Maria Montessori, fra le prime donne a laurearsi in Medicina in Italia e da annoverarsi fra le pioniere del femminismo, è stata un’antesignana dell’ideologia gender. Interessante leggere ciò che pensava di lei la cattolica e attiva Principessa Maria Cristina Giustiniani Bandini (1866-1959), la quale, proprio perché cattolica, è stata messa sotto chiave dall’intellighenzia laica:

«Le vestali del femminismo frequentano gli ambienti modernisti, a cominciare dalla presidente del Consiglio Nazionale delle Donne, la contessa Gabriella Spalletti e dalla vice presidente, Dora Melegari […] Ma tra tutte queste signore, la più pericolosa è Maria Montessori […] La trovo una donna presuntuosa ed esibizionista, dalle idee assolutamente eversive. […] ha sostenuto che il miglior modo per aiutare la famiglia in Italia è l’educazione sessuale dell’infanzia, e per spiegarlo ha usato un linguaggio crudo e inaccettabile»[1].

La Montessori voleva rivoluzionare l’umanità:

«Ognuno, nella vita, ha una funzione che non sa d’avere e che è in rapporto col bene degli altri. Lo scopo dell’individuo non è di vivere meglio, ma di sviluppare certe circostanze che sono utili per altri. La grande legge che regola la vita nel cosmo è quella della collaborazione tra tutti gli esseri. Approfondire lo studio di questa legge significa lavorare per il trionfo della unione fra i vari popoli, e quindi, per il trionfo della civiltà umana»[2].

Divenne una femminista militante. Nel 1899 il massone Guido Baccelli, sette volte Ministro della Pubblica Istruzione, la nominò rappresentante dell’Italia al Congresso Internazionale delle donne, tenuto a Londra. Appoggiata dal sindaco di Roma Ernesto Nathan, ebreo di origini anglo-italiane, repubblicano nella linea di Mazzini e Saffi, massone dal 1887 (Gran maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1896 al 1904 e dal 1917 al 1919), ella scalò il successo grazie anche ai finanziamenti, come abbiamo visto nella prima puntata (qui), dei baroni Franchetti, in particolare della moglie del senatore, Alice Hallgarten, ebrea newyorkese. Nel 1909 Alice e Leopoldo Franchetti visitarono la «Casa dei Bambini» per i piccoli da 3 a 6 anni del quartiere  San Lorenzo di Roma. È qui che videro all’opera la Montessori con la sperimentazione del suo metodo: i piccoli messi a loro agio “agio”, liberi di interagire spontaneamente con l’ambiente, imparando “senza vincoli oppressivi” il vivere in comunità.  Ecco che i baroni la invitarono a trascorrere un periodo di tempo a Villa Montesca, a Città di Castello, per formare le maestre delle scuole rurali sul nuovo metodo montessoriano, e proprio durante questa permanenza la Montessori “perfezionò” la sua pedagogia scientifica, pubblicando nel 1909, con dedica ai baroni Franchetti, il celeberrimo volume Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei bambini. Là in quel palazzo di  Città di Castello, oggi, è attiva la «Fondazione Hallgarten-Franchetti Centro Studi Villa Montesca» che si pone l’obbiettivo di «aiutare la definizione di un sistema di educazione efficiente, che aiuti a superare le barriere alla formazione, per accelerare il riconoscimento dei risultati di apprendimento ottenuti in modi formali, informali e non formali. Ciò al fine di favorire la partecipazione attiva nei processi di apprendimento anche delle persone che, per motivi di emarginazione, ne rimangono esclusi», il tutto secondo i riferimenti dettati dalla Commissione dell’Unione Europea, che ha reciso le proprie radici identitarie, quelle dell’Europa Cristiana..

