La battaglia contro l’omicidio dell’innocente nel ventre materno prosegue con forza ed energia: la tragedia dell’aborto, divenuto legge in Italia nel 1978, va combattuta con determinazione. Dal punto di vista biologico è ormai evidente che si tratta di un vero e proprio assassinio, visto che è una creatura di pochi giorni o di alcuni mesi che viene soppressa. Che differenza fanno pochi giorni o alcuni mesi? Nessuna, sempre di bambino in formazione si tratta, così come il neonato è in formazione, l’adolescente è in formazione, il giovane è in formazione di donna o di uomo. Non sono le leggi a fare la verità, sono i dati di fatto della realtà a rendere giustizia a chi da solo, l’innocente, giustizia non può farsi.

Il 18 maggio la Marcia per la Vita, giunta alla nona edizione, scende nuovamente per le strade di Roma a ribadire che la vita deve essere posta al centro dell’attenzione: la vita è vita dal suo sorgere e non si può condannare a morte chi non è processato perché troppo giovane…

A Roma non c’è solo il sindaco Raggi a chiamarsi Virginia, ma c’è anche Virginia Coda Nunziante, paladina della lotta contro l’aborto a difesa dell’alba dei nascituri da diverso tempo, tanto da essere divenuta Presidente della Marcia per la Vita, nazionale e internazionale. Le sue alte qualità le hanno permesso di divenire uno dei maggiori punti di riferimento, a livello internazionale, di una delle battaglie principali del mondo occidentale, anzi, direi la principale: il valore di una civiltà lo si osserva attraverso due dati imprescindibili, dalle sue culle e dalle sue tombe, ovvero da come uno Stato accoglie le vite nuove e come seppellisce i suoi defunti. Ed oggi la situazione è tragica: genocidio infantile nei grembi delle madri (6 milioni di morti, nella sola Italia, da quando la legge 194 è in vigore), eutanasia alle porte e cremazione sempre più promossa e sempre più in crescita per salvaguardare “igiene” e “spazio”, nel “rispetto” dei vari credi religiosi o atei.

Aborti, denatalità, eutanasia… intanto il calo demografico e l’invecchiamento proseguono la loro corsa verso il baratro delle nostre società europee.

«Europa Cristiana» è per la vita, tutta intera, dal suo sorgere alla sua fine terrena, compreso il rispetto cattolico per i morti, rispetto che i cosiddetti «feti», ovvero i bambini ai quali viene impedito di vedere la luce, non hanno il diritto di avere neppure una piccola tomba sulla quale piangere e pregare… Sono i più reietti di tutti, non a caso Madre Teresa di Calcutta, che vedeva Cristo nei reietti e per Cristo fece l’umanamente impossibile per i reietti, si espresse in maniera perentoria contro l’aborto. Eppure anche la Chiesa fatica a dire «basta» a questa crudeltà, a questa cultura della morte, a questa ignominia, prigioniera com’è dei poteri forti.

La Presidente della Marcia per la vita, con impegno costante e determinato, porta avanti, con argomenti realistici e incisivi, il grido di vita di quei nascituri annientati prima ancora di poter vagire.

Quando ha iniziato ad occuparsi della Vita e come si è sviluppata nel tempo?

La Marcia per la Vita nasce nel 2011 a Desenzano sul Garda. Eravamo circa 800 e certamente non immaginavamo all’epoca di arrivare a Roma e di riuscire a portare in piazza migliaia di persone ogni anno. Però il tema della vita mi occupava già da tempo perché quasi ogni anno partecipavo alla Marcia di Washington o a quella di Parigi. È proprio osservando quelle realtà e l’impatto che esse avevano sull’opinione pubblica e soprattutto sui giovani, che con degli amici decidemmo in quel 2011 di partire anche noi in Italia con la Marcia per la Vita.

