Peregrini si possono intendere in due modi, in uno largo e in uno stretto: in largo, in quanto è peregrino chiunque è fuori della sua patria; in modo stretto non s’intende peregrino se non chi va verso la casa di Sa’ Iacopo o riede.
È però da sapere che in tre modi si chiamano propriamente le genti che vanno al servigio dell’Altissimo: chiamansi palmieri in quanto vanno oltremare, la onde molte volte recano la palma; chiamansi peregrini in quanto vanno a la casa di Galizia, però che la sepoltura di Sa’ Iacopo fue la più lontana della sua patria che d’alcuno altro apostolo, chiamansi romei quanti vanno a Roma.

(Dante Alighieri, Vita Nova, XL)

 

 

Il 16 aprile la Chiesa ricorda san Contardo, primogenito dei principi d’Este, signori della città di Ferrara. Recita il Martirologio Romano: «A Broni presso Pavia, commemorazione di san Contardo, pellegrino, che scelse una vita di estrema povertà e morì colpito da una malattia mentre era in cammino per Compostela».

Nacque a Ferrara nel 1216 da Aldobrandino I d’Este (1190-1215), signore di Ferrara, che aveva avuto, con la precedente moglie una sola figlia legittima, Beatrice; mentre la madre apparteneva alla nobile famiglia dei Contardi. Aldobrandino fu avvelenato, a 25 anni, nel 1215 e la famiglia estense, nella persona di Azzo VII, sapendo che la vedova si trovava in attesa di un figlio, la allontanò dalla residenza di Calaone per farla partorire a Ferrara, nel tentativo di avere meno problematiche per la successione. È così che Contardo venne alla luce a Ferrara, sotto la protezione dello zio Azzo VII, senza essere riconosciuto come l’erede della casa estense. Gli Estensi, quindi, con l’assassinio di Aldobrandino perdettero ogni influenza sulla Marca Anconitana. Nel 1222, la famiglia Salinguerra riconquistò Ferrara e per molti anni gli Estensi non riuscirono a riprendere il potere, fino al 1240 con Azzo VII.

Nel 1234 la sorella Beatrice III andò in sposa al re di Ungheria Andrea II (1175 – 1235) detto il Gerosolimitano perché fu tra i fautori della quinta crociata in Terra Santa.  Dato il forte legame affettivo che legava Contardo e Beatrice, egli venne riconosciuto principe estense e, negli anni a venire, quel legame divenne solido anche con il figlio di Beatrice, suo nipote, Stefano d’Este.

Nel 1235 Andrea II d’Ungheria nominò Contardo Milites Sancti Sepulcri, Cavaliere del Santo Sepolcro, in virtù delle caratteristiche della sub infeudazione con il Regno di Gerusalemme, una pratica d’uso durante l’epoca feudale. Proprio in quegli anni Contardo sentì la voce di Dio che con forza lo chiamò a lasciare ogni ricchezza terrena e il diritto di successione del suo casato, per vivere in povertà e come pellegrino del Vangelo sulle strade della Terra Santa e d’Europa.

Il pellegrinaggio era una scelta di vita, assai difficile e molto rischiosa. I viaggi in Terra Santa, poi, erano un vero e proprio azzardo per la propria incolumità fisica. Quando si decideva di mettersi in marcia nei luoghi sacri di Gesù Cristo occorreva farlo con gruppi armati per prevenire gli attacchi dei predoni e dei musulmani. La crociata stessa era vissuta come una forma particolare di pellegrinaggio, per difendere i luoghi Santi e, quindi, la Fede e la cristianità.

Il pellegrinaggio, per gli europei, era una pratica importantissima in quell’epoca. C’erano i romei (ovvero coloro che avevano per meta Roma), c’erano i pellegrini diretti alla tomba di san Giacomo apostolo, a Santiago di Compostela, ma solo pochi diventavano palmieri: da palma, lemma con cui si designavano anticamente i pellegrini che si recavano in Terra Santa o da cui provenivano: «chiamansi palmieri in quanto vanno oltre mare, là onde molte volte recano la palma», così scrisse Dante. Dunque i pellegrini che si mettevano in cammino per la Terra Santa diventavano spesso dei martiri perché uccisi per la loro fede.

