Sentir parlare del Maestro Domenico Bartolucci è un po’, per me, ricordare e rimpiangere la felice infanzia, le veglie con la recita del Rosario, la chiesa con il profumo buono dell’incenso e della cera fina, le processioni quando si cantavano le belle laudi alla Madonna, gli insegnamenti della nonna paterna che ti spiegava il significato delle feste religiose e scandiva il tempo con il suono delle campane più che con la sua vecchia sveglia dal monotono ticchettio… e mi raccontava anche, la nonna, delle belle Messe che, nella pieve del mio paese, venivano celebrate con la musica del Maestro Bartolucci che era stato molto amico del babbo, che aveva qualche anno in più di lui.

Era nato a Borgo San Lorenzo il 7 maggio del 1917 Domenico Bartolucci e, giovanissimo, partì dopo la “chiamata” per il seminario fiorentino: «Parlo di quelle strutture – dichiarò Bartolucci a proposito dei seminari – che la sapienza della Chiesa aveva finemente cesellato nei secoli. Voi non vi rendete conto dell’importanza del seminario: una liturgia vissuta, i momenti dell’anno sono scanditi e sono vissuti “socialmente” con i confratelli… l’Avvento, la Quaresima, le grandi feste che seguono la Pasqua. Tutto ciò educa e non immaginate quanto. Una retorica stolta – continua il Maestro – fece passare l’immagine che il seminario rovinasse il prete, che i seminaristi, lontani dal mondo, rimanessero chiusi in sé e distanti dalla gente. Tutte fantasticherie per dissipare una ricchezza formativa plurisecolare e per poi rimpiazzarla con il nulla.»

E nel seminario di Firenze il giovane borghigiano fu subito reclutato come “cantore” – il babbo, che era operaio delle Fornaci Chini, dopo il lavoro, portava il giovinetto Domenico, con lui, nelle Compagnie a cantare gli “Uffizi” – e lì, portò a termine cum laude i suoi studi.

Alla morte del suo Maestro Bagnoli gli succedette, come Direttore della Cappella del Duomo di Firenze. Nel 1942 si trasferì a Roma dove fu nominato, nel 1947, Direttore della Cappella Liberiana; nel 1956, alla morte di Lorenzo Perosi, fu il venerabile Pio XII a conferirgli l’incarico di Direttore Perpetuo della Cappella Sistina. Ha scritto quaranta volumi di composizioni musicali: Mottetti – Inni – Laudi – Madrigali – Messe – Opere – Oratori e un’opera mai rappresentata: Il Brunellesco (ebbi le prime bozze con una bella dedica dell’autore!) scritta nel seicentesimo anniversario dell’inizio della costruzione della Cupola del Brunelleschi, mai rappresentata… nonostante la promessa del Cardinal Giuseppe Betori di farla rappresentare nell’ ottobre del 2018… e che quindi – statene certi – mai verrà rappresentata da questa gente che, finalmente, si è tolta di torno lo “scomodo” Maestro!

Il complesso della Cappella Sistina che, alla morte del Perosi, versava in precarie condizioni, fu risanato grazie all’interessamento personale di Giovanni XXIII e alla grande passione del Maestro borghigiano.

Per quarant’anni Monsignor Domenico Bartolucci, contrario alla deprecata riforma liturgica del Concilio e al ventilato abbandono della musica sacra, ebbe come punti di riferimento, Pierluigi da Palestrina e Giuseppe Verdi e molte furono le esecuzioni del Coro della Sistina, sotto la sua guida, durante le liturgie papali in vari Paesi: Austria, Germania, Olanda, Francia, Belgio, Spagna, Isole Filippine, Australia, Canada, Stati Uniti, Turchia, URSS, Polonia e Giappone.

Nel 1997, con un incredibile “colpo di mano”, il maestro fu sostituito, alla guida della Cappella Sistina, da Monsignor Giuseppe Liberto, contravvenendo quindi a quella nomina papale che prevedeva la “perpetuità”… concetti chiari nella Chiesa da duemila anni ma che, dopo il Concilio Vaticano II, vigendo il “relativismo”, non varranno più… sembra che dietro l’estromissione ci sia stata l’onnipresente “manina” di Monsignor Piero Marini (da non confondersi con Monsignor Guido Marini), quello che aveva “preso in mano” le celebrazioni religiose di Giovanni Paolo II e che, durante l’Anno Santo, anziché le campane, fece suonare da indigeni, mezzi nudi, lunghi corni d’avorio, dopo aver addobbato cardinali e vescovi con paramenti a dir poco clowneschi… niente in confronto a quello che avviene ora “Cecco regnante” .

