La Sacra Sindone tra scienza, storia e ricerca: finalmente “il coraggio” sulle verità della Sacra Sindone

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L’Aula Magna della Sezione di Torino della Facoltà di Teologia dell’Università Pontificia Salesiana, in via Caboto 27, ha ospitato il 15 ottobre scorso un Convegno di eminente valore, dal titolo La Sacra Sindone tra scienza, storia e ricerca, al quale hanno preso parte la professoressa Franca giusti, con il tema  In viaggio con la Sindone, il professor Marco Ginatta, con Il congresso internazionale di St Louis e la professoressa Emanuela Marinelli con La Sindone: indagine su un mistero.

Dopo i saluti del professor Cristian Besso, che ricopre la cattedra di Patrologia e Storia della Chiesa antica I, hanno preso la parola tre relatori, i quali sono riusciti a trasmettere, attraverso i loro studi, la veridicità del Sacro Lino che avvolse Gesù torturato e martoriato, morto e risorto, lasciando impressi i segni di tutti questi tre stati in cui il suo divino Corpo si trovò nei tre giorni in cui rimase racchiuso nel sacro Lenzuolo.

 

 

Da sinistra, il professor Marco Ginatta e la professoressa Franca Giusti. Nella slide proiettata si vede l’abbraccio fra Giovanni Paolo II e Re Umberto II, il quale donò la Sacra Sindone, di proprietà del Casato Savoia per ben 530 anni (22 marzo 1453-18 marzo 1983), al Pontefice. La fotografia venne scattata nella sede della Nunziatura Apostolica a Lisbona, in Portogallo, il 14 maggio 1982, il giorno seguente il suo pellegrinaggio pastorale a Fatima. Intorno alla foto, alcuni esempi di immagini e medaglie che rappresentano il Telo sindonico (Archivio Giusti).

 

Franca Giusti, valente esperta di arte sindonica, si è soffermata sul recupero di tutte le vie e i sentieri che hanno visto i viaggi percorsi dalla Sacra Sindone, grazie a Casa Savoia, per sfuggire dalle voglie predatorie dei francesi e dalle voglie distruttive dei calvinisti, che non tolleravano l’esistenza di una simile eccezionale reliquia in mano ai cattolici. Anche oggi alcuni protestanti continuano ad osteggiare la realtà cristica sindonica, non più con la volontà di distruggerla fisicamente, ma di distruggerla attraverso il negazionismo della Verità testimoniata dalla divina fotografia (perché tale è), scientificamente inspiegabile.

Franca Giusti ha ripercorso, insieme all’indimenticabile e instancabile padre Franco, scomparso nel maggio del 2024, sentieri e vie per restituire un percorso ricco di scoperte e di intensità spirituale e dal suo faticoso e avvincente pellegrinaggio, è nata l’Associazione ChaTo ed è sorta una storia religiosa e artistica formidabile, oggi percorribile attraverso giustapposte segnaletiche che vanno da Chambéry a Torino. È stata così formulata una preziosa raccolta aggiornata dello stato di conservazione delle opere e delle cappelle sindoniche, dove è registrata una tradizione di tre valli subalpine vicine in linea d’aria, ma separate da valichi e lunghe giornate di cammino, tuttavia unite da una sola voce, quella della Tradizione, che da oltre 500 anni narra un evento eccezionale: il passaggio della Sacra Sindone nel XVI secolo, percorrendo le Alpi Graie e precisamente attraverso la Val d’Ala. Sono le cosiddette «terre di Margherita» – le uniche in quel momento storico rimaste di proprietà dei Savoia, tallonati dalle ambizioni di conquista dei francesi  – il cui nome rimanda a Margherita di Savoia (1285 ca.-1359), figlia di Amedeo V, che aveva sposato nel 1296 Giovanni I degli Aleramici (1277 ca.-1305), marchese del Monferrato, il quale le aveva ceduto le castellanie di Ciriè, Caselle, Lanzo. Affreschi, dipinti, tele, effigi presenti su mura delle case, cappelle e chiese raccontano storie di fede e di venerazione, impresse durante il passaggio della Sacra Sindone in quei luoghi, oggi fruibili grazie alla pazienza e alla costanza di Franca Giusti che, con la sua Associazione, diffonde la conoscenza nel mondo della Sacra Sindone, anche attraverso copie fotografiche.

