Egregio Direttore,

ho assistito all’affermazione del partito di “estrema destra” Vox nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento della comunità autonoma di Andalusia in Spagna. Nessuno lo aveva previsto; gli stessi esponenti di quel partito avevano indicato la conquista di 12 seggi come l’obiettivo massimo raggiungibile. È come se nessuno, nemmeno i diretti interessati, potesse prevedere la vittoria di una formazione “di destra”.

Ma chi sono costoro? Ho trovato veramente poco materiale. Quali rapporti hanno con gli altri movimenti “sovranisti” europei? È vero che sono nostalgici del franchismo? A 43 anni dalla morte di Franco?

Forse la Spagna si prepara ad abbandonare definitivamente l’assetto politico post-franchista con cui l’abbiamo conosciuto finora, iniziando un periodo turbolento, con la presenza di vari partiti, sia a destra che a sinistra, che la condanneranno a perenni governi di coalizione. Senza contare le spinte secessioniste.

Quale ruolo giocherà, secondo Lei, il Paese iberico nello scacchiere europeo?

La ringrazio e Le auguro buon lavoro.

Arnaldo Martinez – operatore turistico

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Egregio signor Martinez,

i risultati delle elezioni in Andalusia, effettivamente erano difficili da prevedere, soprattutto per ciò che concerne il partito Vox, nato nel 2013 e reduce da una serie di risultati particolarmente deludenti. Quanto Ella rileva è, però, vero in linea generale, poiché ci troviamo di fronte ad una situazione completamente nuova in tutto l’Occidente, quanto meno a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale: partiti che vengono etichettati come «di destra», «di estrema destra» o, addirittura, come «fascisti» o «fascistoidi» ottengono risultati elettorali particolarmente significativi, pur senza mettere in discussione, neppure minimamente, gli assetti democratici dei loro rispettivi Paesi. Prevedere questi eventi è particolarmente arduo, soprattutto per chi associa mentalmente l’affermazione di partiti “di destra” con eventi traumatici e mutamenti istituzionali, dei quali, ovviamente, non si possono percepire i presupposti, proprio perché non ci sono. Questo errore di prospettiva, vale a dire il confondere il democraticismo con la democrazia, impedisce un’analisi serena.

A tutto questo, poi, bisogna aggiungere la rapidità dei mutamenti in corso. Stiamo assistendo allo scontro tra i fautori della supremazia della politica sull’economia e dell’economia sulla finanza e coloro che, invece, sostengono la necessità di sottomettere la politica all’economia e l’economia alla finanza. Nel nostro Continente, questi ultimi sono i difensori dell’Unione europea, mentre i primi sono i cosiddetti “sovranisti”. Nella logica dei nostri maggiori mezzi di comunicazione di massa, tutti schierati su posizioni “europeiste”, “sovranista” significa “nazionalista” e “nazionalista” significa “fascista”, con l’ovvio corollario che “fascista” significa “attentatore alle Istituzioni democratiche”; ed il cerchio è chiuso. Ma la realtà ci dice cose molto diverse: in maniera sempre più ampia e sempre più rapida, anche se con differenze, a volte anche particolarmente rilevanti, da luogo a luogo e da nazione a nazione, le persone ed i popoli stanno sempre più collegando la difesa della propria identità spirituale e culturale con la tutela del proprio benessere e, a volte, anche solo della propria sopravvivenza economica. Questo porta all’emergere di formazioni politiche che, senza mettere in discussione nulla degli assetti democratici e, molte volte, neppure di certa ideologia progressista, intendono porre un argine alla spoliazione della propria sovranità operata dai cosiddetti “mercati” e dalle Istituzioni comunitarie.

Venendo più specificamente alla questione spagnola, il partito Vox rappresenta la corrente più conservatrice, cattolica, monarchica e patriottica del Partito Popolare spagnolo; non vi è nessuna traccia di nostalgie franchiste e non vi è neppure un eccesso di “preoccupante conservatorismo”; si può, invece, dire che questo partito conserva, almeno sulle questioni etiche, molti dei presupposti della moderna cultura progressista. Si pensi, a titolo di esempio, al fatto che, sulle questioni dell’omosessualismo e del Gender, non è contrario alle unioni civili tra persone dello stesso sesso, ma solo al loro matrimonio e, conseguentemente alla loro possibilità di adottare dei bambini o di utilizzare l’infame tecnica dell’utero in affitto. È contrario all’aborto ed alla sua legalizzazione.

Tutto il suo nazionalismo si riduce ad avere una concezione unitaria della Spagna e ad essere contrario alle larghe autonomie regionali concesse dalla vigente Costituzione.

Anche sui temi europei, ha posizioni molto moderate e distanti da quelle dei partiti “sovranisti” europei; lo si potrebbe definire come moderatamente europeista.

Le uniche posizioni un pochettino nette le ha in tema di immigrazione, dove è favorevole ad una sua rigorosa regolamentazione.

Le elezioni in Andalusia sono particolarmente significative, perché rappresentano il crollo del Partito Socialista in una regione tradizionalmente “rossa”, dove i numeri permetterebbero una maggioranza “di destra”, tra Vox, Partito Popolare e Ciudadanos, la formazione politica che i nostri giornali ci hanno descritto su posizioni macroniane.

Per dire quale destino politico attenda la Spagna, mi pare sia ancora presto, ma incominciano ad intravedersi i germi perché, anche lì, si possa assistere allo scontro che caratterizza, ormai, quasi tutta l’Europa.

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