Santa Anastasia, arsa viva per non onorare un’altra religione

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Nella Preghiera Eucaristica I, detta Canone Romano, si ricordano i nomi di parecchi santi martiri e tra questi anche Santa Anastasia di Sirmio, che il Martirologio Romano attesta essere morta «martire a Srijem in Pannonia, nell’odierna Croazia». Questa santa, così come gli altri citati nel Canone, ha accompagnato per secoli la spiritualità della cristianità europea.

Anastasia, figlia di Pretestato e moglie di Publio, era tutta dedita all’assistenza dei cristiani di Roma, a cui una legge iniqua vietava di svolgere qualunque mestiere. Il marito, contrarissimo, puniva con crudeltà ogni sua disubbidienza. Rimasta vedova, poté più liberamente esercitare la sua carità cristiana. Il suo consigliere Crisogono fu trasferito ad Aquileia alla corte imperiale, Anastasia lo accompagnò nel viaggio da Roma e assistette all’interrogatorio e poi alla sua decapitazione. Il corpo del martire fu abbandonato presso l’abitazione delle tre sorelle cristiane Agape, Chionia e Irene, che gli diedero sepoltura. Il nome di Crisogono è anch’esso annoverato nel Canone Romano.

Diocleziano partì poi per la Macedonia portando con sé tutti i cristiani imprigionati e tra essi anche Anastasia; dalla Macedonia si spostò verso Sirmio nell’Illiria, qui gli furono denunciati come cristiani fuggiaschi, la matrona Teodota e i suoi tre figli, che fece incarcerare. L’interesse di Anastasia per la sorte dei quattro, insospettì i pagani che la denunciarono al prefetto Probo. Questi dopo interrogatori e vani tentativi di farle abiurare la fede cristiana, la tenne ai ceppi per un mese e poi l’imbarcò sopra un naviglio forato, insieme ad altri cristiani e delinquenti, allo scopo di farli annegare in mare aperto. Scampati miracolosamente al naufragio, sbarcarono a Palmaria, dove nuovamente imprigionati fu loro offerta la libertà in cambio dell’onore agli dei, ma dietro il loro ennesimo rifiuto furono tutti trucidati, mentre Anastasia fu arsa viva. Le sue ceneri furono raccolte da una donna di nome Apollonia che le depositò in una piccola chiesa nel suo giardino. Oggi riposano nella cattedrale di Zara in Croazia.

Il Calendario liturgico della Forma Straordinaria del Rito Romano prevede la commemorazione della martire Santa Anastasia al 25 dicembre, in concomitanza con il Natale del Signore, nella Seconda Messa detta nell’Aurora. Il Messale promulgato da Paolo VI, invece, non contempla più la possibilità di fare memoria liturgica della martire Anastasia, così come neppure di Crisogono.

Quando, sotto l’imperatore Teodosio I, il Cristianesimo divenne religione di Stato, fu dedicata a Sant’Anastasia una chiesa a Sirmio. La sua devozione si diffuse soprattutto nelle province romane orientali, le sue spoglie furono portate a Costantinopoli e depositate nella basilica della Resurrezione (Anastasis). In Italia il culto di Anastasia si sviluppò alla fine del V secolo, diffuso dai Goti e dai Longobardi, e nei secoli successivi in tutta Europa ad opera dei benedettini, e con ciò si spiega la tradizione secondo cui alcune reliquie della santa sarebbero state portate nell’abbazia benedettina, di fondazione longobarda, di Santa Maria in Silvis a Sesto al Reghena (PN).

 

Basilica di Santa Anastasia, centro di Roma, alle pendici del Palatino

 

Alla santa furono dedicate una chiesa a Verona ed una basilica a Roma, cui è collegato un titolo cardinalizio. È stata definita, in greco, Farmacolìtria («Guaritrice dai veleni»), e in russo, Uzoreshìtel’nitza («Colei che libera dai vincoli»), quindi, sia come protettrice dalle malattie che dagli inganni del demonio.

Nel 1995 due icone che la raffiguravano (una dipinta secondo la tradizione occidentale e l’altra secondo quella orientale) furono spedite nello spazio sulla stazione MIR nell’ambito della missione «Santa Anastasia – una speranza per la pace» per contribuire alla riconciliazione dei popoli dell’ex-Jugoslavia (i Croati e gli Sloveni sono in maggioranza cattolici, i Serbi in maggioranza ortodossi). L’iniziativa era patrocinata dall’Unesco e le icone furono benedette da papa Giovanni Paolo II, dal patriarca di Mosca Alessio II e dal patriarca di Serbia Pavle. Al loro ritorno sulla Terra le icone giunsero in Serbia, a Sremska Mitrovica, luogo del martirio della santa, per contribuire alla pacifica convivenza dei popoli balcanici. In seguito, le icone sono state esposte in una mostra itinerante, organizzata dal pittore russo Pierre Tchakhotine, che coinvolse quasi duecento artisti di tutta Europa. La prima esposizione si svolse nel 2005 a Sremska Mitrovica, per passare nel 2006 a Jaroslav, in Russia, quindi a Zara (Zadar) in Croazia, e infine a Mondovì (CN), in Italia. In quest’ultima occasione, il progetto dell’allestimento fu affidato all’ArtStudioLetizia, che per l’occasione realizzò nel Palazzo di Città un percorso scenografico e una video installazione dedicati alla vita della santa di Sirmio.

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