Il professor Marco Ginatta ha invece parlato della sua esperienza quando dal 30 luglio al 3 agosto 2025 prese parte ad un’importante conferenza internazionale sulla Sacra Sindone organizzata da Shroud Educational Endeavors Corporation (una delle associazioni USA di studiosi della Sacra Sindone) al The Augustine Institute a St. Louis, negli Stati Uniti, la partecipazione di 425 persone provenienti da tutto il mondo e con 85 relatori (nella foto a destra), fra cui Ginatta, unico studioso di Torino ad essere intervenuto. In quell’occasione, ha spiegato, non ha dovuto «soffrire nel sentire i condizionali degli agnostici» e molti suoi colleghi stranieri sono desiderosi di venire a Torino per poter essere sul campo. Ha ricordato, in particolare, le esortazioni di Giovanni Paolo II ad affrontare lo studio sindonico.

Dei totali 85 relatori, Ginatta ha sottolineato in particolare gli studi dei professori che elenchiamo per renderci conto della portata scientifica di questo Convegno statunitense: John Jackson (La fisica e gli esami scientifici dei fili della Sacra Sindone), Mike Pietrzyk (Barrie e la Sacra Sindone hanno cambiato lo scopo della vita), Larry Stalley (Le incredibili caratteristiche fisiche riguardanti la Sacra Sindone nella Epistola agli Ebrei), Jason Pearson (La Resurrezione attraverso la Sacra Sindone di Gesù), John Jackson (La datazione al C-14 della Sacra Sindone), Pam McCue (La scienza e la meraviglia della Sacra Sindone), Gilbert Lavoie (Studio medicale e scritturale della Sacra Sindone: significato), Russ Breault (I sette segreti della Sacra Sindone), Larry Stalley (Perché l’Immagine della Sacra Sindone è il “Segno di Giona” Mt 12, 38-42?), Janis Winchester (Evidenze. La Sacra Sindone è autentica), Mark Antonacci (Come risolvere facilmente  il più grande e controverso argomento della scienza e umanità), Joe Marino (Qualche malintesa domanda sulla Sacra Sindone), Jack Markwardt (In difesa della sindonologia), John Jackson (Ricerche escientifiche riguardo la Sacra Sindone), Tom McAvoy (Analisi della fluorescenza ultravioletta della Sacra Sindone), Gilbert Lavoie (Studio medico, scritturale della Sacra Sindone), Robert Rucker (L’assorbimento neutronico spiega la datazione C-14 coerente con l’autenticità della Sacra Sindone), César Barta (La Sacra Sindone è stata irradiata con neutroni?), Larry Stalley (Un test chiave di volta per l’autenticità).

Ricordiamo, inoltre, che il professor Marco Ginatta ha pubblicato un importante testo, dal titolo La Resurrezione e la Sacra Sindone. Riflessioni ragionate sugli aspetti caratteristici (Edizioni Ontogenesi.it).

