Illustrazione da Leggende orientali di Gesù Bambino

 

È quasi certo che chi ha conservato libri e riviste per ragazzi pubblicati dagli anni 20 agli anni 60 del secolo scorso, ne abbia qualcuno illustrato da Marina Battigelli. Non disponendo di una bibliografia completa, ma solo di fonti delle biblioteche, del collezionismo e del relativo mercato, si dà una stima di più di un centinaio di titoli, a cui va aggiunta l’opera incisoria, e innumerevoli cartoline e copertine di quaderni. Una produzione copiosa e una lunga carriera, consolidata in giovane età e continuata per tutta la vita, con un professionismo duttile e sicuro, ed un’originalità inconfondibile. Le poche informazioni biografiche confermano l’identificarsi di Marina con la sua arte, e ci fanno immaginare una personalità gentile, ma risoluta, audace nell’invenzione e impermeabile alle mode.

Marina Battigelli nasce al Cairo nel 1904 da genitori triestini. Il nonno si era trasferito in Egitto dai tempi della realizzazione del canale di Suez, e il padre architetto lavora al servizio del Kedivé. Mutando la situazione politica, i Battigelli rientrano in Europa, prima a Graz, in Stiria, poi a Firenze. Marina racconterà in seguito[1] che proprio il padre, morto prematuramente, aveva voluto che i figli crescessero in quello che lui considerava “il centro dell’italianità”. È una famiglia di ingegneri e di architetti, ed è suggestivo pensare che le nitide composizioni e l’esatta misura delle opere di Marina interpretino diversamente questi talenti.

D’altra parte la famiglia la mette in contatto anche con altre influenze: il fratello Raffaello infatti sposa la pittrice Fides d’Orlandi, sorella di Lea, artista, etnografa e folklorista, studiosa ed interprete delle tradizioni della terra friulana, fonti d’ispirazione e memorie identitarie per la stessa Marina. E non è forse un caso che una delle sue prime opere a soggetto originale sia la copertina e le illustrazioni per Il “cuore” delle bambine (ed. Bemporad 1922) della triestina Ida Finzi, scrittrice e giornalista ebrea, legata agli ideali irredentisti.

L’affermazione di Marina Battigelli in mostre e concorsi d’arte è legata alle tecniche incisorie, ed è come acquafortista che riceve premi ed elogi critici. Nel 1952 sarà nominata Accademica  della prestigiosa Accademia delle Arti  del Disegno di Firenze. Anche questa vocazione non mancherà di trasferirsi ed esaltarsi nella sua attività di illustratrice. È nota la sua raccolta di disegni Maternità, pubblicata da Mondadori nel 1938 in edizione numerata, un commosso inno al rapporto madre-bambino, che mostra quanto l’identità femminile possa esprimersi con pienezza di amore anche in modo diverso dalla generazione fisica.

 

Disegno da Maternità

 

Marina del resto, vivendo sempre nubile con la madre, allevò come suo Giovanni Lesca, un bambino trovato accanto alla madre morta da un gruppo di Alpini dopo una delle battaglie del Carso.

Lavorando, disegnando e scrivendo, Marina Battigelli risiederà tutta la vita a Firenze, dove morrà nel 1972.

 

Cieli cristallini

La Battigelli è, manco a dirlo, trascurata nelle storie della letteratura per ragazzi, ideologicamente schierate e traguardate al fumetto e alla grafica modernista.

Antonio Faeti in Guardare le figure (ed. Einaudi 1972) attira l’attenzione su di lei con un omaggio paradossale. Chiuso nel suo apriorismo anticattolico, Faeti arriva a fare dell’arte di Marina una specie di alter ego riottoso, che scappa fuori inavvertitamente dalle maglie di un involucro di devozionalità propagandistica. Insomma, non potendo fare a meno di apprezzare l’originalità e la bellezza delle sue illustrazioni, dichiara che Marina è un’artista a dispetto delle sue intenzioni e della sua ispirazione. Tanto può il pregiudizio. È invece proprio nella coerenza etica ed espressiva, nella razionalità ed insieme la visionarietà che sta l’essenza e il progetto dell’arte della Battigelli.

