Sandro Botticelli, Madonna del Magnificat, tempera su tavola (118 x 118), 1481, Galleria degli Uffizi, Firenze

 

La forma circolare era tipica di opere appese nelle anticamere o nelle camere da letto, il che farebbe pensare a un’opera per la devozione privata.

La prima menzione certa del dipinto risale al 1784, quando Ottavio Magherini vendette il capolavoro agli Uffizi. La composizione ebbe un notevole successo e oggi si conoscono almeno cinque dipinti con lo stesso soggetto, replicati da aiutanti di bottega del maestro, tra cui uno al Louvre, uno alla Pierpont Morgan Library di New York e uno nella Collezione Hahn di Francoforte.

La Vergine, con il Bambino sulle ginocchia, è incoronata da due angeli mentre sta scrivendo su un libro le parole del Vangelo di Luca: Magnificat anima mea Dominum (L’anima mia magnifica il Signore), il verso iniziale del cantico con cui Maria, durante la sua visita a sant’Elisabetta, ringrazia il Signore per essere stata scelta come veicolo dell’Incarnazione divina (Luca, I, 46). Ella è riccamente abbigliata, con il capo coperto da veli trasparenti e stoffe preziose ed i suoi capelli biondi si intrecciano con la sciarpa annodata sul petto. Il Bambino guida il suo braccio, testimoniando il perfetto accordo tra Dio e la Sua prescelta. Altri due angeli tengono il libro e il calamaio dove Maria intinge la penna, mentre un terzo abbraccia questi ultimi due.

Nella pagina sinistra del libro si leggono alcune parole del Benedictus di Zaccaria, marito di Elisabetta, riguardo alla nascita del figlio Giovanni Battista (Luca I, 76-79) e rimanda quindi all’episodio della VisitazioneGesù tiene nella mano il melograno, simbolo di regalità e di fertilità (ha una corona ed è ricco di semi), inoltre i grani rossi rimandano al sangue della Passione, prefigurandola, e i chicchi tenuti insieme sotto la scorza ricordano l’unità della Chiesa.

La composizione dei personaggi si adatta perfettamente alla forma circolare. Le linee di forza fanno convergere l’occhio verso l’elegante incontro delle mani di madre e figlio, verso il libro.

Lo sfondo è composto da una finestra ad arco in pietra serena, oltre la quale si scorge un sereno paesaggio fluviale. La cornice di pietra dipinta schiaccia le figure in primo piano, che assecondano il movimento circolare della tavola in modo da far emergere le figure dalla superficie del dipinto, come se l’immagine fosse riflessa in uno specchio convesso ed allo stesso tempo la composizione è resa ariosa grazie alla disposizione dei due angeli reggilibro in primo piano che conducono attraverso un’ideale diagonale verso il paesaggio sullo sfondo. La leggera deformazione dà alla Vergine e al Bambino dimensioni leggermente maggiori rispetto agli altri personaggi.

I colori preziosi e brillanti, la linea di contorno nitida e chiara, l’eleganza lineare, il disegno mirabile caratterizzano la tavola, dove si possono notare delle ispirazioni tratte da Filippo Lippi, primo maestro di Botticelli, la cui mano, comunque, resta assolutamente autonoma per aristocrazia ed eleganza di linee, forme, cromatismi.

 

 

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