Caro Direttore,

desidero esprimere le mie considerazioni sull’Italia da anni ostaggio dell’euro e sul comizio tenuto da Zingaretti a Roma, una vera e propria apologia di questa Europa e dell’immigrazione.

Con il Documento di Economia e Finanza, presentato alla “Élite” europea, l’Italia ha dovuto sperimentare ancora una volta la fragilità di un rapporto tra un Paese sempre più ininfluente, come lo è diventato l’Italia dopo l’ingresso nell’Euro, e le figure istituzionali che si ergono a giudici implacabili nei confronti dei Paesi membri. L’euro, definito da Elio Iannutti «La Rapina del Secolo», ritenuto irrevocabile da Mario Draghi, ora rischia di crollare, trascinando nella sua rovinosa caduta altri Paesi dell’Unione, preoccupati che proprio una uscita dell’Italia dall’euro possa decretarne la morte e minacciare “la Cabina di Comando” che, con la sua  politica dittatoriale, ha gestito fino ad oggi tutti i Paesi come sudditi di un potere a cui si deve rigorosa ubbidienza. In verità il rischio è prevedibile se Junker e la sua “corte” decidessero di usare con l’Italia la linea dura.

A riconoscere che l’euro sia stato e sia una pietra al collo degli italiani era stato, con parole diverse, nel 2016 il prof. Bofinger, economista keynesiano, il quale senza mezzi termini affermava: «Se fossi un politico italiano, vorrei tornare a una valuta nazionale il prima possibile: è l’unico modo per evitare la bancarotta». Bofinger sosteneva che questa fosse l’unica opzione sensata di fronte al piano tedesco di bail-in del debito pubblico, «che avrebbe fatto precipitare i paesi periferici in una crisi terminale che alla fine, avrebbe fatto saltare anche la moneta unica».

Demolire l’Europa e ricostruirla ex novo, senza la supervisione occulta  dell’élite finanziaria USA, magari  attribuendole la “paternità” cristiana, sarebbe  un passo audace, ma liberatorio, perché un’altra  Europa veramente libera e indipendente potrebbe risorgere dalle sue ceneri con nuovi obiettivi di pace, di fratellanza e di rispetto, soprattutto da parte degli immigrati islamici che in Europa e per l’Europa invocano la sharia e le punizioni già tante volte citate nei «versetti satanici» del Corano.  A realizzare il sogno degli islamici, una Europa compiacente ed una sinistra collaborazionista e pro islam che con la sua campagna a favore di una immigrazione senza limiti continua a sfidare quella maggioranza di  popolo italiano che dice basta alla immigrazione, basta alla povertà,  basta  alle moschee, basta alla delinquenza da parte di gruppi extracomunitari (vedi mafia nigeriana).

A prova di quanto suddetto, il Comizio di Nicola Zingaretti, Governatore del Lazio, contestato da alcuni animalisti nella sua «Piazza Grande» di Roma, è stata un’apologia dell’Europa, dell’euro e della immigrazione, trasmessa interamente su Radio radicale il 14/10/18; tanto forte ed accorato è stato l’appello ai suoi sostenitori di sinistra per distruggere questo governo e «mandarlo a casa» il prima possibile.

In preda ad un euforico consenso del popolo di sinistra che lo applaudiva, Zingaretti ha iniziato a lanciare accuse ingiustificate al nuovo Governo, attribuendogli tutti i mali dell’Italia, come se questi mali, per effetto di una strana magia, si fossero materializzati solo in questi pochi mesi di Governo. Insomma una propaganda studiata di proposito per incidere sulla emotività dei presenti che avrebbero dovuto caricarsi di odio verso Salvini. Infatti sono state parole di fuoco quelle dirette da Zingaretti al ministro degli Interni, responsabile di bloccare l’immigrazione in Italia. Cosa spinga le sinistre a volere ancora l’ingresso incontrollato e continuo di immigrati lo si può comprendere, se si considera che la gran parte delle associazioni e Cooperative di sinistra si erano attrezzate per portare avanti un business alquanto lucroso.

La chiusura dei porti da parte di Salvini ha ridotto di molto il numero degli ingressi con conseguente perdita economica da parte delle varie associazioni e cooperative che con il pretesto dell’accoglienza e del buon cuore facevano girare milioni di euro nelle loro casse. Senza parlare della delinquenza che lavora indisturbata in gran parte delle città italiane a cui i governi di sinistra non hanno mai prestato dovuta attenzione, né approfondite indagini. Famosa la città di Castel Volturno divenuta come altre città, luogo inaccessibile per le continue violenze e furti ad opera della mafia nigeriana che in questo centro ha stabilito la sua roccaforte con spaccio, furti e prostituzione per conto della camorra locale.

Questa è l’immigrazione senza controllo che Zingaretti ha difeso, rivolgendo accuse infondate al ministro Salvini per aver bloccato l’operato del sindaco di Riace, definendo il suo intervento un «atto immondo» e nel contempo elogiando lo stesso sindaco per aver realizzato un modello di centro di accoglienza, di integrazione e di lavoro.  Una difesa che di fronte alla illegalità ed alla arbitrarietà della gestione dei migranti da parte del sindaco può solo essere definita pura ipocrisia perché Zingaretti sa bene che in Italia e nel Meridione ci sono 3 milioni di disoccupati italiani ufficiali, i quali sarebbero stati felici di frequentare centri di lavoro allestiti anche per loro, utilizzando gli stessi fondi che l’Europa elargisce ai soli immigrati.