Con il sostegno di Ernesto Nathan la Montessori, quindi, aveva aperto a Roma, in via dei Marsi 58, la prima «Casa dei bambini» per i figli degli abitanti del quartiere San Lorenzo, roccaforte elettorale del Sindaco:

«Nell’inaugurazione ha detto che la donna deve liberarsi del suo ruolo domestico come una farfalla uscita dalla crisalide. La Montessori nei suoi scritti non parla mai di matrimonio, ma sempre di unioni, di amore, di un mutamento della concezione della maternità grazie alla “scelta cosciente e libera” del proprio compagno come contributo alla rigenerazione della razza. Insomma si va dal libero amore alla trasformazione dell’educazione in un allevamento di razze umane. Il suo tanto decantata metodo, poi, consiste nell’abolire ogni sforzo del bambino, vanificando l’autorità dei genitori. Non bisognerebbe presentargli alcuna legge o obbligo, ma aiutarlo a scoprire da solo ciò che è giusto fare. I genitori e i maestri non dovrebbero insegnare nulla al bambino, tanto meno correggerlo, e meno ancora punirlo[3].

Il metodo montessoriano è devastante in quanto percepisce l’educazione come libera spontaneità del bambino, concepito come un agente dell’evoluzione cosmica dell’umanità, non come fragile creatura di Dio, limitata dopo il peccato originale e, dunque, sempre in lotta, dentro e fuori di sé, fra ciò che è bene e ciò che è male. Ma quando sono i genitori e la maestra/il maestro a guidare con saggezza e regole il fanciullo è chiaro che la sua vita avrà vantaggi e guadagni, per sé e per gli altri nel presente e nell’avvenire.

La pedagogia montessoriana si prefigge di stimolare l’energia del minore, considerata particella del fuoco della vita universale. Non ci è possibile, per associazione di idee, non pensare al teologo modernista Pierre Teilhard de Chardin SJ (1881-1955) scienziato evoluzionista, paleoantropologo, che ipotizzò un «Cristo cosmico» e un cristianesimo panteista, dove la materia veniva spiritualizzata e, dunque, divinizzata.

Le idee cosmiche della Montessori sorsero quando aderì al femminismo e all’esoterismo della Società Teosofica, di cui abbiamo parlato la scorsa volta. La fondatrice, Helena Blavatsky, frequentava ambienti occultisti e spiritisti, dove divenne allieva di Allan Kardec (1804 – 1869), pedagogista e filosofo francese, nonché fondatore dello spiritismo, dottrina di cui fu il principale divulgatore a livello mondiale. Nelle sedute spiritiche l’avventuriera russa Blavatsky svolgeva il ruolo di «medium». Ella affermava di aver combattuto, vestita da uomo, nella battaglia di Mentana, al fianco di Giuseppe Garibaldi.

Così la Montessori, amica di oscuri e diabolici teosofi (coloro che si rifanno a misteriosi “maestri) e spiritualisti (coloro che ricevono lumi dalla consultazione dei defunti), forgiò una pedagogia fuori dalle regole della natura.

«Il programma della società teosofica è lo stesso della massoneria: dissolvere leggi e istituzioni, per arrivare a una fratellanza universale dell’umanità, senza distinzione di razza, sesso o credenza[4].

Questi sono alcuni dei semi culturali da cui è sorta l’Unione Europea e la Montessori è tra i maggiori protagonisti del dramma irragionevole e confusionale della nostra contemporaneità.

Entrata nel 1899 nella Società Teosofica, rimarrà profondamente legata ad essa, tanto che trascorrerà gli anni della seconda Guerra mondiale ad Adyar, nella sede internazionale della società stessa, sia pure in domicilio coatto, essendo cittadina italiana e quindi di un Paese belligerante nemico. Gli scritti filosofico-femministi sono prova insindacabile di quella nefasta influenza teosofica.

Nel 1904 consegue la libera docenza in antropologia e, quindi, ottiene l’opportunità di occuparsi dell’organizzazione educativa degli asili infantili. Intanto il suo saggio Il metodo della pedagogia scientifica viene accolto entusiasticamente e tradotto in tutto il mondo.

