San Massimiliano Kolbe istituì la Milizia dell’Immacolata a Roma nel 1917. Studente polacco di teologia presso il Collegio Internazionale dei Minori Conventuali, era rimasto profondamente ferito dall’audacia sacrilega dei massoni, i cui eccessi si erano manifestati proprio in quei mesi nella Città Eterna. Sentì il dovere di fare qualcosa. Pensò ad un’associazione mariana che avesse lo scopo di convertire quanti erano lontani da Dio, spronato anche da un anniversario che ricorreva quell’anno: il 75° dell’apparizione della Vergine Immacolata ad Alfonso Ratisbonne nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte e della sua conversione per mezzo della Medaglia Miracolosa. Padre Kolbe si confidò col confessore, ricevendone l’approvazione, e ne parlò ad alcuni confratelli, chiedendo che anche loro si confrontassero con i rispettivi direttori spirituali. La sera del 16 ottobre 1917 si riunì così un “piccolo circolo” di sette religiosi, in una stanza del collegio, attorno ad un tavolo su cui era posta una statuetta della Vergine, fra due candele. Lessero un brano della Genesi (3,15) da cui ricevettero coraggio e determinazione: la Vergine Immacolata può cancellare tutte le eresie. Compagni di San Massimiliano furono due rumeni – uno di origine polacca, l’altro della Moldavia – due campani, di cui uno nato a Londra, un trentino e un frusinate. Per due di essi è in corso il processo di beatificazione.

Antonio Maria Glowinski nacque a Galati (Romania) il 12 giugno 1892, il padre era polacco, funzionario delle ferrovie dello Stato. Mite e dedito allo studio, terminato il liceo entrò tra i Minori Conventuali, che frequentava quotidianamente nella sua parrocchia. Fu inviato ad Assisi per il noviziato, successivamente fu a Montottone (Marche) per il corso filosofico e a Roma, al Collegio Serafico, per gli studi teologici dove il 16 dicembre 1915 fece la professione solenne. Il 10 agosto 1917 fu ordinato sacerdote e si stabilì ad Assisi. Nell’antico convento dell’eremo delle Carceri, sul monte Subasio, si trovavano migliaia di prigionieri della prima Guerra mondiale, fra i quali un centinaio di rumeni. Padre Antonio li visitò regolarmente, portando aiuto materiale e spirituale. Assistendoli contrasse la «spagnola»: la sera dell’11 ottobre 1918 fu costretto a letto. Morì, dopo otto giorni di malattia, il 18 ottobre. Così lo ricordò San Massimiliano: «Non dimenticherò mai la semplicità, la purezza dell’anima che trasparivano dal suo volto».

A Londra il 9 marzo 1896, ma da genitori di Ravello (Salerno), nacque Antonio Maria Mansi che vestì l’abito francescano a soli 13 anni, nel convento della città natale. Inviato a Bagnoregio per gli studi ginnasiali e ad Assisi per il noviziato, sulla tomba del Santo il 4 ottobre 1914 fece la professione semplice. Fu quindi inviato a Montottone per il corso filosofico, studiò poi teologia a Roma nel Collegio Serafico dove conobbe fra’ Massimiliano. Il 19 marzo 1918 Antonio emise la professione solenne, il 9 maggio fu ordinato sacerdote nella Cappella del Collegio. Parlava bene inglese, francese, latino e conosceva il greco. Coltivava la passione per la poesia, il canto e la musica. Anch’egli si ammalò di influenza spagnola, contratta mentre curava un confratello. Morì il 31 ottobre 1918, offrendo la propria vita per il bene della Chiesa e invocando il nome di Maria.

Campano era anche Enrico Granata, nato a Lettere (Napoli) l’8 agosto 1888, che entrò nell’Ordine ventiseienne, dopo aver completato gli studi liceali tra i Redentoristi. Studiò a Santa Anastasia, dove erano stati trasferiti il Collegio e il Noviziato, e dove fece la professione semplice. Cominciò il corso teologico a Barra, ma lo completò a Roma (1916-1918), presso il Collegio Serafico, dove il 21 novembre 1917 emise i voti solenni. Il 28 aprile 1918 fu ordinato sacerdote nella chiesa di Sant’Andrea della Valle. Destinato prima a Santa Anastasia e poi a Ravello, prestò la sua opera a Lanciano e a Pettorano come parroco. Superstite al martirio di San Massimiliano, Padre Granata, nel 1962 depose al suo processo di canonizzazione. Morì all’età di 75 anni.

Originario della Moldavia era invece Giuseppe Pietro Pal, nato il 6 ottobre 1889 a Zapodia. Entrò nell’Ordine che era sedicenne, nel Seminario di Halaucesti dove emise la professione semplice. Nel 1912 giunse in Italia per proseguire gli studi filosofici a Montottone e lì conobbe Padre Antonio Glowinski. Emise i voti solenni nel 1913, nell’ottobre di quell’anno fu trasferito a Roma al Collegio Serafico Internazionale, diventando amico di Padre Massimiliano. Il 22 aprile di 1916, con dispensa di Benedetto XV, fu ordinato sacerdote al primo anno di teologia. Celebrò la prima Messa il giorno di Pasqua sulla tomba di San Pietro. Nel 1919 ritornò in Romania, responsabile della parrocchia di Liuzi-Calugara. Fu in seguito Ministro Provinciale, per 15 anni, fino alla morte. Tra il 1941-42 pubblicò in due volumi L’origine cattolica della Moldavia. Nel 1947 contrasse il tifo presso un malato che voleva confessarsi, morì il 21 giugno al canto della Salve Regina.

Trentino di Sfruz era Arcangelo Biasi, nato il 7 dicembre 1897, terzo di nove figli. A dodici anni entrò nel Collegio di Camposampiero (Padova), nel 1916 venne trasferito a Roma dove si laureò in filosofia due anni più tardi all’Università Lateranense. Il giorno dell’Immacolata emise la professione solenne. Nella fondazione della Milizia fra’ Girolamo, nome che assunse da religioso, ebbe un ruolo privilegiato. Insieme a Padre Pal raccolse le prime confidenze di San Massimiliano e la sera del 16 ottobre 1917 fece da segretario. Ammalato di tubercolosi, nel luglio 1918 venne inviato a Genova per rimettersi in salute. Tornò a Roma, ma in dicembre fu costretto a interrompere gli studi e destinato all’Arcella a completo riposo. Nel 1920 riprese il corso di teologia a Padova dove il 16 luglio 1922 fu ordinato sacerdote. Celebrò la prima Messa sull’Arca del Santo, in seguito fu destinato a Venezia. In sette lunghi anni di malattia, trascorsi in vari ospedali, seppe tener viva la speranza accettando la volontà di Dio. Scrisse: «Gesù non vuole da me cose straordinarie, vuole però che Gli sia fedele nelle cose piccole e che in queste gli dia prova del mio amore». Morì a 32 anni, il 20 giugno 1929, all’Ospedale di Camposampiero, sorridente come era vissuto. Dal 2000 è in corso la causa di beatificazione.

Del frusinate era Quirico Pignalberi, nato a Serrone l’11 luglio del 1891. Professò i voti semplici il 14 novembre 1909 e quelli solenni l’8 dicembre 1913. Il 10 agosto 1917 fu ordinato sacerdote e destinato al convento di Sutri. Ultimo compagno superstite di Padre Kolbe, il 1° aprile 1979, in occasione della visita pastorale alla parrocchia di San Bonaventura a Roma, incontrò Papa Giovanni Paolo II. Si è spento a 94 anni il 18 luglio 1982 ad Anzio. Nel 2016 è stato proclamato Venerabile.

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