Il rischio di morire era grande: il percorso durava tre anni a piedi e poco meno se si usavano le imbarcazioni. Privazioni, malattie, intemperie climatiche, rapine, attentati, omicidi tutto era messo in conto dal palmiere che poneva come obiettivo: la fede pubblica della testimonianza e la penitenza dai propri peccati. Con questo spirito il cavaliere Contardo d’Este partì per la Terra Santa e dopo alcuni anni ritornò sano e salvo, e ricco di santità. In patria proseguì nel cammino spirituale del perfezionamento cristiano e della penitenza. Seguì in particolare le iniziative della sorella Beatrice, che fondò il monastero di Sant’Antonio in Polesine.

All’età di 33 anni lasciò nuovamente Ferrara con alcuni compagni per affrontare un altro pellegrinaggio: Santiago di Compostela. Durante il tragitto edificava con la sua fede e la sua semplicità le persone che incontrava lungo il cammino. In qualche modo ricorda il coevo san Francesco d’Assisi: per la rinuncia ai beni, al prestigio, all’onore; per la profonda umiltà; per l’essere cavaliere di Cristo; per aver raggiunto la Terra Santa; per il fervore nella penitenza e nel conquistare anime al Salvatore.

Giunto a Broni, in provincia di Pavia, nella diocesi di Tortona, con l’intenzione di salpare dalla Liguria, si ammala ed esprime ai suoi compagni di pellegrinaggio la volontà di essere sepolto proprio a Broni, se morisse, e i pellegrini, profondamente addolorati e con il peso nel cuore fanno voto a Contardo di proseguire da soli il cammino fino a Compostela, dandogli appuntamento al loro ritorno: avrebbero percorso la stessa strada, facendo tappa, quindi, a Broni per ritrovarlo guarito e riportarlo a Ferrara. Ma la malattia si aggrava, nel contempo terminano i pochi soldi che aveva portato con sé e viene trasferito dall’albergo del paese alla cascina di un contadino che gli offre solo un pagliericcio per terra sul quale sdraiarsi. Spira in queste condizioni il principe Contardo, primogenito di Aldobrandino I d’Este: è il 16 Aprile 1249.

Alcuni prodigi impedirono che la sua morte avvenisse nell’anonimato, manifestando così, pubblicamente, la santità dell’ignoto pellegrino ai bronesi dell’Oltrepò pavese. Ecco che le campane delle chiese si misero a suonare a distesa, ininterrottamente e in assoluta autonomia. Non c’era modo di silenziarle e gli abitanti non sapevano che cosa fare°, dopo un po’ di tempo qualcuno si ricordò del povero pellegrino malato e quando alcune persone si diressero al giaciglio di paglia videro che il corpo di Contardo era contornato di splendenti fiammelle. Immediatamente vennero organizzati il funerale e la sepoltura, e le campane smisero perciò di suonare.

Presso la sua tomba iniziarono a verificarsi molte grazie e altrettanti miracoli: in particolare guarigioni dal mal di testa e dai dolori alla colonna vertebrale, caratteristici dei contadini che lavoravano duramente nei campi e sulle colline dell’Oltrepò pavese. I compagni pellegrini tornarono a Broni e, venuti a conoscenza della morte del povero pellegrino, essi rivelarono che si trattava del principe d’Este. Rientrati a Ferrara, comunicarono alla famiglia Este la volontà del loro congiunto di essere sepolto a Broni. Trascorse poco tempo e la salma del cavaliere pellegrino venne traslata nella chiesa parrocchiale, San Pietro apostolo, in piazza san Francesco d’Assisi.

Il culto di san Contardo venne approvato da papa Paolo V. La memoria della traslazione della salma all’interno della Basilica Minore in Broni è celebrata, con grande concorso di popolo e con una rilevante processione, l’ultimo sabato di agosto. Patrono di Broni, san Contardo è da molti considerato patrono di tutto l’Oltrepò pavese e, dal 1698 è compatrono di Modena. Il comune di Broni gli ha dedicato un colle, sulla cui cima si trova un’antica cappella, che per raggiungerla si percorre una strada impreziosita da un’artistica Via Crucis di 15 stazioni, realizzata dallo scultore pavese Angelo Grilli.

 

Monte San Contardo, Bruni (Pavia), diocesi di Tortona

 

 

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su print
Stampa
Condividi su email
Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *