Nel complesso sistema politico-militare europeo della seconda metà del Seicento, le lotte per il potere – che causarono un sempre maggiore impoverimento della popolazione e un consistente calo demografico –  si aggiungevano alle divisioni tra cattolici e protestati, motivo anch’esse di morte. La Guerra dei Trent’Anni (1618-1648) vide contrapporsi la Francia dei Borbone e gli Asburgo per l’egemonia sulla Germania, e Luigi XIV, il Re Sole, era disposto a sacrificare ogni ideale per la conquista della corona imperiale. La debolezza dell’Europa favorì l’avanzata dell’Impero ottomano nei paesi balcanici fino alla pianura ungherese (1° agosto 1664, battaglia di San Gottardo). A contrastare i Turchi era rimasta solo Venezia, ma con la caduta di Candia (Creta) nel 1669 pure la Serenissima dovette firmare una resa.

Per le famiglie reali d’Europa difendere il Cattolicesimo equivaleva alla difesa della propria identità, per questo l’opposizione ai tentativi di espansione in Occidente dell’Impero ottomano divenne un elemento fondamentale della loro politica. È il caso dell’assedio alla città di Vienna, nell’ambito della Guerra austro-turca (1683-1699). La resistenza e la vittoria segnarono la storia di quelle terre anche per i secoli a venire. La Storia fu scritta col sangue di alcuni eroi che si immolarono per tali ideali. Tra questi certamente è da ricordare un personaggio caduto in un ingiusto oblio, Luigi Giulio di Savoia, fratello maggiore del celeberrimo Principe Eugenio.

Un rapido sguardo al loro albero genealogico ci presenta illustri antenati, a cominciare da Emanuele Filiberto «Testa di Ferro», che ebbe unico erede legittimo Carlo Emanuele I (1562-1630). Questi sposò Caterina d’Asburgo, figlia del Re di Spagna Filippo II, e dall’unione nacquero sei figli, l’ultimo dei quali, Tommaso (1596-1656), capostipite della Linea Carignano. Dal matrimonio con Maria di Soissons nacque Eugenio Maurizio (1633-1673) che, a sua volta, sposò Olimpia Mancini, figlia di Giulia Mazarino, sorella del famoso Cardinale. Dalla loro unione nacquero ben otto figli, tra i quali Luigi Giulio ed Eugenio.

Luigi Giulio nacque a Tolosa il 2 maggio 1660, Eugenio a Parigi nel 1663. Ebbero un’infanzia e un’adolescenza tristi, contraddistinte dalla morte del padre, quando Luigi Giulio aveva 12 anni e dall’esilio della madre. I fratelli vennero allevati dalla nonna paterna, Maria di Borbone-Soissons, dal carattere estremamente autoritario. Eugenio fu destinato alla carriera ecclesiastica, tanto da essere soprannominato «le petit abbé de Savoy», ma ben diversa sarà la sua carriera. Luigi Giulio fu invece, fin da giovane, avviato alla carriera militare. Nel 1672 il cugino Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano gli suggerì di trasferirsi in Piemonte per servire il Ducato Sabaudo. Nel 1678 Vittorio Amedeo II lo nominò Luogotenente Generale della Provincia di Saluzzo, aveva solo 18 anni. Il massiccio avanzamento delle armate ottomane per la conquista d’Europa portò, dopo qualche anno, Luigi Giulio a servizio dell’Impero: nel 1682 gli venne affidato il comando di un reggimento di Dragoni. Luigi Giulio rimase ferito in una delle prime battaglie scatenate dai Turchi per conquistare Vienna. In seguito ad una caduta da cavallo, morì a Petronell da eroe, a soli 23 anni. Spirò dopo alcuni giorni di agonia, era il 13 luglio 1683.

 

La battaglia di Vienna

 

Quell’anno era cominciato con le manovre del poderoso esercito turco, obiettivo proprio Vienna, “capitale ipotetica” di una grande nazionale musulmana. L’esercito ottomano devastò al suo passaggio città e campagne, chiese e conventi, massacrando le popolazioni. Papa Innocenzo XI (beato Benedetto Odescalchi) da tempo agiva diplomaticamente per difendere la Cristianità; figura carismatica di quel tempo nella difesa dell’Europa cristiana il cappuccino beato Marco da Aviano (1631-1699), instancabile predicatore della crociata anti-turca.

Grazie alla mediazione papale, nel mese di marzo, Leopoldo I si era assicurato l’alleanza del re di Polonia Giovanni Sobieski (nell’immagine a sinistra: Jan Matejko, Sobieski manda al Papa il messaggio della vittoria). In aprile l’Imperatore mise il suo esercito, che comprendeva anche truppe bavaresi e della Sassonia, sotto il comando del duca Carlo di Lorena, suo cognato, ma le difese asburgiche in Ungheria furono aggirate e all’inizio di luglio i Turchi passarono il fiume Leitha. L’8 luglio l’Imperatore fuggì da Vienna, rifugiandosi a Linz. In quei giorni si consumò il sacrificio di Luigi Giulio.

Il 15 luglio i Turchi posero sotto assedio la città difesa da poco più di 10.000 uomini tra soldati e agenti della difesa civica. Abbandonando gli agi della corte parigina, Eugenio raggiunse la corte di Leopoldo I il 20 agosto. L’Imperatore, probabilmente pensando al valore dello sfortunato Luigi Giulio, accolse immediatamente il giovane fratello fra le fila del suo esercito. Mentre la situazione era ormai drammatica, finalmente, alla fine di agosto, si coalizzarono gli eserciti cristiani. All’alba del 12 settembre padre Marco da Aviano, dopo aver celebrato la Messa servita dal Re di Polonia, benedì l’esercito. A Kalhenberg 65.000 Cristiani affrontarono in battaglia 200.000 Ottomani, fino alla vittoria. Tra i Cristiani si contarono 2.000 perdite contro le oltre 20.000 del nemico. L’esercito ottomano fuggì, massacrando centinaia di prigionieri. Il giorno seguente Vienna fu libera. Eugenio si distinse in quei drammatici frangenti, divenendo uno dei protagonisti dell’evento.

Eugenio di Savoia diede così inizio a una gloriosa carriera militare e poi anche diplomatica, divenendo uno degli uomini più celebri d’Europa. Secondo alcuni storici fu proprio alla notizia della morte del fratello maggiore Luigi Giulio che decise di accorrere a Vienna. La vittoria del 1683 fu il punto di partenza per la controffensiva asburgica contro gli Ottomani, che portò in seguito alla liberazione di Ungheria, Transilvania e Croazia.

Luigi Giulio di Savoia per le sue benemerenze venne soprannominato il «Cavaliere di Savoia», le Chevalier de Savoie. Il principe Eugenio dispose che le sue spoglie, insieme a quelle del fratello Emanuele Filiberto (morto nel 1676), venissero sepolte nella chiesa di San Carlo a Torino, retta a quei tempi dai Padri Agostiniani. Lo ricorda una lapide dietro l’altare maggiore di una delle chiese più importanti del capoluogo piemontese, ma della memoria di Luigi Giulio di Savoia è difficile trovare traccia nei libri di storia.

 

Lapide dietro l’altare maggiore della chiesa San Carlo di Torino, in piazza San Carlo (Foto di Daniele Bolognini)

 

 

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