Egregio direttore,

questa lettera è una testimonianza e un rendimento di grazie al Dio misericordioso Gesù Cristo.

Meno di un mese fa è passato ad altra vita nostro padre dopo una grave malattia durata tre anni che è stata la sua salvezza.

Nostro padre ha avuto un’infanzia difficile, è stato abbandonato dal padre all’età di cinque anni e fatta la legge nel 1970 nostro nonno chiese il divorzio a nostra nonna che in seguito tentò il suicidio e fu nostro padre a trovarla in fin di vita.

In quegli anni il divorzio era ancora uno scandalo e lui, figlio unico, era il figlio di questo scandalo. Era un diverso.

Il divorzio tra i suoi genitori fu una ferita che non gli si cicatrizzò mai, fino alla morte di nostra nonna sperò sempre nella riconciliazione dei suoi genitori, nonostante il padre si fosse risposato e avesse avuto un’altra figlia.

Poi conobbe nostra madre che a detta di lui fu la cosa più bella che gli fosse mai capitata. Lei era un’anima candida, dolce, molto affettuosa e gli diede tutto l’affetto che gli era venuto a mancare da fanciullo e una bella famiglia con quattro figli. Ebbero anni felici ma poi arrivò una dura croce a provarli, nostra madre aveva una forte fede che la sorreggeva, lui no e cadde in esaurimento.

Fu questo loro contrasto di credo che accrebbe in noi la fede: vedemmo come nostra madre affrontava serenamente le difficoltà perché sorretta dalla fede, mentre nostro padre, che non l’aveva, faceva più fatica. Eppure era molto forte anche lui e anche se per il suo carattere estremamente introverso non ce lo dimostrava a parole ci amava molto. Nonostante le difficoltà non ci ha mai abbandonato, poteva farlo, ma non lo ha mai fatto perché amandoci sapeva cosa voleva dire essere abbandonati dal padre.

In nostro aiuto è arrivato il Casastero: abbiamo vissuto nove anni senza la corrente elettrica quindi senza acqua calda e senza riscaldamento. Il Casastero ha portato il silenzio nella nostra casa così abbiamo potuto parlare di più tra di noi, conoscerci meglio, pregare assieme e oltre ad avere un’unione familiare eravamo uniti spiritualmente. Sono stati i nostri anni più belli passati assieme e nostro padre lo definì: <<La nostra piccola isola felice>>. Lui ancora non pregava ma ci ascoltava e dalla nostra preghiera traeva la pace che la notte lo faceva dormire.

Poi nostra madre è morta, santamente, ricorderemo sempre il loro sguardo di addio. Papà ha cominciato a pregare con noi. Ricordiamo una sera in cui disse che l’Atto di dolore era una preghiera che gli piaceva, quella sera la porta di casa sbatté violentemente e noi ci guardammo tutti perché nessuno di noi era uscito o vicino alla porta, fuori non c’era un filo di vento e la porta era già chiusa prima di sbattere. Allora uno di noi sbottò: <<Speriamo che quello che è uscito non rientri mai più>>, nostro padre aveva avuto una conversione e al nemico infernale questo non piaceva.

La mamma dal Cielo stava lavorando per la salvezza del suo sposo, dell’unico uomo della sua vita.

Qualche mese più tardi la morte della mamma il papà si è ammalato gravemente. Ebbe una paralisi del 90%: non poteva parlare se non con monosillabi, non poteva mangiare se non delle pappette semiliquide e con fatica, muoveva solo un braccio con il quale comunicava con noi. Per lui, che era malato di nervi, la paralisi era il peggior incubo anche perché non gli piaceva dipendere dagli altri. Eppure fu un atto di misericordia di Dio, la sua salvezza eterna.

Durante questa malattia si è purificato, ha fatto i primi nove venerdì del mese, quando si comunicava si commuoveva, ascoltava solo i canti delle suore di sua figlia, a lui che amava la musica non piacevano più i canti mondani, lo infastidivano, ascoltava volentieri solo le voci delle suore, i canti sacri, i quali erano gli unici che lo rilassavano.

È stato il nostro vero eroe perché nonostante le sue condizioni gravi non si è mai arreso, ha sempre lottato, ha sempre desiderato vivere, fino all’ultimo. Questa malattia ci ha restituito nostro padre, standogli vicino lo abbiamo veramente conosciuto: era un’anima molto sensibile, bisognosa d’affetto, fragile in questo contesto per la sua storia, ma anima fedele e generosa. Ci ha dato tanto affetto, non si è mai lamentato ed era molto docile, obbediva in tutto.

Tre giorni prima di morire era cosciente e ha ricevuto i Sacramenti, era un venerdì, festa di Maria Ausiliatrice, Nostro Signore ha mantenuto la promessa dei primi nove venerdì del mese. Lo lodiamo perché Ha esaudito le nostre preghiere rivolteGli da molto tempo e nostro padre ha fatto una morte santa. Il giorno prima di morire gli abbiamo chiesto se voleva baciare il Crocifisso e con un filo di voce ha detto: <<Sì>> e lo ha baciato. È morto di domenica, giorno della Risurrezione di Nostro Signore, e nel Vangelo di quel giorno Gesù diceva ai suoi discepoli: <<Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre>> , abbiamo messo questa frase sul retro della sua foto ricordo ed è significativo perché lui non ha avuto il padre ma il suo vero padre è stato Dio.

Tantissime buone anime hanno pregato per lui, una suora ha cantato come un Angelo al suo funerale e tre Sacerdoti hanno concelebrato, tra i quali quelli che gli hanno aperto le porte del Paradiso: il Sacerdote che gli ha fatto fare i primi nove venerdì del mese e quello che gli ha dato gli ultimi Sacramenti.

Nostro padre è vivo, è salvo, ce l’ha fatta ed ora è finalmente felice riunito a nostra madre.

Grande è la misericordia di Dio!

 

Pace e bene,

Paolo e Maddalena Pellini

 

P.S.: questa testimonianza la dedichiamo ai malati che sono considerati un peso mentre invece sono una ricchezza d’amore, ai bambini che vengono abbandonati, dimenticati e che non vengono aiutati e a tutti coloro che nella Chiesa hanno perso la fede e non difendono più le verità sul Matrimonio Cristiano.

Gesù Cristo, «da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2Cor 8,9).

 

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