nomini, del signor aggio bancario. Qui si aprirebbe tutta la vastissima questione della contrapposizione tra quella che Ezra Weston Loomis Pound (1885-1972) chiamava l’«usurocrazia» e la concezione naturale dell’economia, di cui, almeno nel nostro Paese, ma non solo, il professor Giacinto Auriti (1923-2006) rimane figura emblematica. Sarebbe necessario affrontare il problema sotto varie sfaccettature, per tentare di ricomporre un prisma di una discreta complessità. Innanzitutto, occorre sgombrare il campo da un equivoco: la questione dell’«usurocrazia» non è un problema economico che ha risvolti politici, ma un tema filosofico e, almeno in Europa, religioso che ha importanti conseguenze politiche e di cui l’elemento economico è meramente strumentale. Anche questo argomento verrà affrontato, in maniera organica, nella rubrica «Europa maestra di politica», quando tratteremo della Sinarchia. Tutti gli effetti economici di politica economica, cui Ella accenna, sono assolutamente reali e rappresentano, purtroppo, solo parte della devastazione che il sistema nato con la “privatizzazione” della Banca d’Inghilterra (1694).

Per quanto concerne l’assetto istituzionale, mi corre l’obbligo di precisare che non sarà certo la Costituzione ad impedire la progressiva cessione di poteri, sia verso l’Unione europea e, per suo tramite, verso la grande finanza le grandi banche, sia nei confronti della Magistratura, che ha asservito la Carta ai suoi scopi ed al suo potere, ma che lo ha potuto fare anche perché la nostra Legge fondamentale, sempre nel timore di un eccesso di potere dell’Esecutivo, ha dato l’Ordine giudiziario un insieme di garanzie che lo hanno reso, di fatto, “irresponsabile” delle proprie azioni, tendendo a trasformarlo da servo della legge a suo interprete, prima, ed a suo padrone, in prospettiva.

Coscienti che non esiste alcun sistema istituzionale che possa mettere il cittadino al riparo da abusi e prevaricazioni, occorre tornare al realismo filosofico, che giudicava e, tuttora, giudica le istituzioni e la politica per ciò che fanno e/o perciò che evitano di fare. La politica può, quindi, peccare sia per eccesso che per difetto: può estendere il suo raggio d’azione oltre i limiti assegnatile dal diritto naturale, tendendo verso lo Stato totalitario, oppure cedere le proprie prerogative ad altre istituzioni e/o ad altri enti, in realtà chiamati ad altre funzioni, come la Magistratura, i mercati, il sistema bancario, l’Unione europea, la grande finanza in genere… In quest’ultimo caso si marcia sempre verso sistema totalitario, ma di un genere più oscuro, perché rimangono nell’ombra i veri detentori del potere e, quindi, diviene per i popoli più difficile la resistenza e l’insorgenza.

 

 

[1] La moneta fiat o moneta (a corso) legale è quello strumento di pagamento che trae il suo valore non dal suo valore intrinseco, anche indiretto, come, ad esempio, la sua convertibilità in oro e/o in monete convertibili in oro, ma dal comando di una Autorità, normalmente lo Stato, e dalla conseguente fiducia indotta nei consumatori anche dal potere coercitivo di tale Autorità.

[2] È l’abbreviazione di quantum bit; come, nella confutazione classica, l’unità informativa di base è il bit, così, nella confutazione quantistica, essa è il quantum bit.

 

 

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1 commento su “Lettera al Direttore di Giovanni Tomei”

  1. Giovanni Tomei

    Egregio Direttore,
    Grazie per aver pubblicato e commentato la lettera che le inviai. Certo che le questioni sono complesse e lo spazio non permette di entrare nel merito delle relazioni che inducono. Allora, provo a immaginare, per convenzione, che le cause storiche che si presentano al giudizio del nostro presente continuo siano innumerevoli, ed enuclearle, tra pensiero e linguaggio, porterebbe a distrarsi dalla sintesi, funzionale alla qualità attesa della vita nella prospettiva comune, che è quella del diritto alla dignità della vita. Così, restano le mancanze subite dei membri civili della comunità nazionale, il cui numero è sufficientemente alto da far riflettere che molti concittadini avvertano la mancanza fondamentale dell’Entità soccorritrice. Come se, nel venir meno del soccorso, non possano che acuirsi le incapacità emotive individuali ad aver cognizione di causa per sopperirvi, accelerando l’incomunicabilità civile e sociale per farvi fronte, sul venir meno dei principi etici della reciprocità. Si può anche arrivare a pensare che tutto questo non sia un caso, come potrebbe non essere un caso, essere distratti dagli effetti della storia, fino ad allontanarsi, e senza volerlo, dalla costruzione di nuovi paradigmi che possano determinare convenzioni più a misura della dignità della vita, in cui l’Entità soccorritrice sia avvertita, fino a indurre serenità individuale e collettiva. In effetti, sapendo, avendo cioè, cognizione di causa, posso anche lasciarmi alle spalle quel che so e avere davanti un’orizzonte libero, per riflettere come siano possibili piccoli passi e solo in compagnia di quei concittadini, con cui è il medesimo orizzonte che proviamo ad incontrare.

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