 Dopo la prima Marcia di Desenzano siamo scesi subito a Roma perché il nostro messaggio doveva essere rivolto soprattutto al mondo politico: l’Italia, nel lontano 1978 aveva votato una legge omicida, la legge 194, e noi intendevamo denunciarla sollevando il tema nella pubblica piazza. Per troppo tempo si era rimasti in silenzio ed era dunque giunta l’ora, dopo oltre 30 anni, di rimettere il tema dell’aborto al centro del dibattito pubblico. Naturalmente il percorso è lento, come lo è negli altri paesi, ma la nostra forza sta nella costanza e nella perseveranza. Nel corso di questi anni sono nate varie nuove realtà, anche giovanili, che si occupano del tema della vita, e questo per noi è il più grande successo. I numeri in piazza, lentamente crescono anch’essi ma soprattutto aumenta nelle persone la consapevolezza e la determinazione nel combattere leggi ingiuste. Eravamo partiti concentrandoci sul tema dell’aborto e adesso abbiamo un mondo politico che sta varando la legge sull’eutanasia. Questo fa capire che la cultura della morte va avanti con una strategia ben precisa ed è in contrasto a questa ideologia che con la Marcia vogliamo riportare in Italia la bellezza della cultura della vita e far capire che senza la vita la nostra società muore.

La legge 194, oggi, continua ad essere culturalmente intoccabile?

La legge 194 rimane intoccabile per coloro che difendono lo pseudo diritto della donna di autodeterminarsi e che quindi sono arroccati su posizioni di chiara matrice ideologica. Ma se prendiamo in esame il mondo cattolico e pro-life in generale il discorso cambia: fino a non molti anni fa in questi ambienti difficilmente si criticava la legge 194, su cui si tendeva a dare addirittura un giudizio parzialmente, se non totalmente, positivo; si preferiva privilegiare un approccio che evitasse lo scontro frontale con la cultura della morte dominante, magari puntando sul sostegno economico e psicologico alle donne che erano tentate di abortire, più che dare battaglia sui principi. Negli ultimi tempi, grazie anche alla Marcia per la Vita, il cui scopo è proprio quello di mettere il tema della vita al centro del dibattito pubblico, tale tendenza sembra diminuire sempre più e il mito della legge 194 incrinarsi. Se prima le dichiarazioni dei principali leader del mondo cattolico e pro-life erano tutte incentrate sulla presunta necessità di regolamentare l’aborto volontario, descritto come un male inevitabile che la legge 194 riusciva in qualche modo ad arginare, ora si parla di legge iniqua, di strage degli innocenti e così via. Certo, resiste ancora un certo pregiudizio positivo sulla legge che riguarda soprattutto le presunte parti buone, mai applicate, contenute nella norma. Ma, in generale, è ormai emersa una certa consapevolezza circa l’intrinseca malvagità di una legge omicida che in quarant’anni ha ucciso sei milioni di italiani. La nascita di tante realtà composte soprattutto da giovani (gruppi, associazioni, movimenti) che mirano a combattere l’aborto in maniera efficace e determinata, anche attraverso iniziative a forte impatto mediatico, è segno di un cambio di prospettiva a livello culturale che lascia ben sperare per il futuro.

Come diffondere il principio elementare, soppresso per volontà progressista, che la vita è vita fin dal suo sorgere?

 Nel 1978, anno della promulgazione della legge 194, lo sviluppo scientifico e tecnologico non era ancora così avanzato da mostrare con chiarezza che la vita inizia con il concepimento e che il feto non è un semplice “grumo di cellule” ma un essere umano nella fase iniziale del suo sviluppo. Ora, con le ecografie sempre più dettagliate e con l’importante sviluppo della scienza neonatale è sempre più difficile sostenere una tale tesi, anche se, a dire il vero, c’è ancora qualcuno che continua a farlo. In questo caso, a mio avviso, trattasi di pura ideologia perché la scienza parla chiaro. D’altronde, anche senza bisogno di scomodare la scienza, già Ippocrate, nel suo giuramento, parlava di un divieto assoluto per i medici di praticare l’aborto perché era già chiaro che si trattava dell’uccisione di un essere umano. E a quell’epoca non esistevano ecografie…

Oggi è sempre più necessario lavorare a livello culturale per contrastare il falso principio della disponibilità della vita umana. Infatti, i più sostengono che è giusto, o comunque inevitabile, che la donna possa disfarsi del bambino che porta in grembo qualora, per diversi motivi, non se la senta di portare a termine la gravidanza o qualora venga riscontrata una patologia, reale o solo presunta, nel nascituro. In altre parole, il vero nemico da abbattere è lo scarso valore assegnato alla vita umana da una cultura nichilista e relativista che nega l’intrinseca dignità dell’essere umano fatto ad immagine e somiglianza di Dio. La cosiddetta qualità della vita è un concetto ideologico che si è diffuso come un virus mortale nella coscienza delle persone, inducendole ad assegnare valore positivo solamente alle vite “degne di essere vissute”. Ad ogni modo, l’unica arma vera a nostra disposizione è quella di agire a livello culturale cercando di mostrare l’orrore dell’aborto nonché l’abisso verso cui ci sta conducendo l’ideologia dominante, che attraverso l’inganno delle false libertà sta portando l’umanità intera all’autodistruzione.

