Cinque sacerdoti inglesi furono i primi martiri ad essere uccisi per aver professato la fede cattolica sotto il regno di Enrico VIII, fautore dello scisma anglicano: i certosini Giovanni Houghton, Roberto Lawrence e Agostino Webster, il brigidino Riccardo Reynolds ed il parroco Giovanni Haile. Tutti beatificati da papa Leone XIII il 29 dicembre 1886, solamente i primi quattro sono stati anche canonizzati da Paolo VI il 25 ottobre 1970, mentre Giovanni Haile è ancora oggi venerato come beato.

I priori certosini Giovanni Houghton, Roberto Lawrence ed Agostino Webster

I certosini, per quanto benvoluti, essendo monaci non dediti ad alcuna attività politica, ricevettero anch’essi nella Certosa di Londra la visita dei funzionari regi che, in base al decreto emanato, chiedevano a tutti i maggiorenni, religiosi compresi, l’approvazione del ripudio da parte del re della moglie Caterina d’Aragona e dunque l’accettazione quale sovrana di Anna Bolena. Il priore, John Houghton, ed il procuratore finirono in carcere per aver obiettato circa la legittimità del ripudio, ma un mese dopo, convinti che tale giuramento non toccasse la fede, finirono per giurare e furono quindi liberati. Ritornati alla Certosa, convinsero i loro confratelli delle loro argomentazioni e così il 25 maggio 1534 tutti giurarono dinanzi ai funzionari, che erano tornati accompagnati dai soldati.

La pace tanto auspicata durò però ben poco, infatti verso la fine del 1534 un nuovo decreto promulgato dal re e dal Parlamento ordinò a tutti i sudditi di disconoscere l’autorità del Papa, attribuendo al sovrano il ruolo di capo della Chiesa anglicana anche in ambito spirituale, prevedendo il reato di lesa maestà per coloro i quali non avessero approvato tale novità. Avutane notizia, il priore John Houghton riunì tutti i certosini ed all’unanimità si dissero pronti a morire per la fedeltà alla Chiesa di Roma. Nella Certosa erano arrivati anche Robert Lawrence ed Augustine Webster, priori delle certose di Bellavalle e Haxholmie, i quali, messi al corrente della pericolosa situazione dei monaci, di comune accordo si recarono dal vicario del re Thomas Cromwell per implorarlo di convincere Enrico VIII ad esentarli da questo giuramento contrario alla loro fede, ma questi indignato li fece arrestare e rinchiudere nella Torre di Londra quali ribelli e traditori. Una settimana dopo furono processati presso Westminster, ove ribadirono il loro rifiuto, e vennero quindi condannati a morte e nuovamente incarcerati. Lì furono raggiunti dagli altri due sacerdoti condannati per il medesimo motivo.

 

Riccardo Reynolds

Non conosciamo con esattezza la data di nascita di Richard Reynolds, ma dal fatto che fu accettato quale novizio dall’Ordine di Santa Brigida nel 1512 e prese i voti l’anno seguente, deduciamo che sia nato tra il 1488 ed il 1489. Tale ordine religioso prevede, infatti, che i novizi possano professare i voti solo al raggiungimento dei venticinque anni di età. Trascorsi alcuni anni all’università di Cambridge, nel 1513 conseguì il baccellierato in teologia e dalla medesima università fu assunto quale predicatore. Prima del Concilio di Trento queste attività non erano ritenute incompatibili con lo stato di novizio di un ordine religioso.

I monasteri brigidini erano composti da due comunità, maschile e femminile, separate dalla chiesa: i monaci fungevano da cappellani per le suore e la badessa era superiora di ambe le comunità. Come i suoi contemporanei, quali ad esempio i celeberrimi san John Fisher e san Thomas More, anche il Reynolds aveva ricevuto un’ottima formazione umanistica ed il cardinal Pole testimonia che «non solo era un uomo dalla vita santissima, ma era anche l’unico monaco inglese che conoscesse bene le tre lingue fondamentali, cioè il latino, il greco e l’ebraico». Il Registro della biblioteca del monastero di Syon, fondato nel 1415 da re Enrico V, annoverava ben 94 volumi a lui attribuiti ed egli fu indubbiamente un’eminente personalità della Londra del tempo.

