La prima raffigurazione artistica in cui appaiono gli occhiali è sicuramente l’affresco che ritrae il cardinale domenicano Ugone di Provenza, o Hugues de Saint Cher (1200 circa – 1263), eseguito, intorno al 1352, dal pittore emiliano Tommaso da Modena (1326 – 1379). L’opera è conservata nella Sala Capitolare del convento di San Nicolò a Treviso. Essa comprende una serie di ritratti dedicati a vari prelati che avevano illustrato l’Ordine Domenicano.

Non è noto se l’artista dipinse gli occhiali perché era sicuro che Ugo li portasse già un secolo prima oppure perché così immaginava. Fatto sta che, in questo ritratto, gli occhiali vengono riprodotti nei minimi particolari, compreso il perno che li tiene sul naso e che permette di richiuderli. Le lenti appaiono rotonde, mancano invece le stanghette laterali che furono introdotte soltanto nel XVIII secolo.

Un altro ritratto del medesimo affresco raffigura altresì un ulteriore cardinale francese, Nicolas de Freauville (1250 – 1323) mentre accosta un libro vicino agli occhi per leggerlo meglio, usando una lente di ingrandimento. Anche in questo caso si tratta della prima rappresentazione pittorica di una tale lente.

Tommaso da Modena, in questo imponente lavoro, mette in scena una quarantina di personaggi illustri dell’ordine domenicano, tutti intenti, secondo il carisma della congregazione, a leggere, scrivere e studiare. Il colore prevalente è il rosso, declinato in varie sfumature e sapientemente miscelato in diverse tonalità. Lo stile è molto realistico in quanto alcuni monaci sono rappresentati anche con la barba disordinata o in modo da evidenziare problemi di salute dovuti all’età avanzata. Le difficoltà nella lettura rappresentavano pertanto, specialmente per questi frati assai eruditi, una penalizzazione alquanto dura e pesante.

L’esistenza di questo straordinario documento iconografico, realizzato, come detto, in Veneto, avvalora decisamente la tradizione che vuole localizzare nella Serenissima l’invenzione degli occhiali nel corso del XIII secolo. Ovviamente non conosciamo né ad opera di chi, né quando tale invenzione prese corpo, ma possediamo alcuni testi assai significativi in proposito. Esiste, ad esempio, un verbale capitolare delle arti, pubblicato a Venezia nel 1284, che nomina fantomatici «roidi da ogli» e «lapides ad legendum», che gli studiosi hanno identificato come occhiali e lenti di ingrandimento. Altri capitolari, redatti intorno al 1300, nominano i medesimi oggetti in lingua volgare: «rodoli de vero per ogli per lezzer» ovvero «rotondi di vetro per gli occhi per leggere».

Si trattava, con tutta probabilità, di lenti convesse destinate a correggere la presbiopia.

Ma il misterioso legame fra i domenicani e l’invenzione degli occhiali non si limita alla raffigurazione eseguita a Treviso. Un altro importante esponente di questa congregazione, il Beato Giordano da Pisa (1260 – 1311) ebbe sicuramente il merito di divulgare il prezioso ausilio facendolo conoscere in Toscana.

Egli, in una predicazione quaresimale in S Maria Novella a Firenze, sostenne, nel 1305, di aver conosciuto personalmente l’inventore degli occhiali circa venti anni prima, ma che costui non voleva diffondere tale scoperta. Si trattava probabilmente di un veneziano, conosciuto da Giordano a Bologna e vincolato da una sorta di segreto imposto dalla Serenissima. Ma anche un altro domenicano, Frate Alessandro della Spina (m. 1313 circa) viene descritto come umile artigiano dall’ottima manualità ed intento, nel convento pisano di S. Caterina, a riprodurre, perfezionandolo, il nuovo apprezzato strumento ottico. Rimangono, invece, poco più che leggende le ipotesi che attribuiscono l’invenzione degli occhiali a cinesi, indiani o arabi.

 

 

 

 

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