Il Congresso delle Famiglie a Verona e tutto il resto…

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Il Congresso delle Famiglie che si svolgerà a Verona nella prossima settimana se non altro è servito a farci toccare con mano la situazione italiana (e non solo) dove, ormai, si è instaurata una tremenda e ibrida dittatura LGTB (Lesbiche – Gay – Trans – Bisex) in combutta con la Loggia gay vaticana formata, in gran parte, dai “pretoriani” di Bergoglio che, sembra, sia pur con difficoltà, voglia sdoganare l’omosessualità – da sempre, secondo la dottrina della Chiesa, un peccato mortale gravissimo che, insieme all’omicidio volontario, grida vendetta al cospetto di Dio – limitandosi a condannare la pedofilia, pur sapendo che oltre l’ottanta per cento degli atti dei pedofili sono praticati da omosessuali.

Assistiamo a una sorta di revival del Sessantotto (e se le tragedie della storia si ripetono spesso in farsa… figuriamoci il Sessantotto, che fu farsa – tragica, come si ripeterà) o meglio siamo ai rigurgiti di fogna di quella stagione in cui si iniziò a contestare l’acqua, il sapone e il deodorante, per arrivare alla contestazione “in toto” della società, contestazione riassunta in alcuni frusti slogan: «Vietato vietare!» ; «Vogliamo tutto e subito!»; «L’utero è mio e lo gestisco io»;  «Padroni maiali, domani prosciutti» e altre amenità che danno una panoramica di quel periodo da cui nacquero gli «Anni di piombo» e le «Brigate Rosse» – che  per TV erano  «sedicenti», per il PCI erano «compagni che sbagliano»… e per un Presidente della Repubblica erano «nere» – il femminismo, il “giornalismo militante” per cui, quando gli assassini comunisti uccisero il povero Commissario Calabresi, «Lotta Continua» definì quel delitto: «Un gesto in cui si riconoscono tutti i proletari sfruttati…».

Cominciò nella stagione del Sessantotto la guerra alla famiglia (ricordate la formazione delle “Comuni”?) e il “pensiero unico”;  l’ideologo della contestazione fu Marcuse: «Distruggete tutto ciò in cui avete creduto finora, buttate a mare tutto ciò che fino a ieri rappresentava il basamento della nostra vita: vi sembrava granito e non era che pietra pomice, vi sembrava eterno ed è invece friabile e inutile».

Un Marcuse oggi tornato di moda; intanto iniziò la contestazione contro “l’autoritarismo” rappresentato dalle Forze di Polizia (lo slogan rivolto alla polizia era: PS = SS e ai Carabinieri del Battaglione Mobile «Camerata basco nero, il tuo posto è al cimitero») e dai rigidi e severi programmi scolastici per cui si voleva “riformare” la scuola sul modello della “Comune” di Barbiana del “prete rosso” don Milani che lanciò un libello Lettera a una professoressa, che ha rappresentato la bandiera di tutte le maestrine in preda a frustrazioni, sentina di tutti i luoghi comuni che alimentavano l’odio di classe e che predicava una scuola in cui non vi fossero bocciature, insomma tutti promossi, “todos caballeros“… non a caso dagli allievi, dagli amici e dagli estimatori di don Lorenzo Milani nacque, poco dopo, «Il Forteto», una sorta di Comune, il lager dei pedofili rossi dove i bambini venivano “serialmente” violentati (per toglier loro la “materialità” secondo la teoria di Fiesoli, il guru del lager del donmilanmeuccismo del Mugello) e intanto, in odio alla famiglia tradizionale, venivano formate le «famiglie funzionali» create dallo stesso guru “rosso”… mentre il Tribunale Minorile di Firenze, con a capo Giampaolo Meucci, mandava ai pedofili ragazzini “da recuperare”, insomma “carne fresca” per i depravati.

