Jan Eugeniusz Bajewski nacque a Vilnius, odierna capitale lituana, il 17 gennaio 1915, unico figlio di Jan e Aniela Wilkowska, genitori alquanto benestanti. Il 14 marzo 1918 ricevette il sacramento del Battesimo nella vicina chiesa parrocchiale dello Spirito Santo. Studiò prima nel ginnasio regio e poi in quello umanistico. Giovane molto intraprendente, parlava correntemente varie lingue. Egli stesso raccontò come vedeva il suo futuro dopo la fine di tale scuola: «Superato l’esame di maturità nel 1933, mi trovai di fronte al dilemma se diventare frate o prete diocesano. Poiché al ginnasio avevo già dei colleghi che venivano dal seminario diocesano e li visitavo spesso, optai per la seconda soluzione, anche se con il cuore ero più inclinato verso un Ordine religioso».

Entrò così nel seminario maggiore di Vilnius, tuttavia la vocazione alla vita religiosa era così forte che dopo solo un anno di studi lasciò il seminario diocesano per accedere all’Ordine dei Frati Minori Conventuali nella Provincia polacca il 17 agosto 1934. Già il 1° settembre vestì l’abito francescano, prendendo il nome di Antonin. Novizo a Niepokalanów, dove emise i primi voti religiosi il 2 settembre 1935, riprese poi con gli studi teologici nel seminario francescano di Cracovia. Il suo percorso formativo culminò nella professione solenne il 1° novembre 1938 e con l’ordinazione sacerdotale il 1° maggio 1939.

Prima sua destinazione fu Niepokalanów. Il guardiano del convento, san Massimiliano Maria Kolbe, lo scelse presto come secondo vicario del convento. Dai confratelli padre Antonin fu ricordato quale sacerdote premuroso, dalla fede profonda, dallo spirito di preghiera e sempre delicato nei rapporti col prossimo. A causa della sua salute cagionevole, padre Antonin trascorse il suo primo periodo a Niepokalanów nella casa di cura «Lasek», immersa nel bosco. Qui fu sorpreso dallo scoppio della seconda Guerra mondiale. Fortunatamente, quando i tedeschi il 19 settembre 1939 arrestarono e deportarono i frati del convento di Niepokalanów, coloro che dimoravano al Lasek evitarono prigionia e persecuzioni. Padre Antonin non evitò tuttavia l’arresto in un secondo momento, il 17 febbraio 1941, quando la Gestapo lo deportò insieme con padre Kolbe, padre Bartosik ed altri due padri, e fu rinchiuso in prigione a Varsavia.

Qui padre Antonin incoraggiava con estrema pazienza i compagni di prigionia, invitandoli ad un comportamento corretto e cedendo loro le razioni di cibo a lui destinate. Anche in prigione persistette a portare l’abito francescano, nonostante ciò si rivelasse causa di maltrattamenti da parte delle SS. Nella notte tra il 4 e il 5 aprile 1941 fu trasferito con padre Pius Bartosik ad Oswiecim e gli fu assegnato il numero 12764. All’arrivo al lager venne brutalmente percosso con la corona francescana che portava sempre al fianco. Nel frattempo padre Antonin era stato colpito da tifo addominale, ma nonostante la malattia nel lager si dedicò al servizio dei malati fornendo loro aiuto fisico e spirituale, principalmente tramite la confessione sacramentale, ponendo seriamente a rischio la propria sopravivenza.

Sopportava pazientemente le sofferenze del lager, solendo ripetere: «Sono inchiodato alla croce insieme con Cristo». Esausto dal lavoro forzato, padre Antonin morì nel campo di concentramento l’8 maggio 1941. Incaricò il suo confessore: «Di’ ai miei confratelli di Niepokalanów che sono morto qui, fedele a Cristo e a Maria».

Questo santo frate è ricordato all’8 maggio dal Martirologio Romano: «Nel campo di sterminio di Oswiecim (Auschwitz), presso Cracovia in Polonia, ricordo del Beato Antonio Bajewski, presbitero dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e martire, che vi fu rinchiuso durante la guerra a causa della sua fede cristiana, pervenendo infine, dopo innumerevoli tormenti, alla gloria del Signore».

Fu Giovanni Paolo II a dichiararlo Beato il 13 giugno 1999 insieme ad una folta schiera di martiri polacchi vittime del regime nazista, tra i quali sette Frati Minori Conventuali.

 

 

 

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