Nel 1535 fu anch’egli imprigionato nella Torre di Londra per essersi rifiutato di prestare il giuramento di supremazia. Il 28 aprile, durante il processo, non demorse dall’opporsi ad un’ingiusta legge contraria alla sua fede: «Per essere a posto con la coscienza mia e di quelli che sono presenti qui con me, io dichiaro che la nostra fede ha maggior peso ed è sorretta da maggiori testimonianze di quella vostra, perché invece delle poche testimonianze che voi avete ricavato dal Parlamento di questo solo regno, io ho dalla mia parte l’intero mondo cristiano». Un testimone oculare descrisse Riccardo quale «uomo di contegno angelico, amato da tutti, e pieno di Spirito Santo».

Ormai prossimo al martirio, chiese di rinviare l’esecuzione di alcuni giorni, onde potesse «preparare la sua anima all’incontro con la morte come si conviene ad un religioso e a un buon cristiano». Il cardinal Pole, nella sua «Difesa dell’unità della Chiesa», ebbe a scrivere: «Non posso tralasciare di dare notizie di uno di questi martiri: è Reynolds che ho conosciuto intimamente; fu un uomo che, per la santità di vita, potrebbe essere paragonato ai primissimi che furono di esempio e di guida agli altri… era stabilito che egli dovesse dare testimonianza della verità col proprio sangue. E lo fece veramente… e con tale fermezza che, secondo quanto ho appreso da un testimone oculare, offrì il capo al mortale capestro come se lo porgesse per ricevere una collana regale piuttosto che uno strumento di morte».

Il parroco Giovanni Haile

Quasi nulla sappiamo circa la vita e le attività svolte da John Haile prima della sua eroica morte: già titolare di un beneficio presso Chelmsford nell’Essex, passò poi il 13 agosto 1521 ad Isleworth nel Middlesex, in qualità di vicario. Il matrimonio illegittimo tra il re Enrico VIII ed Anna Bolena scatenò l’ira del sacerdote cattolico, che non esitò ad elargire copiose accuse nei confronti del sovrano, ritenuto eretico, responsabile dei danni causati all’unità della Chiesa inglese, nonché uno dei peggiori uomini mai seduti sul trono d’Inghilterra.

Seppur John Haile fosse assai stimato per la sua vasta cultura e la santità della sua vita, a causa di uno scritto che testimoniava la sua avversione alla condotta di Enrico VIII redatto da un giovane prete, un certo Feron di Teddington, entrambi furono arrestati. Insieme ai tre priori certosini ed al monaco brigidino, anche Haile e Feron vennero chiamati a rispondere all’accusa di alto tradimento per aver rifiutato di riconoscere l’atto di supremazia promulgato dal re il 18 novembre 1534, volto a disconoscere l’autorità pontificia sulla Chiesa inglese. In un primo momento, il 28 aprile 1535, i due vennero riconosciuti innocenti, ma poi furono volutamente incolpati e condannati all’esecuzione capitale. Il giovane Feron fu però graziato.

Insieme verso il martirio

Il 4 maggio 1535 i tre certosini, Padre Reynolds ed il parroco di Isleworth, indossati gli abiti religiosi furono legati stesi su delle stuoie e trascinati per le vie sassose e fangose che portavano dalla Torre di Londra al Tyburn, famigerato luogo delle esecuzioni capitali. Dalla finestra della sua cella il cancelliere Thomas More poté constatare assieme a sua figlia, in visita da lui, la felicità di questi santi uomini che si apprestavano ad essere i primi martiri di questa nuova persecuzione.

John Houghton, priore di Londra, anch’egli arrestato e condannato, salì per primo il patibolo e collaborò con il boia per l’impiccagione proferendo parole di perdono e di fiducia in Dio. Non era ancora morto soffocato, che uno dei presenti tagliò la corda ed il padre cadde a terra, il boia lo denudò e gli cavò ancora vivo le viscere per poter mostrare il cuore ai consiglieri del re.

Seguì poi l’esecuzione degli altri quattro. Ultimo a morire fu il Reynolds, dopo aver incoraggiato i compagni, senza impallidire e perdersi d’animo nel vederli squartare e sventrare, ma prima dell’esecuzione si rivolse alla folla presente invitandola a pregare per il re, «affinché il re che, all’inizio del suo regno aveva governato con saggezza e pietà, come Salomone, non dovesse, come lui, nei suoi ultimi tempi essere sedotto dalle donne fino alla rovina».

I corpi dei martiri furono fatti a pezzi ed esposti al popolo per incutere terrore ai ‘papisti’, ma la Chiesa, che mai si dimentica dei suoi servitori più fedeli, li ha glorificati concedendo loro l’onore degli altari.

 

 

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