 

Il Forteto, comune di Vicchio (Firenze), sorse nel 1977 come un’associazione fondata da Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi e altri con l’obiettivo di essere una comunità produttiva e alternativa alla famiglia tradizionale, ispirata agli insegnamenti di don Milani e alle teorie di Gian Paolo Meucci

 

Ecco…. il tempo è passato ma in questi anni, dal Sessantotto a oggi, vinte le brigate rosse, terminati i “tragici anni di piombo”, si sono sentite tutte le ferite causate dalla Rivoluzione: fine della scuola meritocratica, lassismo delle leggi, via libera alla microcriminalità, diffusione esponenziale della droga (stupidamente catalogata in “pesante” e “leggera”, quando tutti sanno che non esiste una droga “leggera” e che ogni tipo di droga porta alla morte), crisi della famiglia – una delle cause è l’introduzione del divorzio che creerà, nei giovani, la “mentalità divorzista”: “mi sposo…poi sono sempre a tempo a rompere il matrimonio, a risposarmi – e poi l’aborto, un tragico “genocidio”, ovvero l’omicidio volontario, verso la persona più debole e indifesa: il nascituro… e poi la deriva eutanasica e sodomitica guidata da un partito comunista che, con la caduta del Muro di Berlino, non è certo morto, ma ha subito una metamorfosi trasformandosi – come ebbe a preconizzare il filosofo Augusto Del Noce – in un partito radicale di massa e, mentre una volta il PCI aveva, se non altro, una tensione morale, nel senso di pensare al salario e ai problemi degli operai e delle classi meno abbienti, ora è divenuto la caricatura del movimento (ex) pannelliano e, di fronte alle condizioni degli anziani, ai problemi dei giovani, che non trovano lavoro, delle famiglie e delle aziende, tartassate da tasse e balzelli, il partito che fu di Togliatti, di Ingrao, di Longo e di Pajetta, va dietro alle “baccanti” e alle Erinni, tipo la Cirinnà e alle donnaccole della corte berlusconiana (Carfagna, Bernini, Prestigiacomo etc.), capeggiate da suor Emma Bonino, dalle Pompe, – autrice di oltre diecimila aborti praticati, come da lei stessa ammesso, con una pompa da bicicletta – che Bergoglio ci indicò come un “grande personaggio” a cui ispirarsi e che fu invitata a predicare il suo verbo obituario nelle chiese…

E in questo periodo arrivano anche, alle estreme conseguenze, i “frutti avvelenati del Concilio Vaticano II” che fu  – secondo la stessa dichiarazione del rosso cardinale Suanens –  l’attuazione, nel campo ecclesiastico dei principi della Rivoluzione francese: liberté (la libertà religiosa), egualité (la collegialità), fraternité (l’ecumenismo), frutti avvelenati che, uniti, all’attuale andazzo vaticano, il cui potere sta oggi in mano a una potentissima (e pericolosissima) Lobby Gay,  portano all’apostasia della Fede. Molti non vedono più nella Chiesa quel baluardo, quello Scoglio fatto di certezze a cui aggrapparsi, ma una sorta di “frateria” ideologicizzata che fa filantropismo come una qualsiasi ONLUS e che ha, definitivamente, seppellito, quelli che Benedetto XVI aveva definito «principi non negoziabili», come la «difesa della vita dal concepimento alla morte naturale».

Non più dunque guerra all’aborto, il più infame e ripugnante dei delitti, alla eutanasia, alla circolazione della droga e alle ultime aberrazioni come il “matrimonio” (si fa per dire!) sodomitico e la teoria del gender per cui, criminalmente, nelle scuole, fin dall’asilo, si insegna che non esistono solo due generi, il maschile e il femminile, ma un largo ventaglio ibrido LGTB… e conseguentemente – secondo l’ideologia portata da un antistorico e demenziale femminismo – non si potrà più dire papà e mamma, ma genitore A e genitore B… abolendo, in nome dell’uguaglianza, le festività religiose (che potrebbero offendere gli immigrati o i “diversamente ortaggi”), ma anche festività entrate nell’uso comune come quella della mamma o del papà; l’uccisione di una donna non è più un – non sia mai – omicidio, ma un “femminicidio” (ho sentito persino personaggi come La Russa, fare appello alla mobilitazione contro il femminicidio) e, conseguentemente – siccome, oltre tutto, secondo le statistiche, sono più i delitti a danno dell’uomo – dovremmo dire “ominicidio” e in caso di minori “bambinicidio”, in caso di vecchi “vecchicidio” o “anzianicidio”, in caso di omosessuali “finocchicidio” o “ricchionicidio” o “culattonicidio”… se questi vocaboli, che oltre tutto io non ho mai usato, fino a poco tempo fa nell’uso comune del linguaggio popolare, non fossero stati banditi, in nome del politically correct, per la qual cosa, usandoli, si rischia anche la censura da parte dell’Ordine dei Giornalisti, il blocco temporaneo o, addirittura, la cancellazione del profilo da facebook.