Al suo arrivo negli Stati Uniti, nel 1913, il «New York Tribune» la presenta come «the most interesting woman of Europe» («la donna più interessante d’Europa»). Dal successo dell’esperimento romano nasce il movimento montessoriano, dal quale nel 1924 avrà origine la «Scuola magistrale Montessori» e l’Opera Nazionale Montessori», eretta, quest’ultima, in Ente morale e volta alla conoscenza, alla diffusione, all’attuazione e alla tutela del suo metodo. Lei ne diviene Presidente onoraria.

Dal momento in cui apprende che il suo amante Montesano avrebbe sposato un’altra donna, prende a vestirsi soltanto più di nero. La sua vita diventa soltanto più pubblica, ma, in definitiva, lo era sempre stata.

Alcuni critici progressisti l’hanno criticata per le tante scuole private aperte a suo nome e per le sue amicizie altolocate. Mentre critici di destra non hanno apprezzato le sue indicazioni educative per garantire criteri di uguaglianza collettiva.

Nel 1914 si trasferisce in Spagna, dove rimane fin oltre il termine del conflitto mondiale; rientra in Italia nel 1924 e la sua fama internazionale conquistò non solo Mussolini, ma addirittura papa Benedetto XV, che le diede udienza. Nella seconda metà degli anni Venti Maria Montessori sperò che la modernità del suo Metodo ricevesse una consacrazione nazionale e fosse appoggiata sia dai cattolici che dai fascisti.

La sua brama di notorietà era insaziabile.

Riuscì a ritagliarsi notevole spazio anche sotto il fascismo. La «Società degli Amici del metodo» viene trasformata in Ente morale, prendendo il nome di« Opera Nazionale Montessori», con sedi a Napoli ed a Roma, con presidente onorario Benito Mussolini. Tuttavia le scuole positivistiche montessoriane, viste dal regime come possibilità per combattere l’analfabetismo, per le quali ha simpatie anche la progressista Maria José di Savoia, iniziano a turbare molti.  In Italia sta dominando la cultura dell’idealismo di Croce e di Gentile e il direttore generale per il settore educativo, Giuseppe Lombardo Radice, dapprima simpatizzante del metodo Montessori, muove ora pesanti critiche, accusandola di aver rubato idee a Rosa (1866-1951) e Carolina (1870-1945) Agazzi, sostenendo che solo le due sorelle bresciane avevano elaborato un metodo tutto italiano. Sulla scia di Radice giungono altre critiche e Maria Montessori viene ora definita «abile ammaliatrice», «camuffatrice», «affarista».

Terminati i corsi internazionali svolti a Roma nel 1930 e nel 1931 e le conferenze all’estero, soprattutto quella di Ginevra sulla pace, la cui eco fu enorme, si giunge alla  rottura con il regime: nel 1933 viene pubblicata La pace e l’educazione, ma la cultura fascista non appoggia più l’autrice. Nel 1934 vengono chiuse tutte le scuole Montessori, sia per la formazione degli insegnanti che per i bambini. Due anni dopo, per ordine del ministro Cesare Maria De Vecchi, chiude i battenti anche la Regia scuola triennale del Metodo Montessori, che a Roma preparava i maestri dal 1928; allo stesso modo, sempre nel 1936, si pone fine all’attività dell’Opera Nazionale.

Maria Montessori lascia l’Italia nel 1934 e va a risiedere in Spagna insieme al figlio Mario, nato nel 1898 dalla relazione con lo psichiatra Giuseppe Montesano, e che ella partorì di nascosto, affidandolo ad una famiglia di Vicovaro, un piccolo comune del Lazio, e quindi alle cure della signora Vittoria Pasquali. Succesivamente lo iscriverà in un collegio. Quando morì sua madre, la Montessori prese con sé il figlio quattordicenne, che ella presentò sempre come un nipote. La vera identità di Mario sarà rivelata soltanto nel suo testamento[5].

