Egregio Direttore,

Le scrivo, per porgerLe un quesito riguardo le radici cristiane dell’Europa. Secondo Lei, l’Europa ha radici cristiane? Ed è giusto anche che esse vengano riconosciute dallo Stato?

La ringrazio per la Sua disponibilità!

Porgo cordiali saluti.

Luca Gori

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Egregio Signor Gori,

innanzitutto, La ringrazio per i suoi quesiti e per la precisa sintesi della Sua lettera.

Venendo alla prima delle Sue domande, mi permetto di affermare che le radici cristiane dell’Europa non sono un’opinione personale mia o di altri, ma una indiscutibile realtà storica, prescindere dalla quale impedisce di comprendere che cosa sia l’Europa, soprattutto da un punto di vista culturale, di civiltà e politico. Coloro che desiderino approfondire questa tematica possono seguire, sempre su «Europa cristiana», la rubrica «Europa maestra di politica», dove si affrontano le tematiche relative alla genesi del realismo politico cattolico, applicazione alla politica del realismo filosofico, ed alla conseguente nascita del concetto stesso di Europa (), della continua aggressione alla sua razionalità da parte delle varie correnti gnostiche, del rifiuto della ragione umana, in campo religioso (cosiddetta Riforma protestante), in campo filosofico e politico (Illuminismo) ed in campo antropologico-esistenziale (cosiddetto pensiero post-moderno). Parafrasando il titolo dell’articolo sopra citato, possiamo dire che l’Europa nasce dall’incontro tra il monoteismo ebraico, nell’interpretazione autentica portataci da Nostro Signore Gesù Cristo, la filosofia greca ed il diritto romano; e l’Europa altro non è che Christianitas, vale a dire la storica realizzazione della dimensione politica del Cattolicesimo. Per essere particolarmente pignoli, dovremmo dire che l’Europa non ha radici cristiane, ma radici cattoliche. Poiché, però, il vero Cristianesimo è solo quello cattolico, possiamo tranquillamente parlare di «radici cristiane» del nostro Continente.

Molto importante è il Suo secondo quesito, dove Ella domanda se sia giusto che lo Stato (e, mi permetto di aggiungere, le organizzazioni sovra-nazionali, come l’Unione europea) le riconoscano, sottintendendo una volta accertata la loro esistenza. Una prima risposta è semplice, ai limiti del banale: se sono vere (ed abbiamo visto che sono, oggettivamente, vere), pare ovvio che lo Stato e gli organismi sovra-nazionali le riconoscano e ne traggano tutto le dovute conseguenze.

Si potrebbe, però, obiettare che, indipendentemente dalle sue origini, oggi l’Europa è un Continente multi-confessionale, dove, in base al principio della libertà religiosa, sono garantiti eguali diritti ai seguaci di qualunque credo, e sarebbe (o almeno potrebbe suonare come) un declassamento dei seguaci dei culti acattolici o non cristiani a cittadini, in qualche modo, di serie B. Come cercheremo di dimostrare in modo più approfondito nel prosieguo della rivista «Europa maestra di politica», quest’obiezione è il frutto di un approccio soggettivistico, assolutamente irrazionale e, conseguentemente, incapace di cogliere la realtà oggettiva di ciò che è.

Nell’estrema sintesi richiesta dallo spazio della risposta ad una Lettera al Direttore, possiamo affermare che l’anima razionale dell’uomo è votata alla verità, vale a dire a conoscere ciò che realmente è; la verità, infatti, è la perfetta corrispondenza tra l’affermazione/il pensiero e la realtà che rappresenta. Per conoscere l’oggetto della sua ricerca, la ragione umana deve sottomettersi alla cosa indagata, quasi come una vecchia pellicola fotografica, che si lascia impressionare dalla cosa ritratta. Così è per la mente umana: l’umiltà, quindi, prima ancora di essere una virtù, è il sommo atto di realismo.

Il primo dovere dell’uomo e, conseguentemente, dello Stato è quello di riconoscere ciò che è e di affermare la verità; come si è accennato (qui) e meglio si chiarirà delle prossime puntate di «Europa maestra di politica», anche il diritto deve essere atto di ragione e, conseguentemente, deduzione normativa dal riconoscimento della verità. Ne consegue, inevitabilmente, che il riconoscimento, da parte delle supreme autorità statuali, della realtà ed il trarne le dovute conseguenze non può offendere nessuno e non può essere letto come violenza nei confronti di alcuno, ma è e deve essere letto come giusto ristabilimento dell’ordine naturale delle cose, nell’interesse del bene comune, sommo fine dello Stato.

Il riconoscimento, quindi, delle radici cristiane dell’Europa, da parte dello Stato e dell’Unione europea, che pretende di essere un organismo, anche se non meglio definito, sovra-nazionale, è non solo giusto, ma doveroso e necessario, indipendentemente dagli eventuali “mugugni” di chi, erroneamente ed irrazionalmente, si dovesse eventualmente sentire offeso.

 

 

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