Siamo ormai nel mondo di Orwel (consiglio caldamente la lettura del libro dello stesso George Orwel: 1984) in cui si parla mediante uno psicolinguaggio… insomma, come detto, siamo nell’epoca del Politically correct, va rinnegato – e i primi a rinnegarlo sono stati gli uomini della Chiesa – il motto evangelico «Il vostro parlar sia SI’ SI’ – NO NO» … Oggi vige il “buonismo”, questa sifilide dei nostri giorni.

Ma veniamo al nostro discorso: a Verona, al Congresso delle famiglie, organizzato da buoni cattolici, si parlerà di «Diritto naturale», ovvero della famiglia naturale formata da un uomo e una donna, si parlerà di “valori”, di difesa della vita, dalla nascita alla morte naturale, si parlerà di come aiutare e difendere questa nostra famiglia, cellula naturale e fondamentale che forma il tessuto connettivo della società: quando le famiglie vanno bene va bene anche la società; si parlerà dei figli e dei loro problemi, della mancanza di lavoro, della scuola o, meglio, della “scuola del plagio” – riprendendo un titolo di un fortunato libro degli anni ‘70 dell’amico e collega, ora scomparso, Lucio Lami – dove si “indottrinano”, secondo la migliore tradizione delle dittature rosse, i ragazzi da parte di professori formatisi nelle Università del Sessantotto o sui libercoli di don Milani, figli o nipoti essi stessi di quella rivoluzione pilifera che ha precorso l’attuale “mutamento genetico” della società… è di questi giorni la messa in commercio della «Triptolerina» per bloccare l’età puberale dei ragazzi affinché essi stessi decidano se diventare uomini o donne, o mostriciattoli ibridi… secondo il volere di questa setta radicale che ha impresso alla nostra società la Dittatura LGTB.

Dittatura LGTB portata avanti da quasi tutta la stampa e i “poteri forti” (che esistono, eccome), per cui c’è un “capovolgimento” anche nell’azione politica: i partiti della sinistra che un tempo, come detto, prendevano le parti del lavoratore, oggi sono schierati con il Mondialismo, con il potere anonimo delle multinazionali, e, naturalmente, essi stessi sono favorevoli alla “sostituzione etnica” per cui si “deportano” dall’Africa, intere popolazioni, per cambiare l’identità delle nazioni e così si avrà sempre grande abbondanza di manodopera e non ci si vergognerà di pagare trenta centesimi l’ora la persona che raccoglie i pomodori.

I posti di lavoro creati dai precedenti governi – in particolare i governi Monti e Renzi – sono posti precari, non certo a tempo indeterminato, ma assunzioni “a tempo” per pochi euro mensili: “o questo o chiodi”, “prendere o lasciare”.

Non so se ricordate, ma il Ministro “pidiota” Padoan asserì – come del resto tutta la sua banda di eurocrati – che l’economia andava male in quanto, da noi, gli anziani campavano troppo: e non fu certo un caso che le baccanti, capeggiate da Emma delle Pompe e dalla Cirinnà, si battessero per il “suicidio assistito” che, altro non è se non la via aperta all’eutanasia… che così ci alleggerirebbe del fardello di dover far campare, a spese dello Stato, anche i vecchi.

Ecco, anche di questo si parlerà a Verona durante le “tornate” del Congresso delle famiglie; ma noi, poveri tapini, tutte le sere, da un mesetto a questa parte ci dobbiamo sorbire, ogni sera, le prediche di giornalisti e parlamentari nati e mantenuti in questo regime – e quando a uno gli tocchi i privilegi, come i vitalizi, strilla come i maiali al macello a cominciare da Palla di Lardo Giuliano Cazzola – che ci fanno la predica, i “fervorini” e la morale… per cui il pennarulo don Padellaro, che sempre ha militato nella sinisitra anticlericale e filocomunista, ci viene a dire che lui è «sempre stato cattolico» – del resto se si pensa che anche Nunzio Galantino si considera cattolico, passi anche per don Padellaro! – e che, come cattolico, si vergogna che a Verona si tenga questo Congresso oscurantista che ci riporta al Medioevo… lo stesso dicasi per Calenda, il Ministro legato ai rottami del Comunismo e ai “ruspanti”  della Confindustria, che su facebook ci fa il “fervorino” sul Congresso delle famiglie di Verona: «Un programma che è tutto un programma. Discriminazione, sottomissione delle donne, limitazione dei diritti di libertà per tutti. Altro che patrocinio: ospitare questo congresso è una vergogna nazionale”.