Il recente Congresso di Verona sulle famiglie è stata un’occasione per porre sotto i riflettori, sia della politica che dei media, le scottanti esigenze della famiglia naturale, in un tempo in cui viene profondamente attaccata dalle ideologie di “genere”, come mai, allora, in certi ambienti cattolici, è serpeggiato il malumore?

 In congresso di Verona fa parte di quelle iniziative di cui parlavamo prima e che sono il segno di un risveglio culturale sui temi della famiglia e della vita. Certo, è necessario ancora lavorare molto e bene per portare veramente al centro della vita sociale e della politica il ruolo insostituibile della famiglia naturale fondata sul matrimonio e aperta alla vita. È altresì necessario insistere nella buona battaglia con coraggio e convinzione affinché tutto il mondo cattolico si unisca nel portare avanti una chiara e decisa opposizione alla cultura della morte con una difesa integrale della Verità e della vita. Non ci sono compromessi possibili perché Nostro Signore lo ha detto espressamente: «Io solo la Via, la Verità e la Vita».

 

 

Programma Marcia per la Vita 2019:

giovedì e venerdì 16-17 maggio:

Rome Life Forum – “Città dell’uomo versus Città di Dio” alla vigilia della Marcia per la Vita, il Rome Life Forum, che avrà come tema “Città dell’Uomo versus Città di Dio – Ordine mondiale globale versus Cristianità“.

Il Forum, al quale parteciperanno i leader dei principali movimenti pro-vita e pro-famiglia di tutto il mondo, è un’opportunità unica per tutti coloro che sono impegnati ogni giorno nella difesa dei principi non negoziabili, per ritrovarsi nel cuore della Cristianità al fine di conoscersi, collegarsi ed unire gli sforzi.

Tra i relatori che interverranno quest’anno ci saranno Raymond Leo Cardinal Burke, Willem Jacobus Cardinal Eijk (Paesi Bassi), Fr Kevin O’Reilly OP (Angelicum, Italia), Dr Alan Fimister (UK/USA), Roberto de Mattei (Fondazione Lepanto, Italia), Steven Mosher (Population Research Institute, USA), Anthony Murphy (Catholic Voice, Irlanda), John-Henry Westen (LifeSiteNews, Canada), Walter Cardinal Brandmüller e altri.

Il Forum si svolgerà in inglese e in italiano con traduzione simultanea.

Per ulteriori dettagli: Famiglia domani

Venerdì 17 maggio

Ore 20:00 – Adorazione Eucaristica (Chiesa S. Maria in Campitelli | Roma)

Scarica la locandina

Partenza Marcia per la Vita

Ore 14:00 – Ritrovo a Piazza della Repubblica

Ore 17:30 – Chiusura dell’evento a Piazza Venezia

Per eventi legati alla Marcia per la vita vedasi qui il calendario

 

 

 

 

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su print
Stampa
Condividi su email
Email

1 commento su “Marciare per non morire – Virginia Coda Nunziante e la sua, nostra lotta per la Vita”

  1. Antonio Diano

    Era ora che qualcuno della galassia pro vita prendesse una posizione netta e decisa sulla peste della 194. Essa è infatti intrinsecamente perversa e mortifera, non c’è nulla da salvare perché l’applicazione di eventuali aspetti non negativi (che tali però non sono dato il contesto in cui compaiono) autorizza la mattanza di milioni di innocenti. Bisogna abolire la 194, non applicarla “integralmente” (il che significa uccidendo esseri umani e inghiottendo il contentino di salvarne qualcuno: anche il “card.” Ruini ha espresso tale diabolica opinione), ed è un primo passo sulla strada della buona battaglia per sconfiggere il nemico.
    A Verona questa tabe profonda ha dominato la scena. No! Bisogna cambiare rotta, non si deve cedere ai compromessi: con Dio, con la vita non si scherza, i nemici di Dio e della vita si combattono, è un obbligo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *