San Guglielmo d’Aquitania che visse nel monastero benedettino di Saint-Guilhem-le-Désert

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In Europa sono esistite figure di primo piano che oggi non si sa neppure più chi siano state, nonostante che i “turisti globali” scattino milioni e miliardi di fotografie e selfie in giro per il Continente sulle tracce di abbazie, chiese, monasteri millenari. Il motivo è evidente: esse erano cattoliche e non rispettando, quindi, i canoni libertari seguiti alla cultura illuminista e positivista prima, poi liberalista, modernista, comunista e progressista dopo il tutto è stato cancellato con grande spirito di “libertà” e di “uguaglianza” per tutti, tranne che per i soggetti scomodi all’Europa secolarizzata e senza Dio. Fra questi Guglièlmo IX duca d’Aquitania e conte d’Alvernia e di Poitiers. conosciuto anche come Guglielmo di Gellone o Guglielmo I di Tolosa o ancora, in composizioni poetiche, come Guglielmo d’Orange. Egli non è da confondere con Guglielmo d’Aquitania, Guglielmo di Poitiers o Guglielmo il Giovane (in occitano Guilhèm de Peitieus), detto il Trovatore (22 ottobre 1071 – 10 febbraio 1137)[1].

Nacque nel 750 circa in Borgogna. Era figlio del conte di Autun, Teodorico I (ca. 720 – ca. 804) di antica famiglia Merovingia e di Alda o Audana (?- 751), figlia di primo o secondo letto di Carlo Martello, come è scritto in un documento dell’804, in occasione della fondazione del monastero di Gellone. Guglielmo, oltre ad essere nipote di Carlo Martello, era cugino di Carlo Magno, del quale fu anche paladino, titolo della nobiltà carolingia, fu proprio quest’ultimo a incaricarlo della difesa della Marca di Spagna, che attuò con alterna fortuna, ma con grande valore, tanto da essere celebrato nelle chansons de ges tes.

Dal 781, fu tra i consiglieri del re d’Aquitania, Ludovico il Pio e quando, tra il 789 ed il 790, Torsone venne destituito, lo sostituì come reggente d’Aquitania e fu investito della contea di Tolosa. Combatté sia contro i Baschi che i Mori, ossia gli islamici.

Nel 793 l’emiro di Cordova, Hisham I, figlio e successore del primo emiro omayyade Abd al-Rahman I, proclamò la guerra Santa contro i Cristiani del nord; radunò due grandi eserciti che attaccarono contemporaneamente sia le Asturie che l’Aquitania, dove Guglielmo, nelle vicinanze di Narbona, fu battuto, ma dopo una strenua resistenza, che attenuò la spinta dei musulmani. Guglielmo passò all’offensiva e, secondo Eginardo nella Vita Hludowici Imperatoris, nell’801, partecipò alla conquista di Barcellona, insieme ad Ademaro di Narbona, in tal modo divenne marchese della Marca di Spagna, mentre Narbona fu liberata nell’803.

Egli non è da confondere, come invece può accadere, con Guglièlmo IX duca d’Aquitania e conte d’Alvernia e di Poitiers (1071-1126 o 1127), che fu un trovatore di notevole valore, fra i più antichi in lingua provenzale.

Guglielmo si unì in matrimonio due volte: secondo Le manuel de Dhuoda, scritto dalla nuora Dhuoda di Guascogna (moglie del figlio Bernardo), prima con Cunegonda d’Austrasia († 795), nobile di origine visigota, dalla quale ebbe otto figli[2]; in seguito con Guitberga d’Hornbach († 804), dalla quale ebbe quattro figli[3]; le consorti sono citate nel documento per la fondazione dell’Abbazia di Saint-Guilhem-le-Desert, del dicembre 804.

Un giorno Guglielmo, mentre si trovava nell’abbazia d’Aniane nel Rossiglione, ritrovò un suo vecchio amico d’infanzia, Benedetto, decisero, insieme, di fondare nell’804, come registra Eginardo nella Vita Hludowici Imperatoris, il monastero benedettino di Gellona, attuale abbazia di Saint-Guilhem-le-Désert, imponendo ai monaci la riforma di Benedetto d’Aniane. Nell’806 entrò nel chiostro, abdicando a tutti i suoi titoli, da dove non uscì più. L’abbazia, inizialmente denominata abbazia di Gellona, alla morte del suo fondatore, fu ribattezzata «abbazia di Guglielmo», dopo la sua salita all’onore degli altari, divenendo ufficialmente l’abbazia di Saint-Guilhem-le-Désert, nome che sostituì quello del luogo (fino ad allora Gellona), attuale comune francese di 265 abitanti, situato nel dipartimento dell’Hérault nella regione dell’Occitania, nel cuore delle gole dell’Hérault, oggi sito turistico che fa parte del Grand site national della nazione. Intorno alla Attorno all’abbazia, divenuta nel tempo una stazione importante nel tragitto francese del Cammino di Santiago di Compostela, si sviluppò uno splendido borgo di case disposte a vari livelli lungo il corso del torrente Verdus, la cui struttura si è conservata molto bene lungo i secoli fino a noi.