Naturalmente Cicciobello Calenda – quello che, grazie alla sua parentela con Comencini, interpretò, negli anni 80, la parte dell’antipaticissimo Enrico Bottini, nello sceneggiato del libro (massonico) Cuore – non ha specificato dove vi sia un attacco alle donne, dove si predichi la loro “sottomissione”, chi voglia togliere i così detti diritti civili. Ma tant’è anche lui vuol far vedere che è un uomo importante, un degno figlio di questo regime e monta in cattedra, come la “maestrina dalla penna rossa” del libro Cuore… ma senza averne almeno l’autorità e, dunque, si limita a fare il trombone dei “poteri forti”, il leccapiedi e il lecca… o delle varie organizzazioni mondialiste – massoniche il cui patrono è quel Soros.

Insomma, ricordando, un’antica filastrocca: «le ochette del pantano / vanno piano, piano piano… una indietro ed una avanti / tutte in fila come fanti…». I giornali più accaniti contro la famiglia sono proprio quelli che dovrebbero difenderla, tipo «Avvenire» (il quotidiano dei vescovi della CEI, ai quali sempre meno viene devoluto l’otto per mille); Bassetti, Presidente della CEI –  bello sereno e rubicondo e che sembra davvero la reclame del «Formaggino mio», ci fa venire a mente la favola di Fedro nella quale una volpe dopo aver visto e rigirato, più volte, una maschera tragica da teatro commenta: «O quanta species ‘inquit’ cerebrum non habet” ( «O quanta bellezza – esclamò – ma non ha cervello» ) – invece di difendere i cattolici pro life, fatti oggetto di attacchi vergognosi e sconsiderati e, per di più, falsi, si accoda alla stampa laica e laida, proprio nel giorno del tentativo di strage di 51 bambini da parte di un nigeriano, e lancia una sorta di scomunica ai “benpensanti”, a coloro che vorrebbero una “immigrazione controllata”: «Con fermezza vorrei ribadire un concetto – tuona Bassetti – che forse scomoda i benpensanti: per un cattolico è assolutamente immorale vedere nel migrante un nemico da combattere o da odiare…».

Non una parola sul crimine dell’aborto, sull’eutanasia, sul gender, sulla società sodomitica, sulla droga: non una parola su queste persone che – a loro spese – hanno organizzato un Congresso Internazionale, che perfino il Cardinal Parolin ha detto di «condividere nella sostanza», ma un anatema contro i “benpensanti”, in difesa dell’immigrazione selvaggia, e di coloro che su questa immigrazione hanno fatto le loro fortune («si guadagna più sugli immigrati che sulla droga», si è ascoltato sulle intercettazioni di «Mafia Capitale») o su quei preti della Caritas, tutti bergogliani e “bassettiani”, che “amavano” gli immigrati di un amore “diverso” e sui quali preferiamo stendere un velo pietoso…

No, Bassetti se la prende con i “benpensanti” e – commenta «Stilum Curiae» di Marco Tosatti – «l’anatema, la scomunica, l’invettiva piacciono moltissimo al Sommo, e ai suoi imitatori, soprattutto se rivolte contro i cattolici che non si aggiornano, verso il mondo, il peccato… Da giorni e giorni il Congresso Mondiale delle Famiglie, organizzato da cattolici, è fatto oggetto di un odio inverecondo e violento. Bassetti come Bergoglio tace.  Forse per non urtare l’amatissimo Partito Democratico? Forse per non sconfessare quella Monica Cirinnà che tanto deve, per la sua legge sulle unioni civili (i matrimoni sodomitici n.p.c.), alla “galantineria” dell’ex segretario della CEI? Forse perché non sta bene contraddire – prosegue Stilum Curiae – la donna politica più elogiata, pubblicamente, dal “vescovo di Roma”, cioè la radicale Emma Bonino? O forse semplicemente perché aborto, utero in affitto, disgregazione familiare, non sono temi che scaldano il cuore di questi, apolidi, senza Dio, né patria né famiglia».