 

Al posto del metodo Montessori, il fascismo accolse il metodo delle sorelle Agazzi, «pedagogia d’ordine» a fronte della «pedagogia della libertà». La Guerra civile spagnola induce la pedagogista femminista e della pace universale a trasferirsi nel 1936 in Inghilterra. Madre e figlio si stabilirono poi, su invito di Ada Pierson (che nel 1947 sposò Mario), in Olanda, dove erano state fondate, dal 1923, scuole montessoriane, sia laiche sia cattoliche. Proprio qui incontrò, nel 1937, George Sydney Arundale (1878-1945), massone, vescovo della Chiesa cattolica liberale e presidente della Società teosofica, che la informò sulla fortuna del montessorismo in India, dove egli morirà. È proprio in questo periodo, siamo nel 1939, che la Montessori tenne alcune conferenze a Londra (successivamente raccolte nell’opera Dall’infanzia all’adolescenza, Milano 1949), in cui avviò con determinazione la riflessione sul «piano cosmico».

Nello stesso anno partì per l’India insieme al figlio per dirigere un corso per insegnanti indiani. Lo scoppio della seconda Guerra mondiale la bloccò qui e Mario fu incarcerato perché considerato un «nemico». Si dedicò all’approfondimento della centralità dell’educazione «cosmica», e le sue teorie vennero raccolte nel volume Come educare il potenziale umano (prima ed. inglese 1947 con il titolo To educate the human potential; poi Milano 1970). Fece ritorno in Olanda nel 1946, ma, conquistata dalle suggestioni orientali, compì ancora diversi viaggi in India.

 

Maria Montessori con suo figlio Mario sulla sinistra, insieme a George Arundale e sua moglie Rukmini sulla destra, India 1939

 

Terminata la guerra varcò il suolo repubblicano d’Italia e qui ritrovò terreno fertile, potendo riorganizzare l’Opera Montessori e le sue scuole. Mantenne la sua residenza principale ad Amsterdam e continuò a viaggiare per il mondo pubblicando libri e tenendo molteplici conferenze. A Perugia fondò il Centro internazionale di studi pedagogici. Era, ormai, una celebrità internazionale e venne candidata al premio Nobel per la pace.

Morì il 6 maggio 1952 a Noordwijk aan Zee (Olanda) e venne sepolta nel locale cimitero cattolico. Sulla sua tomba si legge, in lingua italiana: «Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo».

La sua Educazione Cosmica, presente nelle sue scuole, è un retaggio infausto, dove ritroviamo gli odierni concetti di educazione ecologica (ecologismo), educazione alla pace (pacifismo) ed educazione alla mondialità (mondialismo-globalizzazione). Tutte le discipline, in particolare la Storia, la Geografia e le Scienze, erano profondamente influenzate da questi principi, dai quali doveva nascere l’amore del bambino verso la vita. L’educazione preventiva di san Giovanni Bosco, basata su Ragione, Religione, Amorevolezza, diede al mondo generazioni e generazioni di «buoni cristiani e onesti cittadini», l’educazione cosmica della Montessori ha dato al mondo generazioni di persone instabili e insicure. Eppure lei prese il posto dell’effige di Marco Polo sulle ultime banconote da mille lire e nella miniserie televisiva che  l’ha immortalata (2007, regia di Gianluca Maria Tavarelli), con l’interpretazione di Paola Cortellesi, viene presentata come una donna esemplare, faro per tutte le donne. In realtà fu una degna seguace della “libera” Marianne.

 

 

[1] R. de Mattei, Trilogia romana, Solfanelli, Chieti 2018, p. 67.

[2] Maria Montessori, Educazione e pace, Garzanti, Milano 1949, Opera Nazionale Montessori, Roma 2004, p. 20

[3] Ivi, pp. 68-69.

[4] Ivi, p. 70.

[5] B. Vespa, Donne d’Italia, Edizioni Mondadori, Milano 2015, p. 369.

 

 

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1 commento su “Maria Montessori, una vita fra massoni, modernisti e femministe – II”

  1. .A.M.

    Grazie Cristina.
    Leggo spesso e volentieri quanto tu e Carlo, pubblicate e ve ne sono molto grato: al di là dei …”punti di vista ” personali, le ricerche storiche , ma sopratutto le argomentazioni da voi trattate, sono sempre assai utili e interessanti.

    Un cordiale e grato saluto ad entrambi

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