di Cristina Siccardi

 

 

In Italia i ponti crollano, come crollano le chiese, anche senza terremoti… come è accaduto, improvvisamente e senza avvisaglie giovedì 30 agosto, quando è collassato il tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami a Roma, nel rione Campitelli, al clivo Argentario, presso il Foro Romano, sopra il Carcere Mamertino, il più antico della capitale, dove venne incarcerato San Pietro e che si trova sotto la Cappella del Crocifisso, una cappella che risale al Cinquecento ed è collocata fra il pavimento della chiesa e la volta del carcere stesso. Per sabato e domenica (1 e 2 settembre) erano previste celebrazione di matrimoni; ma questa volta in questo luogo sacro, per grazia di Dio, nessuno ha trovato la morte, a differenza delle 43 vittime di Genova.

I segni del Cielo nessuno più li considera, né li vede, per primi i “dirigenti” della Chiesa, troppo distratti e intenti ad ascoltare soltanto i rumori e i frastuoni del mondo. Coloro che dovrebbero essere pastori, prendendo esempio dal Buon Pastore Gesù, si sono “evoluti” nell’era postmoderna, corrotta e schizofrenica in dirigenti di un ente parapubblico, che di religione e di soprannaturale non si occupa più, ma che si arrabattano, a cominciare dal successore di San Pietro, fra un discorso sociologico, uno ecumenico, l’altro promigranti e altri ancora sentimentali e inconcludenti, nel portare avanti una Chiesa rivoluzionata a partire dal Concilio Vaticano II e che ora presenta, senza più veli e ipocrisie, il suo volto trasgressivo, alternativo, apostata e talvolta malefico.

Questo volto non piace a molti, non più soltanto a coloro che rimangono fedeli alla Tradizione della Chiesa, e neppure ai cosiddetti conservatori, ma anche a coloro che sono cresciuti nel modernismo. E sono in molti, ormai, fra studiosi, intellettuali e giornalisti a sottolineare il distacco che si è creato fra gli uomini di Chiesa credenti e non credenti.

Lo stridore di questa Chiesa capovolta e così coltivata da Papa Francesco, non è più un segreto per nessuno. Già cinque anni fa Eugenio Scalfari scriveva:

«Dall’editto di Costantino sono passati 1700 anni, ci sono stati scismi, eresie, crociate, inquisizioni, potere temporale. Novità e innovazioni continue su tutti i piani, teologia, liturgia, filosofia, metafisica. Ma un Papa che abolisse il peccato ancora non si era visto. Un Papa che facesse della predicazione evangelica il solo punto fermo della sua rivoluzione ancora non era comparso nella storia del cristianesimo. Questa è la rivoluzione di Francesco e questa va esaminata a fondo, specie dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, dove l’abolizione del peccato è la parte più sconvolgente di tutto quel recentissimo documento. […] Papa Francesco indulge talvolta a ricordare ai fedeli la dottrina tradizionale anche se il suo dialogo con i non credenti è costante e rappresenta una delle novità di questo pontificato che ha trovato i suoi antecedenti in papa Giovanni e nel Vaticano II. Francesco non mette in discussione i dogmi e ne parla il meno possibile. Qualche volta li contraddice addirittura. […] Una volta mi disse, di sua iniziativa e senza che io l’avessi sollecitato con una domanda: “Dio non è cattolico”. E spiegò: “Dio è lo Spirito del mondo. Ci sono molte letture di Dio, quante sono le anime di chi lo pensa per accettarlo a suo modo o a suo modo per rifiutarne l’esistenza. Ma Dio è al di sopra di queste letture e per questo dico che non è cattolico ma universale. Alla mia domanda successiva a quelle sue affermazioni sconvolgenti, papa Francesco precisò: “Noi cristiani concepiamo Dio come Cristo ce l’ha rivelato nella sua predicazione. Ma Dio è di tutti e ciascuno lo legge a suo modo. Per questo dico che non è cattolico perché è universale”. Infine ci fu in quell’incontro un’altra domanda: che cosa sarebbe accaduto quando la nostra specie fosse estinta e non ci sarà più sulla Terra una mente capace di pensare Dio? La risposta fu questa: “La divinità sarà in tutte le anime e tutto sarà in tutti”. A me sembrò un arduo passaggio dalla trascendenza all’immanenza» (“La Repubblica” ).