La quale arte, nella sua finezza di linee, nei particolari preziosi, nei colori di gemma e di lacca, è un’arte severa, nordica, mitteleuropea. Ha sullo sfondo le montagne e le nevi, abita una natura boscosa, selvatica, con acque e cieli cristallini

Feste, costumi, paesi, sono subito folklore. Appena può, veste i suoi personaggi di abiti tradizionali, abiti da festa di contadini e montanari. I paesaggi della Palestina (nelle storie del Vangelo), ove il deserto è al posto delle  montagne, hanno lo stesso tono pastorale, tra terre aride e alberi fioriti. I gesti semplici hanno solennità, mistero: le leggende nascono da una fede corale, e a loro volta le tradizioni di un popolo vivono nel fervore di fede. Anche nei paesaggi di Racconti di Toscana (di Cesare Fanciulli) o nei boschi di Greccio i rilievi sono nitidi, il senso comunitario fa tutt’uno con la natura.

 

«Il Presepe di Greccio» da Gesù Bambino nella leggenda del popolo italiano

 

È il massimo della libertà artistica: intuire ed esprimere quello che è già nelle cose, nei sentimenti, nelle memorie, e renderlo visibile per tutti. Anche dove il racconto è pura fiaba, è fiaba popolare, con le tinte smaltate di Bilibin e delle leggende russe.

Nelle figure umane, spesso con una delicata pietas che niente edulcora, Marina cerca un nitore, un’etica del segno che dà risalto ai volti, alle posture: i bambini sono festosi, innocenti, ma anche timidi; le donne belle e materne, ma anche accorate, gli uomini fieri ma anche pensierosi, i vecchi saggi ma anche dolenti. Non c’è leziosità, nel mondo di Marina: e allontanandosi nel tempo, prima dell’annuncio del Vangelo, uomini e paesaggi prendono una fissità di pietra.

Ma Marina sa anche condurre il gioco fino ai limiti del lezioso, come nelle decine di cartoline di Casa di Mamma Domenica o in Il segreto di un ciuffo d’erba (Paravia 1952), con certe fatine che spuntano in un variopinto erbario fantastico…

D’altra parte la sua ampia produzione mono e bicolore non deve considerarsi un’espressione minore o riduttiva. Il disegno, la tecnica incisoria, stanno alla base della sua poetica, con l’essenzialità e l’austerità di matrice jugenstil, i forti passaggi luce-ombra, i risalti audaci, l’estrema sintesi compositiva.

E questo linguaggio è il più efficace, il più commovente, per illustrare Il volo della Santa Casa di Nazareth (L.E.F. 1948), tutto in un intenso blu, come i cieli che solca il volo angelico, come il mare in tempesta nel golfo del Quarnaro. Narrazione e meraviglia, si rivolgono con delicatezza e sicura fede al bambino, e al bambino che è in noi.

La Madonna canta la ninna nanna che diventerà quella delle mamme nelle terre benedette dal sacro sorvolo:

 

Dormi dormi bel bambin

Re divin

Dori dormi fantolin

Fa la nane, caro figlio,

Re del siel.

Tanto bel, sutìlo giglio…

 

Illustrazione da Il volo della Santa Casa di Nazareth

 

 

(1 – continua)

 

 

[1]   Marina Battigelli, Confessioni di un’artista della grafica e dell’illustrazione in Gazzetta grafica, 1965, citato nel catalogo della mostra Marina Battigelli, incisioni (Castel del Poggio 1990). Nello stesso testo, la Battigelli rievoca l’atmosfera triste della casa, dove però la madre vedova forniva ai figli i materiali per disegnare ed esprimersi artisticamente. Di fronte al precoce talento di Marina, la madre invece non la incoraggiò a intraprendere una professione che riteneva troppo impegnativa, tanto che Marina in un primo tempo usò pseudonimi per non turbarla. Anche in queste memorie si avverte lo spessore umano della formazione della Battigelli e la sua personalità, dolce quanto risoluta.

 

 

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1 commento su “Marina Battigelli, i bambini e la bellezza – I”

  1. Fabian Negrin

    Bellissimo che si parli di Marina Battigelli, amo il suo lavoro in modo incondizionato. Forse si potrebbe entrare un po’ più nel dettaglio del suo specifico modo (dei suoi modi) di disegnare, ma vedo che l’articolo avrà un seguito. Ottimo il riferimento a Bilibin! soprattuto associato a quell’immagine dei pastori nel bosco.
    So per averne parlato di persona che anche Fatti la adora. Qualche mese fa (o era l’anno scorso?) ha finito una delle sue lezioni bolognesi del martedì, con una carrellata di diapositive con le sue illustrazioni. Dunque io propenderei per il perdono verso quel peccatore di Antonio…
    Cordiali saluti

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