18 agosto 1690: Battaglia di Staffarda – Guerra della Grande Alleanza
La battaglia di Staffarda fu uno degli eventi più sanguinosi del conflitto che Luigi XIV ( 1638 – 1715) iniziò contro il sovrano Vittorio Amedeo II ( 14 maggio 1666 – 1732).
Il 1690 era il terzo anno della guerra dei nove anni e il duca Vittorio Amedeo disponeva di soli 8000 uomini in armi. Il Re Sole chiese che 2000 fanti e tre reggimenti di dragoni di Vittorio Amedeo fossero inviati nei Paesi Bassi o alternativamente contro gli Spagnoli di Milano e che le fortezze di Verrua e Torino venissero occupate dai Francesi, altrimenti «il duca sarà punito in modo da ricordarsene per tutta la vita». Vittorio Amedeo offrì allora la sua alleanza alla Lega di Augusta purché gli venisse assicurato l’abbattimento delle mura di Casale.
Il terreno era acquitrinoso e malsano. Vittorio Amedeo volle schierare le sue truppe su due linee, appoggiando l’ala destra ad un terreno paludoso e quella sinistra al fiume Po. Il centro delle truppe era costituito dal fior fiore della cavalleria spagnola e piemontese. Infine vennero occupate le cascine intorno a Staffarda, ma non venne giudicato importante appropriarsi anche di una vecchia diga, posizione importante per poter colpire il fianco francese, mentre fu lasciato, tra una cascina e l’altra, troppo spazio vuoto, che avrebbe permesso al generale francese Nicolas Catinat (1637 – 1712) d’incunearsi tra le file piemontesi, che vennero intimoriti dall’avanzata nemica e dovettero ritirarsi. La ritirata dell’esercito sabaudo fu coperta dalle Guardie e dai Carabinieri di Savoia, mentre il grosso ripiegò su Carignano e Moncalieri. Piemontesi e Spagnoli ebbero 2800 morti, 1200 prigionieri, 2700 feriti e persero 11 cannoni su 12; Catinat ebbe 2000 morti. Approfittando del successo, Catinat occupò e mise a ferro e fuoco Savigliano, Saluzzo, Ceresole.

Statua del generale francese Nicolas Catinat, Reggia di Versailles