In perfetta umiltà Guglielmo accettò di compiere nel monastero i lavori più umili, sottoponendosi, allo stesso tempo, alle più austere penitenze. Qui morì in odore di santità il 28 maggio 812, giorno in cui la Chiesa ne fa memoria. Sarà canonizzato nel 1066 da papa Alessandro II.

 

[1] Fu duca di Aquitania, duca di Guascogna e conte di Poitiers, dal 1086 alla sua morte. Fu anche conte di Tolosa, dal 1114 al 1124, dopo avere già invaso e occupato la contea di Tolosa, dal 1097 al 1100. Divenne uno dei condottieri della Crociata del 1101. Le sue imprese politiche e militari sono comunque meno note della sua opera letteraria, in quanto fu il primo dei trovatori, poeta lirico in lingua volgare occitana, del quale si conserva l’opera. Fu sepolto nella Chiesa di Saint-Jean de Montierneuf di Poitiers. Secondo il Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d’Anjou, Guglielmo IX, morì, 10 febbraio 1126 e fu sepolto nella Chiesa di Saint-Jean de Montierneuf di Poitiers, lasciando i titoli di duca d’Aquitania e conte di Poitiers al figlio primogenito Guglielmo, ovvero Guglielmo d’Aquitania o Guglielmo il Tolosano, detto il Santo (Tolosa, 1099 – Santiago di Compostella, 9 aprile 1137), fu duca di Aquitania, duca di Guascogna e conte di Poitiers, dal 1126 alla sua morte (1137). Di lui parleremo nel prossimo appuntamento della rubrica.

[2] Berà († 844), conte di Barcellona e marchese di Gotia. La paternità di Berà è indicata anche nelle Europäische Stammtafeln[11], vol III[12] (non consultate), inoltre Berà è citato come figlio di Guglielmo nella Vita Hludowici Imperatoris[13], quando riceve dal padre i territori conquistati ai Saraceni; Guitcario († prima dell’824), nominato nel documento per la fondazione dell’Abbazia di Saint-Guilhem-le-Desert, del dicembre 804; Idelmo († prima dell’824), nominato nel documento per la fondazione dell’Abbazia di Saint-Guilhem-le-Desert, del dicembre 804; Heriberto (ca. 785-843), citato dalla cognata Dhuoda, nel suo manuale, secondo Eginardo fu signore di Tortosa, dopo la presa della città, nell’809 e fu uno dei missi dominici di Carlomagno, nell’812. Ancora secondo Eginardo fu inviato a domare una ribellione di suo cugino Hodo. Catturato, nell’830, in Italia da Lotario, figlio di Ludovico il Pio, secondo gli Annales Bertiniani, fu accecato per ordine dello stesso Lotario ed esiliato col cugino Hodo. Heriberto da una moglie di cui non conosciamo né il nome, né gli ascendenti, ebbe una figlia, Cunegonda (ca.800- dopo l’835) che nell’813, sposò il re d’Italia, Bernardo Helimbruc († prima dell’824), nominato nel documento per la fondazione dell’Abbazia di Saint-Guilhem-le-Desert, del dicembre 804; Bernardo di Settimania, nominato nel documento per la fondazione dell’Abbazia di Saint-Guilhem-le-Desert, del dicembre 804 (794-844), marchese della Marca di Spagna, conte di Barcellona, duca di Settimania, e conte di Tolosa, che fu decapitato, per ordine di Carlo il Calvo; Gerberga († 834), citata dalla cognata Dhuoda, nel suo manuale, monaca a Chalon, fu annegata nella Saône, per ordine di Lotario I, versione confermata anche dall’Astronomo, nella Vita Hludovici imperatoris.

[3] Gocelone (ca. 796- † 834), nominato nel documento per la fondazione dell’Abbazia di Saint-Guilhem-le-Desert, del dicembre 804 e citato dalla cognata Dhuoda, nel suo manuale (Le manuel de Dhuoda), conte di Rossiglione e d’Empúries e marchese di Gotia ed è indicato, come conte, tra i missi dominici di Ludovico il pio, nell’834, decapitato per ordine di Lotario I;

Teodorico († ca. 840), citato dalla cognata Dhuoda, nel suo manuale, conte di Autun, succedendo, dopo l’826 allo zio Teudoino Guarniero († prima dell’843), citato dalla cognata Dhuoda, nel suo manuale; Rotilde († prima dell’843), citata dalla cognata Dhuoda, nel suo manuale, che sposò Wala (ca. 772- † 836).

 

 

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