Intervista ad Emiliano Procucci, ideatore e autore del Film Tv Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano

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Non muoio neanche se mi ammazzano'. Emilia-Romagna set del biopic su Giovannino Guareschi | Italy for MoviesDomenica 20 settembre andrà in onda, in prima serata, il film Tv Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano, dedicato alla biografia del grande scrittore, giornalista, umorista e caricaturista, unico nel suo genere, con uno stile ed una verve che non ha eguali con nessun altro e benché i suoi contenuti siano sempre stati legati alla sua terra emiliana e alla suo patriottismo tutto italiano, la sua straordinaria penna è nota in tutto il mondo, tanto da essere considerato uno degli scrittori italiani più popolari ed influenti di sempre, in quanto i suoi libri hanno venduto oltre 20 milioni di copie.

Il film, girato nei luoghi guareschiani[1], è diretto da Andrea Porporati e il protagonista è interpretato dal noto attore Giuseppe Zeno. Si tratta di un racconto intimo e potente, che ripercorre i momenti più incisivi e anche drammatici della vita dello scrittore e giornalista, costellata da valori forti e perseveranti, che ha onorato fino alla fine della sua straordinaria esistenza: la Fede in Cristo, la famiglia, la patria, il credo monarchico, la cultura identitaria italiana. La fedeltà, qualità oggi massivamente dimenticata, è stata la nota costante di un’esistenza piena, combattiva, educativa.

La narrazione televisiva si concentra su alcuni momenti particolari: dal ritorno a casa dalla sua amatissima famiglia nel 1945, dopo aver patito i lager nazisti, alla geniale nascita letteraria del «Mondo Piccolo», con i mitici Don Camillo e Peppone, fino alle appassionate battaglie politiche, che lo condurranno in carcere. Su tutto domina la sua indissolubile unione matrimoniale con Ennia, interpretata dall’attrice Benedetta Cimatti.

Guareschi sperimentò i campi di prigionia tedeschi di Częstochowa e Beniaminów in Polonia e poi in Germania, a Wietzendorf e Sandbostel, dove rimase due anni insieme agli altri Internati militari italiani. In prigionia rifiutò di combattere per la Repubblica Sociale e compose La favola di Natale, racconto onirico musicato sul suo Natale cattolico da prigioniero. Fece ritorno in patria che pesava appena 40 chili, lascerà le sue memorie di quel terribile periodo nel capolavoro intitolato Diario clandestino.

 

GIOVANNINO GUARESCHI – NON MUOIO NEANCHE SE MI AMMAZZANO | Arena Stalloni

 

Il film è stato liberamente tratto dal libro autobiografico Chi sogna nuovi gerani?, (Rizzoli, 1993) curato dai figli Alberto e Carlotta Guareschi, dal quale è sorto il soggetto firmato da Andrea Porporati, Emiliano Procucci, Simone Ortolani, Roberto Vecchi, Gloria Giorgianni, autori che si sono avvalsi della consulenza di Alberto Guareschi, custode dell’Archivio di famiglia e fondatore dell’Associazione Club dei Ventitré con la sorella, un ente culturale costituito nell’aprile del 1987 con l’obiettivo di essere un punto riferimento internazionale per tutte le persone che sono interessate al grande Giovannino Guareschi e alla sua opera.

«Europa Cristiana» ha intervistato Emiliano Procucci[2].

 

Emiliano Procucci con l’attore Giuseppe Zeno, che nel Film Tv interpreta Giovannino Guareschi

 

Il 20 settembre su Rai 1, secondo l’attuale palinsesto, andrà in onda il film Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano, interpretato da Giuseppe Zeno con la regia di Andrea Porporati. Lei è l’autore del soggetto, come è nata l’idea e come si è realizzato questo progetto?

 L’idea è nata da un mio desiderio. Circa sette anni fa, infatti, immaginai che la vita di Guareschi meritasse un film. Condivisi subito questa intuizione con il giornalista Simone Ortolani e, grazie all’autore Rai Roberto Vecchi, arrivò alla casa di produzione Anele srl guidata da Gloria Giorgianni. Da lì prese forma, anche per l’interessamento e il coinvolgimento nel progetto della famiglia Guareschi, un percorso che ha coinvolto Rai Fiction, il Ministero della Cultura ed Emilia-Romagna Film Commission.

Con questo lavoro, si è cercato di restituire al grande pubblico il volto umano di Guareschi perché è questo l’aspetto che permette ancora oggi di riconoscersi in lui.

Per me, poi, si è trattato di un grande onore contribuire alla realizzazione di questa pellicola. Vedere portata, sullo schermo, la vita di questo celebre scrittore, tramite immagini e volti, è stata un’emozione difficile da descrivere.

 

Quali sono state le Sue fonti storiche e letterarie per conoscere dal vivo e dal vero Guareschi?

