Docenti inglesi dichiarano a rischio la libertà di ricerca: il caso Littman

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Se cento professori, per di più del Regno Unito, eden, insieme ai Paesi Scandinavi, dell’ideologia gender, arrivano a denunciare che la libertà di ricerca su certi argomenti è a rischio, allora vuol dire che la situazione si è fatta allarmante oltremisura.

Parliamo dell’incredibile vicenda che ha riguardato un’autorevole studiosa statunitense, Lisa Littman, ricercatrice presso la School of Public Health alla Brown University, la quale ha avuto l’ “ardire” di pubblicare uno studio sul disturbo della disforia di genere negli adolescenti ( Rapid-onset Gender dysphoria in adolescents and young adults: a study of parental report) nel quale, soffermandosi ad analizzare la «disforia di genere ad insorgenza rapida», parla a chiare lettere di «contagio sociale tra pari». In sostanza, la studiosa sostiene, alla fine della sua ricerca, che l’influenza degli amici e del contesto sociale, in generale, peserebbe molto, sui disturbi legati all’identità di genere negli adolescenti.

Insomma, i ragazzi sarebbero portati ad identificarsi come transgender, trascinati dall’esempio degli amici che hanno già deciso di abbracciare questo genere di “identità” e, in effetti, questa sarebbe un’ottima base di partenza per spiegare l’incredibile aumento dei casi di disforia di genere verificatisi negli ultimi anni.

Ma ovviamente il mondo LGBT non è stato a guardare. Proprio gli attivisti arcobaleno che non fanno che sventolare la loro concezione del “genere” come costrutto sociale scisso dal dato biologico e che giustificherebbe ogni tipo di scelta che porti ad allungare il loro acronimo all’infinito, esaurendo finanche le lettere dell’alfabeto, proprio loro, sono insorti contro questa cristallina spiegazione che ha come punto di arrivo (l’influenza del contesto sociale sulla scelta del “genere”) esattamente l’assunto col quale tartassano ogni tipo di canale informativo (scuole comprese!).

Come definire tutto ciò, forse “cortocircuito arcobaleno?” Una cosa è certa, l’onda “censoria” che ha scatenato per imbavagliare risultati così eclatanti ha coinvolto ogni ambito nel quale tale studio era stato diffuso. Per cui, poiché la ricerca della Littman era stata pubblicata su un’autorevole rivista scientifica chiamata Plos One, dopo le proteste del mondo LGBT, tale rivista è tornata sui suoi passi dichiarando di dover rivedere il lavoro della studiosa per verificarne la validità. Per non parlare della Brown University che, dopo aver annunciato con un comunicato stampa, l’uscita del lavoro della Littman e averlo persino pubblicato sul proprio sito internet, dopo le contestazioni, l’ha rimosso da web. Parole forti sono state usate anche dal decano della School of public health, Bess Marcus che, unendosi al coro degli indignati, ha affermato che tale studio «potrebbe essere usato per screditare gli sforzi per sostenere i giovani transgender e potrebbe danneggiare le prospettive dei membri della comunità transgender». Nonostante tutto, le misure dittatoriali prese contro la ricerca di Lisa Littman hanno fatto indignare diversi ricercatori inglesi: circa un centinaio di loro ha firmato una petizione a suo favore. Situazioni come quella della Littman, nel Regno Unito sono all’ordine del giorno, in un simile alveo si colloca l’iniziativa dei docenti universitari inglesi che hanno anche scritto una lettera aperta, denunciando la deriva dittatoriale delle associazioni trans che compromettono ormai quasi totalmente la libertà di ricerca e di espressione. Tutto questo dimostra che l’ideologia gender non ha nulla di scientifico e, la prova provata di ciò, è che ha una gran paura della scienza.

 

 

 

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2 commenti su “Docenti inglesi dichiarano a rischio la libertà di ricerca: il caso Littman”

  1. Giovanni Tomei

    La ricerca infinita di identità, per mancanza d’identità, alla ricerca d’identità, quando la mancanza genera debolezza, insicurezza, incomunicabilità, per il venir meno centellinato nel quotidiano di riferimenti che riportano alla Madre e al suo abbraccio e al calore dell’amore primigenio. Ricercare l’amore perduto che soccorra la vita ambita, che si sa essere esistita all’inizio della vita e che incide il suo segno indelebile nell’anima di noi tutti, viandanti alla ricerca d’amore.

  2. ma si butti dalla finestra questa scienziata ( dei miei stivali): così i suoi colleghi potranno studiare gli effetti prodotti sul terreno dall’impatto! (dalla comparsa dell’ uomo sulla terra – mettiamo anche per via evolutiva, che è una scienza dimostrata farlocca – questi qui devono ancora ‘ricercare’ il senso dell’essere con un sesso o con un altro! ma se andassero zappare non sarebbe più utile???)

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