La professoressa Emanuela Marinelli, esperta studiosa da quasi cinquant’anni del Sacro Telo, ha chiuso il convegno torinese nel migliore dei modi. Avevo letto, nel 1990, il suo libro La Sindone. Un enigma alla prova della scienza, con la prefazione di Vittorio Messori (Rizzoli), scritto insieme al vaticanista e amico Orazio Petrosillo, scomparso nel 2007 (colpito da un ictus in Valle d’Aosta, dove seguiva come vaticanista de «Il Messaggero» le vacanze di Benedetto XVI), con il quale condividevo fra gli anni Ottanta e Novanta il lavoro giornalistico nella stessa testata, il settimanale «il nostro tempo», fondato nel 1946 da monsignor Carlo Chiavazza, già cappellano di guerra durante la campagna di Russia. Ebbene, quel libro riscosse molto successo e da allora la professoressa Marinelli ne ha scritti molti altri, tradotti anche in diverse lingue. Durante la sua vivace e brillante – da buona romana qual è – relazione, che non toglie nulla alla sua seria e rigorosa scientificità, la studiosa, laureata in Scienze naturali e in Scienze geologiche a La Sapienza di Roma, divenuta una delle più grandi esperte a livello internazionale sulla Sacra Sindone, ha spiegato tutto il percorso di analisi scientifica – iniziata con l’opera fotografica di Secondo Pia eseguita nel 1898, da cui si scoprì che nel negativo della fotografia l’immagine di Gesù è più comprensibile  rispetto alla Sindone – finora eseguito dagli addetti ai lavori, dimostrando dettagliatamente tutto ciò che è scrutabile sia a occhio nudo, sia al microscopio del Sacro Lino, spiegazione che si è avvalsa delle dettagliate slides proiettate sopra la cattedra dei conferenzieri. Ha precisato la possibile origine del tessuto, destinato alla sepoltura regale di Cristo, richiamando la biblista Maria Luisa Rigato, la quale afferma che la Sindone possa essere un lino pregiato (tessuto, infatti, a lisca di pesce) disponibile al Tempio di Gerusalemme. Infatti, tessuti di lino finissimo, definiti «bisso di lino», erano reperibili proprio a Gerusalemme nel Tempio, perché destinati alle vesti dei sacerdoti e per i velari del Santuario, quindi, è molto probabile che Giuseppe d’Arimatea acquistò il Telo al Tempio della Città Santa, dove Gesù, il Sommo Sacerdote, venne crocifisso.

Dal canto suo, come ha dichiarato Emanuela Marinelli, il botanico dottor Max Frei Sulzer, direttore del servizio scientifico della polizia di Zurigo, affermò che i pollini individuati sulla Sindone sono 58 di diverse piante, di queste 30 non esistono in Europa ed alcune sono frequenti proprio a Gerusalemme e dintorni, mentre altre sono alofite che crescono nel deserto di Negev e nella zona del Mar Morto. Inoltre il botanico ha rilevato la presenza della pianta Atraphaxis spinosa, presente a Urfa (l’antica Edessa) e l’altra, Epimedium pubigerum è presente ad Istanbul (l’antica Costantinopoli). Dal canto suo, la botanica dottoressa Marzia Boi ha identificato i pollini di tre piante dai cui fiori si ricavano profumi molto costosi, che venivano utilizzati per soggetti molto benestanti.

Alcuni scienziati americani hanno rivenuto sulla Sindone particelle di aloe e mirra, le sostanze profumate procurate da Nicodemo. Nella zona dei piedi è stata trovata invece aragonite, un tipo di carbonato di calcio, con impurezze uguali a quelle dell’aragonite rinvenuta nelle grotte di Gerusalemme. «Chi avrebbe potuto spargere, e in che modo, tutti questi elementi naturali sul Telo? Forse con una saliera?» ha domandato agli astanti con tono giustamente ironico.

Marinelli si è soffermata sulla validità storica e scientifica della Sacra Sindone conservata nel Duomo di Torino: totalmente assurde le tesi che hanno per molto tempo circolato, e addirittura ancora oggi, che dicono essere un dipinto la Sacra Sindone. Non è certo il prodotto di un artista: le macchie di sangue sono composte di emoglobina e forniscono anche un test positivo per la sieroalbumina. Il grande Direttore dell’Istituto di Medicina Legale, il professor Baima Bollone, torinese di origine, scomparso il 5 novembre di un anno fa, ha dimostrato che sulla Sacra Sindone è presente sangue umano del gruppo sanguigno AB.