 

 

Chi avversò la decisione di sostituire, con un “golpe”, il Maestro Perpetuo della Cappella Sistina fu l’allora Cardinale Joseph Ratzinger che, una volta eletto Papa, licenziò il Marini e il 24 giugno del 2006, richiamò Monsignor Domenico Bartolucci a dirigere un concerto nella “sua” Cappella Sistina, quindi, nel Concistoro del 20 novembre 2010 Benedetto XVI lo nominerà Cardinale di Santa Romana Chiesa assegnandogli la Diaconia dei Santissimi Nomi di Gesù e di Maria in via Lata.

Ho sempre avuto una venerazione per il grande Maestro mugellano e avevo, fin da ragazzo, assistito all’esecuzione di alcune sue Messe, ascoltavo, alla radio, i suoi concerti, lo vedevo nelle sue apparizioni televisive, lo rivedevo dai vividi racconti che di lui faceva il mio babbo; sapevo anche che, durante il mese di agosto, Monsignor Bartolucci si recava a trascorrere qualche giorno di riposo a Montefloscoli, nel Mugello, in quella sua pieve  romanica dove è sempre stato incardinato nella Diocesi fiorentina; grande fu quindi la mia sorpresa e la mia gioia quando mi raggiunse a casa una sua telefonata  con la quale il Maestro mi invitava a Montefloscoli.

Grande l’emozione in quel suo studio con le belle poltrone damascate e le foto di gruppo del seminario, ingiallite dal tempo, incorniciate e affisse alle pareti della stanza, di fronte alla scrivania, con sopra alcuni tomi della Storia dei papi del von Pastor, a fianco del pianoforte: «Guardi – mi disse accennando alle varie foto – qui saremo stati un centinaio… poi c’era il seminario minore, Firenzuola, Fiesole… quante vocazioni, quanta fede, quanta cura della liturgia, quanto zelo per le anime…e ora, me lo dica lei… siamo nella desolazione, nella desolazione assoluta…»

Era l’agosto del 1989 ed io avevo fondato a Firenze l’ANTI 89 e, in luglio, eravamo stati a Parigi, con una delegazione di oltre duecento persone, per “controcelebrare” il bicentenario della Rivoluzione francese… era uscito da poco il periodico «Controrivoluzione» che fu, ed è tuttora, l’Organo Ufficiale dell’ANTI 89, ed il Maestro fu uno dei primi abbonati e sostenitori della testata («lo dica pure che sono onorato di essere annoverato tra i controrivoluzionari»). Aveva preparato per me un libro assai raro, anzi introvabile, di Monsignor Emile Cesbron: I Martiri di Laval, che da tempo agognavo e che lui mi regalò, nell’edizione del 1955, con una felice dedica: «A Pucci Cipriani , anima “giuliottiana” della Controrivoluzione» (Cfr. Emile Cesbron, I Martiri di Laval, Tipografia don Luigi Guanella, Roma 1955).

E così, per venticinque anni, ogni anno, nel mese di agosto, mi recavo lassù, a Montefloscoli, qualche volta accompagnato anche da amici, da seminaristi fedeli alla Tradizione, dove, per noi, Monsignore celebrava la «Messa tridentina», e poi, in piacevole colloquio ci raccontava le vicende del Concilio e, ahimè, anche quelle del post – concilio, e si soffermava su questa tremenda (e, allora, in confronto ad oggi, era l’età dell’oro!) crisi della Chiesa.

Ribadisco che celebrava per noi, come la celebrava ogni mattina nella sua chiesa e durante i suoi viaggi, la Messa Tridentina, in rito romano antico, la Messa di sempre e di tutti, in quanto alla sua morte ci furono i “cazzerellini tutto pepe e sale” che scrissero come, nonostante il suo conservatorismo, il Maestro fiorentino avesse finito per accettare le “riforme conciliari”.

Feci a Monsignor Bartolucci due interviste per «Il Giornale», edizione della Toscana, e poi, nell’agosto del 2009, insieme a un caro amico, il giovane Professor Don Stefano Carusi, Docente di Dogmatica e sacerdote fedele alla Tradizione, una terza intervista che fu pubblicata in contemporanea sulla rivista on line di Teologia «Disputationes Theologicae» e su «Il Giornale» e… praticamente sui siti Internet di tutto il mondo. Il giorno stesso l’Allora arcivescovo di Firenze Betori, che non si era mai visto, arrivò a Montefloscoli per chiedere lumi… (potrete leggere l’intervista completa digitando sul motore di ricerca GOOGLE le parole intervista Bartolucci – Cipriani Carusi – Disputationes Theologicae agosto 2019).