Le mie fonti storiche e letterarie per conoscere dal vivo e dal vero Guareschi sono state principalmente i suoi libri (splendido il Diario clandestino) e, soprattutto, l’autobiografia, curata dai figli Alberto e Carlotta, dal titolo Chi sogna nuovi gerani? Il soggetto del film TV è liberamente tratto proprio da questo testo biografico.

 

Che cosa l’appassiona di più di questo grande scrittore e intellettuale?

Mi definisco un guareschiano “di ferro”. Da tanti anni mi occupo e studio, con autentica passione, l’opera di questo straordinario scrittore e faccio anche parte del Club dei Ventitré, l’associazione culturale, con sede a Roncole Verdi (PR) dedicata alla sua memoria. Da adolescente rimasi conquistato nel leggere i suoi racconti per la estrema semplicità del linguaggio ma anche per la grande profondità di valori che trapelava da quelle parole. Guareschi racconta un mondo diviso dalle ideologie, ma dove nessuno smette di riconoscere l’umanità dell’altro. Don Camillo e Peppone, sue creature letterarie, litigano ma, alla fine, si rispettano. Ed è una lezione di cui abbiamo ancora un enorme bisogno!

 

Chi è per l’Italia e per il mondo Giovannino Guareschi?

In Italia Giovannino Guareschi è, senz’altro, identificato con i suoi personaggi letterari più noti: Don Camillo e Peppone, rispettivamente il prete burbero ma di cuore e il sindaco comunista intransigente ma umano, resi eterni nella nostra penisola e nel mondo anche dai famosi film con Fernandel e Gino Cervi.

Fu fondatore anche della rivista satirica Candido, di area conservatrice. Convinto monarchico ed anticomunista viscerale, fu fieramente critico verso ogni forma di potere (tra l’altro fu l’unico giornalista italiano a scontare una pena detentiva in carcere, per diffamazione a mezzo stampa contro l’allora presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi).

Durante la Seconda Guerra Mondiale rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale italiana rimanendo fedele al giuramento prestato al Re e scelse la prigionia nei lager nazisti, trasformando quell’esperienza di dolore in un inno alla propria fede nella Divina Provvidenza, alla tenacia (celebre la frase che scrisse “Non muoio neanche se mi ammazzano”) e ai valori umani.

Nel mondo è, senza ombra di dubbio, l’autore italiano più tradotto: i suoi libri hanno, infatti, venduto oltre 20 milioni di copie e sono stati tradotti in decine di lingue, arrivando a essere letti, con acceso interesse, in luoghi lontanissimi e culturalmente diversi come, ad esempio, il Giappone.

 

Ancora oggi, in particolare Mediaset (Rete 4), continuano, periodicamente, a trasmettere i film di Don Camillo con gli eccezionali Fernandel e Gino Cervi; secondo Lei, nonostante la politica e la Chiesa siano notevolmente cambiate rispetto agli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, perché prosegue il successo di questo “Mondo piccolo”?

Perchè, a mio parere, Don Camillo e Peppone sono due uomini veri. Discutono, litigano, difendono idee opposte ma poi fanno sempre pace. In un tempo nel quale chi la pensa diversamente viene, spesso, trasformato in un nemico, Guareschi insegna che si può restare fedeli alle proprie convinzioni senza perdere il rispetto dell’altro: messaggio ancora di straordinaria attualità. Non è un caso che, a distanza di 70 anni dalla loro prima visione, i film con Fernandel e Gino Cervi continuino ancora oggi a registrare ascolti altissimi.

 

Insieme a Franco Ceccarelli, Lei ha scritto anche un prezioso libro-antologia dedicato al grande scrittore, giornalista e umorista, dal titolo Tra Storia e sogni. Guareschi il monarchico. Avete studiato e approfondito, per la prima volta, un tema molto controcorrente, ma allo stesso tempo molto caro a Guareschi, che non solo non votò a favore della Repubblica al Referendum istituzionale del 1946, ma non ebbe mai timore o soggezione di rivelare pubblicamente il suo attaccamento alla Monarchia. Che cosa ci può dire su questo aspetto?

In questa prima e vera antologia di scritti di Guareschi sull’argomento, raccolti e selezionati, con cura certosina, da Franco Ceccarelli e, successivamente, da me riletti e revisionati, emerge il profondo legame dell’autore emiliano con l’Ideale monarchico. In essa, vengono analizzati brani, articoli e riflessioni tratti da tutta la produzione post-bellica dello scrittore, dove la figura del Re viene considerata dal sabaudo Giovannino come punto di riferimento ideale per l’Italia.