L’ultimo viaggio del Papa a Dublino è prova tangibile della sostituzione avvenuta: la visione orizzontale ha defenestrato quella verticale, nei pensieri, nelle parole, nelle azioni. La sintesi della sua visita, che egli stesso ha formulato nell’Udienza generale di mercoledì 29 agosto, è disarmante per un qualsiasi fedele di Santa Romana Chiesa, fin dalla sua premessa, dove viene evocato un teorico «sogno di Dio» in terra, che risulta essere, in realtà, il sogno dei moderni dirigenti e funzionari che lavorano umanamente per un’ideologia immanente, di matrice kantiana ed hegeliana, senza più vivere per la missione apostolica ricevuta da Gesù: portare Cristo Salvatore – Via, Verità, Vita – alle anime delle genti.

Ascoltare le parole di Francesco non è soltanto chiosare errori evidenti di dottrina e di catechesi, ma è anche perdere tempo prezioso. Perché il tempo è quella realtà che ci permette di apprendere, su questa terra, quegli insegnamenti atti a realizzare la nostra persona già in questo mondo e per approdare poi alla salvezza eterna. Invece, questo establishment ecclesiastico, non facendosi più portavoce delle fonti della Fede, sottrae contemporaneamente ore, giorni, anni al Vero, al Buono, al Bello.

Che cosa hanno portato a casa del messaggio del Pontefice le persone?

Il Papa è andato in Irlanda per l’Incontro Mondiale delle Famiglie per inneggiare alla famiglia e non ha detto una sillaba a riguardo dei risultati favorevoli all’aborto ottenuti al referendum in questo Paese, un tempo cattolicissimo, il 25 maggio di quest’anno; non si è pronunciato sugli attacchi alla famiglia perpetrata dai potentati politici ed economici d’Europa; non ha detto nulla sul valore autentico, indiscutibile, virtuoso della famiglia cattolica, quella che rispetta il diritto naturale e rispetta il diritto divino, dove padre e madre occupano ciascuno il proprio ruolo assegnato da Dio fin dai nostri progenitori; non ha affermato niente sul modello che la famiglia credente in Cristo deve avere sempre innanzi: la Sacra Famiglia…

Ecco, allora, che lo scandalo della sodomia praticata, tollerata, coperta nella Chiesa da anni, e del quale ha dato testimonianza pubblicamente in questi giorni Monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, viene a collocarsi come uno dei tasselli di una macchina ecclesiastica entrata nei gorghi melmosi della bassezza umana perché ha smarrito il centro di tutto: la Verità della Rivelazione. Per quanto tempo ancora la Chiesa agirà in difesa dell’ipocrita buonismo e non in nome di Dio? Qualche anno fa un sacerdote che lavorava in un dicastero della Santa Sede, sotto il Pontificato di Benedetto XVI, ebbe a dire: «Entrano in seminario giovani cattolici ed escono pastoresse protestanti».

Lui stesso, nell’Udienza generale, ha presentato il suo messaggio globalista:

«Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nello scorso fine settimana ho compiuto un viaggio in Irlanda per prendere parte all’Incontro Mondiale delle Famiglie: sono sicuro che voi l’avete visto tramite la televisione. La mia presenza voleva soprattutto confermare le famiglie cristiane nella loro vocazione e missione. Le migliaia di famiglie – sposi, nonni, figli – convenuti a Dublino, con tutta la varietà delle loro lingue, culture ed esperienze, sono state segno eloquente della bellezza del sogno di Dio per l’intera famiglia umana. E noi lo sappiamo: il sogno di Dio è l’unità, l’armonia e la pace, nelle famiglie e nel mondo, frutto della fedeltà, del perdono e della riconciliazione che Lui ci ha donato in Cristo. Egli chiama le famiglie a partecipare a questo sogno e a fare del mondo una casa dove nessuno sia solo, nessuno sia non voluto, nessuno sia escluso. Pensate bene a questo: quello che Dio vuole è che nessuno sia solo, nessuno sia non voluto, nessuno sia escluso. […]».