Fra le plurali e oggettive informazioni offerte da Emanuela Marinelli, anche quella in cui degli studiosi hanno scoperto che l’immagine della Sacra Sindone è un ingiallimento della tela estremante superficiale: la profondità dell’ingiallimento è pari ad un quinto di millesimo di millimetro. Altro fatto straordinario è che l’immagine contiene informazioni tridimensionali, permettendo così la ricostruzione del Corpo al computer. L’immagine è dettagliata e non è composta da pigmenti, è priva di direzionalità perché non è stata provocata dal contatto del Corpo con il Lenzuoilo, infatti sulla Sindone c’è l’immagine anche dove sicuramente non c’era contatto. Se qualcuno avesse prelevato il Corpo, ci sarebbero striature/strisciamenti di sangue o di siero. Gli evidenti chiaroscuri dell’immagine risultano perfettamente proporzionali alle diverse distanze esistenti fra Corpo e Telo nei vari punti di drappeggio.

È stata inoltre smascherata scientificamente la falsa datazione medievale rilevata nel 1988 dal Carbonio 14 per opera dei laboratori di University of Oxford (Oxford, Regno Unito), University of Arizona (Tucson, Arizona, USA),  ETH Zürich (Politecnico federale di Zurigo, Svizzera). Nel libro La Sindone. Un enigma alla prova della scienza di Marinelli e Petrosillo emerge molto bene ciò che accadde nel 1988 con fughe di notizie che spiazzarono il cardinale Anastasio Ballestrero, all’epoca arcivescovo di Torino, quindi custode della Sacra Sindone. Scrisse sul quotidiano  «La Stampa» del 28 settembre 1988 Luigi Gonella, professore di Fisica al Politecnico di Torino, noto per aver supervisionato gli stessi esami eseguiti dai tre laboratori esteri: «Hanno trattato Torino come un paese del terzo Mondo. Il cardinale Ballestrero è stato trattato come non avrebbero osato fare con il direttore di un museo di provincia. Questi signori scienziati non si fidavano del taglio del lembo della Sindone, non si sono fidati del cardinale e sono venuti in massa a Torino, ma poi non hanno consentito che un rappresentante della Chiesa partecipasse alle ricerche e assistesse come osservatore alle analisi. L’ho già detto e ripetuto, per me c’è un complotto anticattolico di certi ambienti ben definiti e non  possono accusare la Chiesa di essersi sottratta all’esame del 14C». Proseguono Orazio Petrosillo ed Emanuela Marinelli: «C’è chi parla di una congiura ebraico-massonica e la voce viene anche documentata in Vaticano dove la Segreteria di Stato apre un fascicolo riservato»[1].

 

L’immagine visibile sulla Sacra Sindone: è una fotografia di Gesù Cristo, realizzata da Secondo Pia, 1902. Il negativo risultò un positivo fotografico e il positivo risultò un negativo. Da allora iniziarono gli studi scientifici sulla Regina di tutte le reliquie. 

 

Come è stato verificato da diversi studi a livello internazionale, non tutti i tessuti possono essere datati con precisione, solo quelli ben conservati, con una buona struttura. Il dottor William Kieser, direttore del laboratorio del radiocarbonio dell’Università di Ottawa, ha infatti dichiarato: «Per una reliquia come la Sindone, la decontaminazione del campione è fondamentale. È stata maneggiata da molte persone nel corso dei secoli. Ci si dovrebbe preoccupare dell’effetto del grasso delle mani. Inoltre è sopravvissuta a diversi incendi; mentre si può eliminare il danno dovuto al fumo, i vapori organici associati agli incendi possono anche essere assorbiti e diventano incorporati in modo più permanente».

Un’importante pubblicazione scientifica, «Archaeometry», ha smentito nel 2019, grazie agli studi di Marinelli, Casabianca, Pernagallo e Torrisi, la validità del test che venne eseguito nel 1988.

Da questo convegno si è usciti con le idee molto chiare, tali da giungere ad una netta conclusione: una luce ha folgorato il Sacro Lino, tale da proiettare l’immagine del Salvatore Risorto.

 

 

[1] O. Petrosillo – E. Marinelli, La Sindone. Un enigma alla prova della Scienza, Prefazione di Vittorio Messori, Rizzoli, Milano 1990, p. 109.

 

 

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