
Sabato 6 giugno un pubblico attento e numeroso ha partecipato a Brissago, nel distretto di Locarno, alla presentazione di un libro (Dadò Editore, Locarno) che ha il pregio di togliere dall’oblio una donna originaria dello stesso piccolo borgo adagiato sulle piacevoli sponde svizzere del lago Maggiore, vissuta ben quattro secoli fa, dal carisma singolare e straordinario: Antea Gianetti (1570-1630). La sua vita è stata ricostruita grazie ad un manoscritto inedito, a una minuziosa ricerca di documenti d’archivio e su antiche fonti edite, ma per la prima volta analizzate in un’opera critica. Curato da Daniele Bolognini, caro collaboratore di “Europa Cristiana”, con un saggio introduttivo del prof. Lorenzo Planzi, il volume presenta principalmente l’opera datata 1617 del gesuita Gerolamo Villani, confessore di Antea. Già in vita circondata da fama di santità, Antea entrò in contatto con personalità quali il cardinale Federico Borromeo, Cristina di Lorena, Maria Maddalena d’Asburgo, Caterina de’ Medici Gonzaga ed Eleonora Gonzaga, futura imperatrice. Lo testimoniano numerose lettere, anch’esse inedite, conservate presso gli archivi dell’Isola Bella e di Stato di Firenze, di Mantova e Ferrara.
La presentazione del volume, organizzata dal Comune di Brissago nella splendida cornice di Palazzo Branca-Baccalà (in copertina dell’articolo, particolare del Palazzo), è stata coordinata da Riccardo Beretta, appassionato storico locale, che ha presentato i relatori, i cui interventi sono stati accompagnati in nota dal violoncellista Nicola Tallone. Il prof. Giacomo Jori, dell’Università della Svizzera Italiana, ha delineato il quadro bibliografico storico-religioso del Ticino; la dott.ssa Laura Quadri, ricercatrice presso la Facoltà di Teologia di Lugano, ha illustrato la struttura del volume; il prof. Lorenzo Planzi, professore ordinario all’Università di Friburgo, ha ricondotto Antea al fenomeno nella prima età moderna italiana delle “sante vive”; Daniele Bolognini, a cui si deve il rinvenimento del manoscritto e le ricerche d’archivio, ha presentato le fasi che hanno portato alle realizzazione del volume. È così emersa la figura di una popolana, nata in terra di confine, promotrice in diverse regioni d’Italia di un movimento devozionale verso le anime dei Purgatorio, immaginandola come venne ritratta in un’incisione, probabilmente commissionata dai Savoia, realizzata da Giovenale Boetto (1604-1678): a mezzo busto, «vestita da secolare alla foggia delle donne di montagna, con farsetto cioè e gonnella di mezzalana oscura con fazzoletto al collo e con un altro di tela bianca in capo, che le cade lateralmente sulle spalle con grembiale pure di lana bianca, avente nelle mani giunte in atto di orare una corona di legno unito con semplice filo con appesa una medaglietta d’argento».
Antea, rimasta giovane vedova senza figli, dedicò il resto della vita alle orazioni e alle penitenze. Si trasferì ad Arona a seguito del confessore padre Villani che la condusse a Torino dove fu introdotta alla corte sabauda, dalle principesse Maria e Caterina di Savoia, le “venerabili infanti”. L’eco dell’operato di Antea si diffuse a Casale Monferrato, presso l’Infanta Margherita di Savoia, moglie di Francesco Gonzaga. Vi fu accolta perché in città «s’introducesse la consuetudine di esporre il Santissimo Sacramento per li defunti». Poi a Modena, dove Isabella di Savoia la presentò al marito Alfonso III e al suocero Cesare d’Este. L’attività “missionaria” di Antea fu instancabile: entrò in contatto persino con Federico Borromeo, superando la cautela del presule verso le religiose considerate “sante”. Nuovamente a Torino venne ricevuta dal Duca Carlo Emanuele I di Savoia e dai figli Cardinal Maurizio e Principe Tommaso. Si recò poi ancora a Varallo, ad Arona e a Milano, poi a Mantova venne accolta da Ferdinando Gonzaga. Dalle corti padane raggiunse Assisi, poi la Santa Casa di Loreto, quindi a Firenze presso il Granduca Cosimo II che la ricevette «con molti segni d’amorevolezza». Questa misteriosa donna di fede, dalle vicende così singolari, oltrepassa i confini del tempo giungendo fino ai nostri giorni.