Il Papa è poi passato al dolore e all’«amarezza per le sofferenze causate in quel Paese da varie forme di abusi, anche da parte di membri della Chiesa, e del fatto che le autorità ecclesiastiche in passato non sempre abbiano saputo affrontare in maniera adeguata questi crimini». Prevenire è meglio che curare, invece la Chiesa in tutti questi decenni di abusi sessuali non ha agito né evitando, né guarendo. Prevenire significa lavorare per bene, intellettualmente, spiritualmente, moralmente, perché certi peccati, che gridano al cospetto di Dio, come l’omosessualità, la pedofilia, l’efebofilia vengano estromessi dalla Chiesa come la peste. Ma la Chiesa non è più vaccinata da un pezzo, da quando, cinquant’anni fa, con il Concilio, ha volontariamente rifiutato le immunizzazioni per vendersi al mondo, perdendo così gli anticorpi. E invece di fornire anticorpi del ceppo Fede cattolica agli irlandesi, dopo aver ascoltato alcune vittime di abusi sessuali perpetrati dal clero, il Papa ha detto: «a più riprese ho chiesto perdono al Signore per questi peccati, per lo scandalo e il senso di tradimento procurati». Il credente è tenuto a pregare non per i peccati, per lo scandalo, per il tradimento, bensì per i peccatori perché a loro volta chiedano perdono a Dio. Nessuno, neppure il Vicario di Cristo e neanche Cristo stesso, possono sostituirsi al responsabile della colpa, il solo che, nella sua piena libertà concessa dal Creatore ad ogni uomo, può chiedere il perdono all’Onnipotente.

Il Papa ha definito l’Incontro Mondiale delle Famiglie un’«esperienza profetica», banalizzando in due parole e con un linguaggio da slogan il cancro del divorzio esteso a livello legislativo in tutto l’Occidente e divenuto costume ordinario di società sempre più miscredenti e, dunque, sempre più eticamente corrotte: «Dimentichiamo perché oggi è di moda sulle riviste, sui giornali, parlare così: “Questo si è divorziato da questa… Quella da quello… E la separazione…”. Ma per favore: questa è una cosa brutta. È vero: io rispetto ognuno, dobbiamo rispettare la gente, ma l’ideale non è il divorzio, l’ideale non è la separazione, l’ideale non è la distruzione della famiglia. L’ideale è la famiglia unita. Così avanti: questo è l’ideale!».

Senza logica e senza una scontata risposta le domande formulate sulla penuria di vocazioni religiose:

«E poi, nel mio incontro con i Vescovi, li ho incoraggiati nel loro sforzo per rimediare ai fallimenti del passato con onestà e coraggio, confidando nelle promesse del Signore e contando sulla profonda fede del popolo irlandese, per inaugurare una stagione di rinnovamento della Chiesa in Irlanda. In Irlanda c’è la fede, c’è gente di fede: una fede con grandi radici. Ma sapete una cosa? Ci sono poche vocazioni al sacerdozio. Come mai questa fede non riesce? Per questi problemi, gli scandali, tante cose… Dobbiamo pregare perché il Signore invii santi sacerdoti in Irlanda, invii nuove vocazioni». (Udienza generale 28 agosto 2018).

I santi presbiteri (che possono divenire parroci, vescovi, cardinali, pontefici), in grado di santificare famiglie e società, come avveniva nell’Europa quando era cristiana, si formano in seminari (istituzione nata il 15 luglio 1563 durante la XXIII sessione del Concilio di Trento, con l’approvazione del decreto Cum adolescentium aetas) sani e forti, dottrinalmente e moralmente. La Chiesa ha bisogno, e con urgenza, di riforme non babiloniche, ovvero d’ispirazione luterana, islamica, ecumenica, interreligiosa, atea, relativista, globalista, progressista, modernista, apostata… ma della Vera Vite (Gv 15,1-8), custodita dalla Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica. Solo allora sarà nuovamente libera, nella Verità che rende liberi (Gv 8,32), di formare sacerdoti (parroci, vescovi, cardinali, pontefici) liberi e santi.