In una lettera a me indirizzata dalla Principessa Maria Beatrice di Savoia, figlia di Umberto II, credo che le parole riguardanti il monarchismo di Guareschi, siano le più indicate per esprimere i sentimenti di fedeltà dello scrittore della Bassa:

«Guareschi ha sempre rivendicato la sua fede monarchica condividendo in pieno il pensiero di Sua Maestà il Re Umberto II, mio Padre, secondo il quale la figura del Sovrano doveva essere, in quanto al di sopra delle parti, il riferimento fermo tra il Sovrano e gli italiani. Il Sovrano non è espressione di un partito: è il garante della democrazia, ma questa democrazia tanto cara al Sovrano è stata disattesa dagli eventi del noto Referendum istituzionale.

Con grande rammarico è stata tolta, volutamente, al Re Umberto II ed alla Regina Maria José la possibilità di rendere la nostra Nazione una delle democrazie più evolute, perché questo era il desiderio dei Sovrani».

In conclusione, vorrei ricordare il racconto iconico della maestra anziana: la monarchica «Signora Cristina», del paese di Don Camillo e Peppone (che tutti onoravano perché aveva insegnato a tante generazioni di bambini) che chiede di essere accompagnata al cimitero con la Bandiera sabauda. A rispettare le sue volontà, sarà proprio il Sindaco comunista.

 

Tradizionalmente cattolico e profondamente monarchico, Giovannino Guareschi è riuscito a farsi apprezzare e amare nonostante sia stato politicamente ostacolato, finendo persino in carcere fra il 1954 e il 1955. La sua fu una penna realistica, coraggiosa, pungente ed umoristica molto temuta, ma nessuno riuscì a censurarlo e silenziarlo, perché?

Durante la sua vita, Guareschi fu molto ostracizzato ma, nonostante i tentativi censori del regime fascista, i durissimi attacchi del Partito Comunista e, perfino, la condanna al carcere subìta dall’Italia democristiana, la sua voce è rimasta libera. Lui era e si considerava un uomo libero. Non parlava ai salotti intellettuali ma alla gente della gente. Il successo del suo “Mondo Piccolo” rendeva impossibile cancellarlo dal dibattito pubblico. I lettori lo difendevano e, continuando ad acquistare le sue opere, vanificavano la censura politica. La satira guareschiana, espressa sia nei testi sia nelle celebri vignette (come i comunisti con “tre narici”) smontava la retorica del potere attraverso il riso e l’ironia.

Pagò in prima persona per le sue convinzioni profonde affrontando, nel corso della propria esistenza, la prigionia nei lager nazisti e in un carcere italiano. Questa statura morale e la ferrea coerenza lo resero, di fatto, inattaccabile dal punto di vista della dignità personale.

 

Emiliano Procucci con Alberto Guareschi

 

[1] Le riprese hanno interessato una decina di comuni fra il Reggiano e il Parmense: Bagnolo in Piano, Brescello, Guastalla, Luzzara, Novellara e Reggio Emilia; inoltre, Colorno, Polesine Zibello, Sissa Trecasali e Sorbolo Mezzani.

[2] Emiliano Procucci e nato a Rimini nel 1976. Docente di Lettere nella scuola superiore di II grado, ha pubblicato, tra l’altro, Il Re Martire – vita, passione e memorie di Luigi XVI di Francia (Il Cerchio 2010), La dinastia delle donne (Soletti 2015), Luigi XVI, L’Uomo, il Re, il Martire (Bastogi 2026). Ideatore ed autore del soggetto del film TV Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano (2026) prodotto da Anele Srl in collaborazione con Rai Fiction, è studioso della storia, delle vicende e della genealogia delle Famiglie Reali europee e non, ha contatti con molti membri delle Casate più importanti del Vecchio Continente. Conferenziere e divulgatore di tematiche inerenti la storia del Cattolicesimo, l’istituzione monarchica, Casa Savoia e vari autori (Tolkien, Lewis, Guareschi). Socio del Club dei Ventitré. Nel 2014, all’Università degli Studi di Bologna, ha presentato un elaborato finale del percorso di abilitazione all’insegnamento dal titolo Non muoio neanche se mi ammazzano – Umorismo linguistico ed avventura umana di Giovannino GuareschiDal  2023 è Responsabile Culturale del Centro Studi “Principe Oddone” di Bologna e dal 2025 Consigliere, con delega a storico, della Delegazione di Rimini dell’ I.N.G.O.R.T.P.  Dal 2007 è Delegato in Italia dell’ Association Louis XVI.

 

 

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1 commento su “Intervista ad Emiliano Procucci, ideatore e autore del Film Tv Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano”

  1. Sono affezionato a Giovannino Guareschi, come lo fu mio padre negli anni di “Candido”, e conservo i libri pubblicati, spesso con la dedica autografa di Carlotta e Alberto Guareschi, che ho conosciuto personalmente nei primi anni ’90 del secolo scorso. Inutile aggiungere che sono socio del Club dei Ventitré dalla sua creazione. Giovannino Guareschi è parte della storia della cultura italiana, sia come giornalista che come autore letterario.

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