23 settembre 1910: Jorge Chávez Dartnell compie la prima trasvolata delle Alpi a bordo di un Blériot
Il francese Georges Antoine Chavez, anche conosciuto come Jorge Chávez o Geo Chávez è stato un aviatore peruviano che per primo riuscì a trasvolare le Alpi.
Nato a Parigi da genitori peruviani, 13 giugno 1887, morì a Domodossola il 27 settembre 1910. Scrisse di lui Giovanni Pascoli:
sempre salendo. Ed ora sì, che vola!»
(Bologna, novembre 1910)
Era figlio del facoltoso banchiere Manuel Chávez Moreyra e di María Rosa Dartnell y Guisse, i quali erano emigrati in Francia nel 1884 a causa della Guerra del Pacifico[1]. Studiò ingegneria alla “École Violet” di Parigi, diplomandosi nel 1909.
Chávez ottenne il brevetto di pilota alla scuola di aviazione creata da Henri e Maurice Farman, effettuando il suo primo volo il 5 febbraio 1910. In seguito partecipò a diverse competizioni aviatorie in Francia e in altri paesi europei.
Nell’estate del 1910 il Touring Club Italiano, guidato all’epoca da Arturo Mercanti, con la collaborazione del Corriere della Sera e da aristocratici e imprenditori lombardi, propose una sfida internazionale per compiere la trasvolata delle Alpi da parte di una macchina “più pesante dell’aria”. Il «Gran Premio della Traversata delle Alpi» prevedeva che i partecipanti percorressero la rotta partendo da Briga, sorvolando Sempione, Domodossola, Stresa, Varese arrivando infine a Milano-Taliedo, entro 24 ore dal decollo. Il premio in palio era di 100.000 lire da spartire tra i primi tre classificati. Chávez fu il primo che si iscrisse per compiere l’impresa.
Il 3 agosto 1910, a Blackpool, in Inghilterra, Chávez superò il record mondiale di altitudine raggiungendo la quota di 1643 m s.l.m. Il 6 settembre 1910, due settimane prima della sua trasvolata alpina, stabilitì a Issy, vicino a Parigi, un nuovo primato mondiale in altezza volando fino alla quota di 2652 m s.l.m.
Chávez compì la sua impresa più famosa il 23 settembre 1910 a bordo di un monoplano Blériot XI, spinto da un motore rotativo a pistoni di soli 50 CV: decollò da Briga alle 13:29, sorvolò il valico del Sempione, unico dei 5 partecipanti alla trasvolata, le gole di Gondo per scendere a Domodossola. L’impresa terminò tragicamente 45 minuti dopo il decollo perché in fase di atterraggio, a un’altezza di circa venti metri dal suolo, l’aereo precipitò di punta per l’improvviso cedimento della struttura alare. Scrisse Luigi Barzini sulle colonne del «Corriere della Sera», descrivendo l’incidente aereo che «ad appena una ventina di metri da terra le ali cedono e si ripiegano sopra la carlinga “come ali di una libellula”».
Gravemente ferito, anche se apparentemente non in pericolo di morte, quattro giorni più tardi Chávez morì all’Ospedale San Biagio di Domodossola in maniera non del tutto chiara. Le sue ultime parole furono: «Arriba, siempre arriba» (In alto. Sempre più in alto), secondo la testimonianza del suo amico e connazionale, l’aviatore Juan Bielovucic Cavalié. Il sorvolo delle Alpi, che allora appariva temerario, provocò stupore ed entusiasmo e la fine del coraggioso pilota suscitò un’ondata di commozione. Giovanni Pascoli gli dedicò un’ode come ad un nuovo eroe dell’aria. Chávez venne sepolto nel Cimitero di Père-Lachaise a Parigi.