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5 commenti su “Il Papa in Irlanda: espressione del “sogno” dei moderni dirigenti e funzionari della Chiesa”

  1. Carla D'Agostino Ungaretti

    Ho sempre detto che questo Papa vuole piacere al mondo e fa di tutto per accattivarselo, forse credendo (se è in buona fede) di favorire le conversioni. E’ mai possibile che sia così ingenuo? La Chiesa deve essere “un ospedale da campo”? Ma questo è un compito giusto, ma secondario per la Chiesa, che deve essere svolto dai laici, dai governi, dalle ONG, dai filantropi. Il compito primario della Chiesa è il “Annuncio” di Cristo, è la buona Novella da comunicare ai poveri – i quali non sono solo gli indigenti, ma soprattutto i peccatori che il più delle volte sono miliardari – è la salvezza delle anime e il Papa, su ordine di Cristo, deve far rafforzare sempre più la fede del suo gregge. Invece il Papa parla di ecologia, di car sharing, strizza l’occhio ai luterani … E poi, perché si firma solo Francesco, senza aggiungere P.P., che significa “Pastor Pastorum”, come hanno fatto sempre tutti i Papi? Forse per accontentare i protestanti? Forse non si sente Vicario di Cristo? Mio Dio, devo tacere altrimenti divento irriguardosa e non voglio esserlo perché, dopotutto, Francesco è il mio Vescovo. Signore, se questo dolore è la Croce che Tu hai voluto mandarmi, allora l’accetto e prego lo Spirito Santo perché illumini questo Papa per me incomprensibile.

  2. un papa che ha abolito il peccato non s’era davvero mai visto, come non s’era mai visto un Vicario di Cristo negare Cristo, la cui missione divina è quella di togliere il peccato dal mondo.
    E per Scalfaro questo papa farebbe della predicazione evangelica – che è l’annuncio della redenzione dal peccato – il punto fermo della sua rivoluzione: detto bene, quella che butta all’aria tutta la fede nella salvezza in Cristo.
    Dio è in tutti e ciascuno lo legge a suo modo, dice. Basta che non lo si pensi “cattolico”, e poi van bene tutti, gli Scalfari e i Mc Carrick!
    A quando la Cupola di San Pietro sulla sua testa?

  3. Non è mai bello il parlare vago, dando l’impressione ai più ingenui di un parlare saggio, aderente a ciò che la Chiesa ha insegnato da sempre. Non mi pare che i preti di una volta parlassero di sogni di Dio, né tanto meno dell”ideale di una famiglia “unita”; si parlava del rispetto che si deve a Dio perché Egli ci ha creato per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, si parlava della Sacra Famiglia come esempio per tutte le famiglie, una famiglia che onora Dio e lo.mette a capo di ogni sua azione; si parlava di sacrificio, né mai si indulgeva invocando il rispetto per le situazioni sbagliate. Se uno lascia la moglie perché si è invaghito di un’altra, è forse da rispettare? Ma stiamo scherzando? Eccola la vaghezza ingannatoria di quest’uomo.vestito di.bianco che molti chiamano papa: in mezzo a un discorso all’apparenza giusto, un’affermazione sgangherata. Ci siamo abituati ormai.
    E ci si lamenta perché non ci sono vocazioni, si cercano santi sacerdoti che non ci sono perché nei seminari hanno quanto meno cattivi maestri e cattive frequentazioni. È troppo grosso l’abbraccio col mondo, troppo distante lo sguardo da Dio e l’attenzione ai Suoi diritti ai quali tutti hanno sostituito i diritti umani, cioè qualsiasi desiderio, anche il più assurdo e il più peccaminoso. Tutto coperto dalla misericordia, ci mancherebbe altro.
    Tant’è che a breve, nell’ottica del rispetto universale, si svolgerà ad Albano Laziale un gay pride cattolico. Chi vivrà vedrà.

  4. un papa che ha abolito il peccato non s’era davvero mai visto, come non s’era mai visto un Vicario di Cristo negare Cristo, la cui missione divina è quella di togliere il peccato dal mondo.
    E per Scalfaro questo papa farebbe della predicazione evangelica – che è l’annuncio della redenzione dal peccato – il punto fermo della sua rivoluzione: detto bene, quella che butta all’aria tutta la fede nella salvezza in Cristo.
    Dio è in tutti e ciascuno lo legge a suo modo, dice. Basta che non lo si pensi “cattolico”, e poi van bene tutti, gli Scalfari e i Mc Carrick!

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