Mimmo Lucano (sindaco), che con la moglie africana ha gestito i fondi europei dai quali risultano mancanti diversi milioni su cui la procura sta indagando, aveva creato il suo piccolo “feudo” dove il danaro arrivava pronto sul “piatto” a dispetto degli italiani che ogni giorno devono far quadrare i conti; senza parlare delle giovani donne africane che il sindaco piazzava ai vecchi del paese, tutti allegramente innamorati delle appetibili prede africane. La cittadella della pacchia, quella di Riace, dove il sindaco sapeva di certo che l’Europa aveva  triplicato i fondi per l’immigrazione che dagli attuali 13 miliardi di euro (anni 2014-2021) sono passati  a 35 miliardi di euro per gli anni 2021-2027. Miliardi sicuramente approvati dall’ala del Parlamento europeo che sostiene l’immigrazione di Soros. (Su internet lo scorso anno furono pubblicati i nomi dei parlamentari nella lista di Soros poi subito cancellata)

Con questi sostegni milionari anche il cuore dell’italiano più egoista e anti immigrato   si apre all’accoglienza e pensa ad un business per risollevare la sua attività fallita. È comunque recente la notizia che al sindaco sono stati revocati gli arresti domiciliari e sostituiti con il divieto di dimora a Riace per evitare l’inquinamento delle prove.  Il suo arresto era stato firmato dal giudice di Locri per favoreggiamento della immigrazione clandestina e affidamento fraudolento del servizio di raccolta rifiuti (da Vox news).

Le arringhe di Zingaretti e le sue feroci invettive contro Salvini a difesa di una Europa che sta portando avanti il progetto di sostituzione degli europei (vedi il piano Kalergi) sono solo becera propaganda per muovere le folle contro il Governo, in particolare contro Salvini, che ha il coraggio di dire a gran voce «prima gli italiani». Una frase che suona razzista, ma che nel contesto di una Italia invasa da un nemico controllato dai governi arabi, il cui obiettivo è la rapida islamizzazione, e dove segretamente la Sharia viene già attuata, trova logica giustificazione. Questa immigrazione voluta dalla élite Usa come arma destabilizzante anche contro possibili alleanze con la Russia, sfrutta l’ingenuità degli italiani che vengono ripagati con la violenza, gli stupri, i furti e gli omicidi, magari al grido di «Allah Akbar».

Le parole di Salvini quindi, in accordo con quanto anche il presidente Putin, ritenuto il nuovo difensore della cristianità, afferma sulla Sharia, sono un atto estremo di difesa per questa Italia che va salvata e non deve morire. Messe sulla bilancia, le parole di Salvini che insieme al presidente Putin, alla francese Le Pen e all’ungherese Orban, combatte contro l’islamizzazione, hanno un peso valoriale immenso perché arginare l’ondata distruttiva islamica significa salvare l’Italia e l’Europa tradite da un pugno di politici incoscienti.

Elena Quidello-Giornalista

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Gentile Signora Quidello,

condivido con Lei e con molti commentatori la valutazione secondo la quale la sinistra italiana e, in particolare, il Partito Democratico abbiano perduto il contatto con larghissimi strati dei loro elettori proprio sul tema immigrazione e sulla acritica difesa delle Istituzioni comunitarie. Mi permetto, però, di sollevare alcune obiezioni puntuali al Suo appassionato argomentare, che, nella sostanza, non posso che condividere.

Innanzitutto, ritengo estremamente riduttivo attribuire la totalità o, anche solo, la preponderanza delle motivazioni che spingono le suddette forze politiche a sostenere un immigrazionismo selvaggio all’aspetto economico ed agli utili che, a vario titolo, le organizzazioni a loro legate traggono da questa politica. Il problema, purtroppo, è più complesso e coinvolge il profondo odio ideologico che una certa cultura ha nei confronti della civiltà occidentale e, ancor di più, di quella cristiana e, in particolare, cattolica: è come se ne provassero vergogna e si sentissero quasi in dovere di distruggerla, per espiare questa colpa immaginaria; di qui il fanatismo ideologico con cui perseguono l’immigrazione più selvaggia e, in particolare, l’accoglienza di genti di fede islamica, proprio perché sono le più distruttive per il nostro tessuto sociale e culturale.

Mi permetto, poi, di osservare che il ruolo della finanza statunitense, cui Ella attribuisce la funzione di progetto e di guida dell’Unione europea, non risulta così decisivo. Non che non ci siano settori anche vasti di tale finanza che si adoperano per sostenere l’eurocrazia sinarchica, ma, appunto, si tratta di un sostegno e di una collaborazione ad un progetto chiarissimamente europeo, progetto politico e religioso insieme, di cui l’elemento economico e finanziario è puramente strumentale: è la Sinarchia di Joseph Alexandre Saint-Yves, marchese d’Alveydre (1842-1909), alla cui trattazione contiamo, a Dio piacendo, di dedicare un po’ di spazio su Europa Cristiana in un futuro non troppo lontano.

E vengo alle ultime parole della sua gentile lettera: «l’Italia e l’Europa tradite da un pugno di politici incoscienti». Se Ella allude alla maggioranza degli esponenti politici italiani, l’aggettivo «incoscienti» può essere rispondente al vero; ma, certamente, non può essere riferito ai grandi decisori comunitari, i quali, italiani compresi, sanno benissimo quello che stanno facendo.

La ringrazio della Sua considerazione e La saluto cordialmente.

 

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