Inizia il bombardamento. Alla nostra domanda: –  Maestro, con il Motu proprio Summorum pontificum… lei dunque, ora, può celebrare la Messa di Sempre… – Rispose: «Mah, a dire il vero io l’ho sempre celebrata ininterrottamente, a partire dalla mia ordinazione… avrei, semmai, avuto difficoltà, non avendola mai detta, a celebrare la Messa del rito moderno.».  E sulla nuova liturgia funeraria: «Io non so se siete mai stati, ahimè, a un funerale: “alleluia” battimano, frasi ridanciane, ci si chiede se questa gente abbia mai letto il Vangelo; nostro Signore stesso pianse su Lazzaro e sulla morte. Qui, con questo sentimentalismo melenso, non si rispetta neppure il dolore di una madre: Io vi avrei mostrato come una volta assisteva il popolo a una Messa da morto, con quale compunzione e devozione si intonava quel magnifico e tremendo Dies Irae». E poi, a proposito della nuova liturgia e della trasformazione, con le chitarre, delle chiese in balere. «…Non mi domandi, per favore, di dare un giudizio sulle chitarrine, sulle tarantelle che si cantano ancora all’Offertorio… il problema liturgico è serio, non si dia ascolto a quelle voci… e se si vuol guarire l’ammalato ci si ricordi che il medico pietoso fa la piaga purulenta».

E si potrebbe continuare a lungo. Ricordate il dialogo, in un film, tra Don Camillo e il suo Vescovo che gli fa una lavata di capo per aver affrontato i compagni in “maniera muscolare” mettendone KO una quindicina? «Povero don Camillo – terminò il Prelato – lei non diventerà mai vescovo».

E molti intonarono il De Profundis anche per il Cardinal Bartolucci… quasi a dire: Povero Maestro lei non metterà più piede nella “sua” Cappella Sistina. E, invece, i soliti “cazzerellini tutto pepe e sale” (mi piace questa espressione del Carducci) sbagliarono anche stavolta. Dopo pochi mesi dall’intervista, Benedetto XVI impose al Maestro Domenico Bartolucci la porpora cardinalizia e qualcuno, facendo riferimento proprio alla nostra intervista, chiosò sui giornali: «L’intervista che gli è valsa la porpora cardinalizia».

Il 31 agosto del 2011, in Castel Sant’Angelo, al termine di un Concerto offertogli dal Compositore mugellano, il Santo Padre rivolse un «Grazie affettuoso all’autore dei brani che abbiamo ascoltato», proseguendo poi con grande elogi al «Caro Cardinal Bartolucci la cui fede è la luce che ha orientato e guidato sempre la sua vita, che ha aperto il suo cuore per rispondere con generosità alla chiamata del Signore…”Christus circumdedit me”, Cristo, mi ha avvolto e mi avvolge: questo mottetto riassume la sua vita , il suo ministero, la sua musica, caro Signor Cardinale. Rinnovo allora il mio grazie a Lei… e ben volentieri impartisco la mia Benedizione Apostolica».

Stendo un velo pietoso sui funerali che il pievano del suo paese natale celebrò, quasi a sfregio e a spregio della persona del Cardinal Bartolucci, stendo un velo pietoso su quel prete – imam che lo ricevette in maniche di camicia la sera del 12 novembre 2013 in Sant’Omobono e su quella liturgia “melensa” con la quale si celebrarono le esequie del Cardinale borghigiano che ora giace, insieme ai suoi cari concittadini e “confratelli”, nella Cappella della Santa Croce, nel Cimitero della Venerabile Confraternita di Misericordia di Borgo San Lorenzo.

 

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2 commenti su “Ricordo del Maestro Bartolucci, il Cardinale che continuò a celebrare la Messa di sempre”

  1. Gentile Signor Pucci Cipriani,
    senza saperlo, i nostri destini si devono essere incrociati, negli anni della nostra giovinezza: giovinezza a Firenze, animati dalle stesse passioni: cose belle, giuste, vere, così come sono poi rimaste confermate nel tempo. La settimana scorsa ha ricordato Don Stefani (che, ricordo, organizzava anche delle belle mostre d’arte per giovani talenti “Galleria LO SPRONE”). Mi fa un immenso piacere ritrovare, commemorata in modo commovente, un’altra colonna del mio soggiorno fiorentino: Monsignor Domenico Bartolucci, Maestro del coro della Cappella Sistina ed insegnante di quel mio fratello, che eseguì, sotto la sua direzione, la Messa del Maestro Perosi, eseguita dall’Orchestra del Maggio Musicale fiorentino. (Di quell’evento, possiedo la foto, che, se lo desidera, resta a Sua disposizione).
    Ho molto apprezzato il Suo racconto sulla persona di Monsignor Bartolucci che conferma in pieno l’ingiustizia e la criticabilità, se non la cattiveria, delle decisioni subite dal grande musicista, amatissimo, invece, dai suoi allievi che, grazie a lui, hanno amato e fatto amare la musica, e quale musica!! Grazie per il bell’articolo !

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