E infatti Monica Cirinnà, la “baccante”, non passa giorno che non elogi la Chiesa di papa Francesco, che “non a caso non partecipa al Congresso di Verona”. E, invece, in prima fila a contestarlo, la “Moniciella nostra” e con un grande un cartello, pubblicato sui “media”, ha riassunto le sue idee e il suo alto sentire, «Dio – patria – Famiglia – una vita de merda», con sigillo radicale!

Mi sembra che la situazione sia chiara: molti mi domandano: che cosa resta da fare a noi che, ormai, siamo un’esigua minoranza? Me lo diceva l’altro giorno Daniel, un giovane che, come me, ama la Tradizione e combatte la «buona battaglia».

In effetti – ho risposto – a noi non resta che la testimonianza…

Ma la testimonianza non vuol dire stare alla finestra a guardare senza mettersi in gioco: dare testimonianza significa continuare la «buona battaglia», giornalmente; spes contra spem, vuol dire rimanere saldi nella Fede nonostante i preti e i vescovi, vuol dire farsi un’opinione nostra nonostante gl’insegnanti e i “media” al servizio del Mondialismo, vuol dire continuare a difendere la famiglia e la vita – prepariamoci, fin da ora, alla grande Marcia per la Vita che si terrà a Roma prossimamente, sabato 18 maggiodare testimonianza vuol dire, infine, mandare – secondo le nostre possibilità – all’aria i piani del Mondialismo di cui l’Europa è un viscido tentacolo, e stavolta, con il voto di maggio alle europee che daremo ai “sovranisti” o “populisti” – in Italia abbiamo la Lega – potremo davvero mandare in pensione quella masnada di “eurocrati” senz’anima e senza cuore (ma anche con poco cervello) che hanno affamato le nazioni europee.

Questo lo possiamo fare, e cominciamo subito nella prossima dichiarazione dei redditi a non dare una lira alla CEI, che è schierata con l’immigrazionismo, contro il diritto dei popoli. Ecco, così ho risposto anche al mio amico Daniel e a tutti coloro che mi domandano: «Ma cosa possiamo fare noi cattolici per dare testimonianza»?

 

 

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3 commenti su “Il Congresso delle Famiglie a Verona e tutto il resto…”

  1. IL CAMERATA

    Ma se il mondo è ridotto così male (forse come non lo era mai stato in tutti i millenni passati) cosa aspetta Dio a intervenire e a spazzare via tutto il marciume facendo “tabula rasa” e ricominciando da capo in una nuova era?

    1. La risposta è nella parabola del grano e della zizzania. Detto ciò, bisogna anche considerare il fatto che la malvagità altrui, come le “disgrazie”, è strumento di santificazione: i malvagi accrescono, involontariamente, la gloria dei giusti, così come i torti patiti permettono ai peccatori l’espiazione e la redenzione.
      Se questi principi li trasportiamo dal livello individuale a quello sociale e collettivo, comprendiamo come la corruzione dottrinale morale di questo mondo dia a noi la possibilità di combatterla e, quindi, di espiare in tutto o, più probabilmente, in parte i nostri peccati.

  2. Sono d’accordo sulla ottima spiegazione che dà la Redazione, però devo dire che quanto scrive IL Camerata può portare anche ad un’altra risposta, cioè che siamo alla fine dei tempi.
    Leggete particolarmente quanto scrivono Hildegarda di Bingen, Dottore della Chiesa, e S. Vincenzo Ferreri. E anche molti altri Santi!
    E posso aggiungere anche quanto dice Gesù a Faustina (cito a memoria): **Ora è il tempo della mia misericordia, poi verrà quello del mio giudizio, e guai a chi non si accorgerà dei segni della mia ultima venuta!**
    E come non aggiungere al MARCIUME ormai sempre più diffuso nell’uomo, le immani tragedie che stanno avvenendo sulla terra a causa del clima???
    Quindi confidiamo e affidiamoci a LUI!

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